Ambiente

La Green economy che guarda al futuro

Il prossimo vertice Onu di Rio de Janeiro non sarà solamente il ventesimo compleanno dell’Earth Summit del 1992. Può essere un momento importante per fare chiarezza sulle reali intenzioni del mondo economico nel contribuire ad un vero cambio di rotta. Del resto la responsabilità sociale ed ambientale delle imprese si è sviluppata su percorsi lunghi e complessi, alcuni dei quali curati da veri e propri imprenditori illuminati. Dai riflettori della cronaca.

La prima redazione del documento finale verso il summit Rio+20 del prossimo giugno si è conclusa alla fine di gennaio. Il prossimo passo ufficiale sarà tra poco meno di un mese, nel marzo 2012, e i "Major groups", le lobby di interesse che stanno lavorando per contribuire alla stesura del documento stanno già esprimendo auspici e preoccupazioni.
In particolare il Business and Industry Major Group, che raccoglie gli interessi delle grandi imprese e della Green economy formato globale, sottolinea come "il settore privato debba essere attivamente coinvolto nel colmare i gap che hanno ostacolato il raggiungimento di uno sviluppo più sostenibile" e quindi la possibilità di migliorare gli attuali processi produttivi, come l’aumento dell’efficienza o una maggiore attenzione sul ciclo di vita dei prodotti, è considerata "tanto importante quando il lancio di nuovi prodotti, di nuovi servizi e tecnologie".
Un protagonismo, quello delle aziende, che aveva fatto già notevoli passi avanti nel 1992 durante il primo summit sul Ambiente e Sviluppo, quando decisero di porre al centro della loro azione la responsabilità sociale ed ambientale delle imprese e il loro possibile contributo ad uno sviluppo sostenibile. Il tutto racchiuso in pubblicazioni e documenti, tra cui la "Declaration of the Business Council for Sustainable Development", dove si evidenziava come "le imprese giocheranno un ruolo vitale per la salute del pianeta nel futuro. Come Business leader siamo impegnati per uno sviluppo sostenibile, per soddisfare i bisogni del presente senza compromettere il benessere delle future generazioni". "Questo concetto", continuava la Dichiarazione "riconosce che la crescita economica e la protezione ambientale sono inestricabilmente legati e che la qualità della vita nel presente e nel futuro si basa sul riconoscimento dei bisogni umani fondamentali senza distruggere l’ambiente da cui dipendono tutte le forme di vita". Per questo sono necessarie "nuove forme di cooperazione tra Governi, imprese e società civile".
Questa fu la base di Rio 1992 e questo sarà il punto di partenza di Rio+20. Green economy come un nuovo modello di sviluppo dove le imprese responsabili giocheranno un ruolo sempre più importante.
Come del resto veniva riconosciuto, solo che 10 anni fa, nel libro "Walking the talk. The business Case for Sustainable Development" dove gli autori mostravano come comportamenti responsabili delle imprese (come Shell, la Basf o Norsk Hydro) potessero rappresentare un esempio per il futuro. Quel libro fu una sorta di manifesto soprattutto per il Business Council for Sustainable Development (BCSD) che coinvolgeva imprese come  ABB, ALCOA, Chevron, Ciba Geigy, Dow, DuPont, Mitsubishi, Nippon Steel, Nissan, Shell e Volkswagen.
Un passo importante, che permise al fondatore del BCSD e futuro autore del libro "Walking the talk" di diventare consulente per UNCED (UN Conference on Environment and Development) proprio per il primo Earth Summit di Rio del 1992.
Quell’imprenditore illuminato, che con la pubblicazione di "Walking the talk" e con il lancio del BCSD ha segnato la strada delle imprese verso una coerente responsabilità sociale ed ambientale nel solco di Rio de Janeiro, si chiama Stephan Schmidheiny. Ed è stato condannato pochi giorni fa a 16 anni assieme al barone belga Louis Cartier per il processo Eternit per disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche. Per loro il giudice dopo aver disposto la condanna a 16 anni ha anche deciso l’interdizione dai pubblici uffici.
Chissà cosa rimane dell’eredità di Schmidheiny, nel bene e nel male, nell’approccio che la Business community ha verso lo sviluppo sostenibile e la Green economy. Rio+20 potrebbe essere l’occasione per scoprirlo.

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