Diritti / Opinioni

La chiarezza intellettuale illumina il buio del virus

Il nemico di fronte non è solo Covid-19 ma anche il modello in cui si è diffuso. Resistiamo, ma pensiamo fin da subito a costruire il “dopo”. La rubrica del prof. Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 225 — Aprile 2020
© Pixabay

Covid-19 ha svuotato le città e tutti noi. Ha ridotto le libertà. Ci ha chiuso in casa. Esposto a rischi. Sbattuto in faccia la paura. Una sequenza buia da giorni di guerra. Non vediamo l’ora che finisca e nel presente ringraziamo ogni tipo di eroe che resiste dando speranza. Alberta ad Adria ha inventato le visite virtuali al museo archeologico che dirige (#unsaccodistoria) per non fermare la bellezza. Giacomo, Fabrizio, Susanna, il Rettore e tanti del mio Politecnico (pure in altri atenei) si sono spesi per darci una super-teledidattica per stare in diretta con gli studenti, perché imparare è sempre un’esperienza e non un download. Le centinaia di medici e infermieri sono orgoglio del Paese. I ragazzi di Benevento con la loro tammurriata scaccia-Covid. Ognuno a modo suo, eroe di un’Italia che rantola ma non muore. Sapere delle loro resistenze ci ha reso fieri. Ma quando sei in guerra ho capito che hai il chiodo fisso per il dopo. Le resistenze eroiche sono bellissime ed è giusto così, ma il pensiero del dopo è potente: non ti molla. Pensi a come intrecciare tutte quelle resistenze e quegli eroi con il futuro che verrà. E qui torna, implacabile, quella vecchia verità di Bertold Brecht: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Già perchè tutto il male che ci è piovuto addosso non può essere qui solo a ricordarci la nostra abilità a uscire dalle situazioni peggiori, dalle emergenze.

Va bene. Bello. Grazie Presidente, ma io sono stanco di sapermi forte in un Paese che è diventato forte solo nelle emergenze ed è rimasto troppo incauto, stolto ed egoista nella normalità. Siamo usciti mille volte dalle disgrazie e tremila volte ci siamo ricascati. Mi sa che c’è altro da imparare. Pesco allora nel bagaglio prezioso che è sempre la nostra Resistenza al fascismo, che fu una dura scuola di verità, con atti di coraggio morale da un lato e -attenzione- un gran lavoro di chiarezza intellettuale dall’altro, come diceva Norberto Bobbio. Fare chiarezza intellettuale in questo buio: ecco la chiave che cercavo. Quel lavoro intellettuale ci diede le ragioni forti per cambiare strada senza esitazioni e ci vaccinò contro il virus indecente del fascismo. Questo ricordiamo il 25 aprile. Non fu una resistenza che ci riconsegnò al “come era prima”: i suoi eroi non ricevettero una medaglia e ciao. Furono eroi dopo la Resistenza: scrissero la Costituzione. Anche in questa guerra abbiamo bisogno di fare chiarezza intellettuale per costruire un nuovo dopo. Ad esempio, questa improvvisa obbedienza dei politici agli scienziati vogliamo diventi un nuovo modo di governare, dove l’alleanza tra scienza e politica non si accende solo con l’emergenza.

19&25: 19 è il numero di questo maledetto Covid. 25 è il giorno di aprile quando ricordiamo la Resistenza, assieme al lavoro culturale che fu fatto e che ci vaccinò contro il fascismo. Ci sono similitudini?

Perché, diciamocelo, quando c’è da ascoltare gli scienziati sul cambiamento climatico, sul consumo di suolo, sull’inquinamento dell’aria (in Italia uccide 223 persone al giorno; J. Lelieveld, 2020), sul glifosato cancerogeno, la politica respinge la scienza. Chiarezza intellettuale vuol dire che il nemico vero non è Covid-19, ma il modello di sviluppo in cui è stato concepito, allevato, dove ha trovato facile diffusione. Questa guerra e le sue resistenze possono darci modo di prendere coscienza che è il modello di sviluppo il problema. La resistenza di oggi può divenire manifesto di cambiamento di domani a condizione che facciamo ora quel prezioso lavoro di chiarezza intellettuale (e politica). “Popoli civili si diventa non coi gesti magniloquenti nei giorni di festa ma col duro lavoro dei giorni feriali”, sempre Bobbio.  Non torniamo al punto di partenza.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “100 parole per salvare il suolo” (Altreconomia, 2018)

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