Ambiente / Opinioni

L’inquinamento atmosferico e gli effetti del Covid-19

L’inquinamento ha direttamente contribuito a favorire il contagio? Ha peggiorato le conseguenze dell’esposizione al virus? Contenerlo può modificare il corso della epidemia? L’intervento di Paolo Crosignani, già Direttore dell’unità di Epidemiologia ambientale dell’Istituto tumori di Milano, e Alessandro Miani, professore di Prevenzione ambientale, Società italiana di medicina ambientale

La città di Milano

Nel 2003 un team di ricercatori cinesi pubblica uno studio ecologico basato sulla epidemia di Sindrome Respiratoria Acuta Severa (SARS) del 2002 (1). I ricercatori notano come nelle regioni a maggiore inquinamento, la mortalità per (SARS), data da un virus simile a COVID-19, fosse più elevata. L’inquinamento era misurato con un indice che teneva conto di vari inquinanti: particolato, ossidi di zolfo ed ossidi di azoto, ozono e monossido di carbonio. Rispetto alle zone meno inquinate la mortalità era superiore del 84% nelle regioni ad inquinamento intermedio e del 118% nelle regioni a forte inquinamento.

Il lavoro conclude che, pur trattandosi di uno studio ecologico in cui altri determinanti potrebbero spiegare questa associazione, il fatto che l’inquinamento atmosferico sia in relazione con la prognosi di SARS potrebbe essere indice di una azione diretta dell’inquinamento sugli effetti del virus.

Nel 2010 viene pubblicato uno studio (2) che dimostra come le concentrazioni ambientali del virus dell’influenza aviaria H5N1 fossero maggiori durante le giornate di vento forte rispetto alle altre. Questo studio indica come il particolato atmosferico possa fungere da vettore per questi tipi di virus.

Nel 2017 uno studio su 21 città cinesi (3) ha mostrato una relazione tra i livelli giornalieri di particolato pm2.5 ed il rischio di morbillo. Anche se l’entità dell’aumento di rischio non era importante (per ogni incremento di 10 ug/m3 i casi aumentavano dell’1%) l’associazione è comunque statisticamente significativa. L’alta umidità, la forza del vento e l’alta temperatura erano fattori favorenti il contagio.

Infine nel 2017 una revisione sistematica degli articoli sui determinanti della mortalità da virus A (H1N1)pdm09 (4) riscontra come il particolato spieghi, a parità di altri fattori, il 4% della differente mortalità tra paesi.

In questo quadro è interessante il recente “Position Paper” prodotto dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (5). L’unità di osservazione sono le province italiane per le quali il lavoro mette in relazione la proporzione del numero di superamenti per il PM10 delle centraline di ciascuna provincia rispetto al numero totale delle centraline, con il numero di casi infetti da COVID-19 come riportati dal sito della Protezione Civile occorsi dopo 14 giorni rispetto al periodo considerato per i superamenti delle centraline. La relazione si rivela molto forte con un coefficiente di correlazione R2 pari a 0.98.

I ricercatori notano anche come la curva dei contagi in Lombardia subisca importanti accelerazioni proprio in coincidenza dei picchi di inquinamento atmosferico nella stessa regione.

Se la relazione spaziale tra i livelli di particolato ed il numero di casi infetti può trovare spiegazione nella associazione con altri fattori, molto più difficile è spiegare con fattori diversi la relazione temporale tra l’occorrenza di episodi di forte inquinamento ed il successivo incremento dei contagi. Non hanno quindi molto senso le recenti critiche di un gruppo italiano che si occupa di aerosol (5) che classifica come “ingiustificata” la “proposta di misure restrittive di contenimento dell’inquinamento come mezzo per combattere il contagio”.

Mentre rimane non dimostrato ma molto plausibile un ruolo diretto dell’inquinamento  nel favorire il contagio, lo studio indica comunque che l’inquinamento atmosferico costituisce un fattore plausibile nel peggiorare le conseguenze della esposizione al virus, sia in modo diretto come “carrier” sia in modo indiretto come “amplificatore” degli effetti sul polmone del virus. Come è noto importanti sono gli effetti anche a breve termine dell’inquinamento atmosferico (6), e i decessi in eccesso non sono una semplice anticipazione di eventi che sarebbero comunque occorsi (7). Rimane quindi solida la raccomandazione SIMA di agire anche sull’inquinamento atmosferico per limitare gli effetti del COVID-19, anche se gli effetti attesi di tale misura, come indicato dalla letteratura citata, non saranno di entità tale da modificare in modo sostanziale il corso della epidemia.

Paolo Crosignani, già direttore della Unità di Epidemiologia ambientale, Istituto tumori, Milano

Alessandro Miani, professore aggregato di Prevenzione ambientale presso il CdL in Scienze e Politiche Ambientali (SEPE), Società Italiana di Medicina Ambientale


Bibliografia

(1) Cui, Y., Zhang, Z., Froines, J. et al. 2003. Air pollution and case fatality of SARS in the People’s Republic of China: an ecologic study. Environ Health 2, 15. https://doi.org/10.1186/1476-069X-2-15

(2) Chen P-S., et al., 2010 “Ambient Influenza and Avian Influenza Virus during Dust Storm Days and Background Days” Environmental Health Perspectives, 118, 9

(3) Peng L., et al., 2020 “The effects of air pollution and meteorological factors on measles cases in Lanzhou, China” Environmental Science and Pollution Research https://doi.org/10.1007/s11356-020-07903-4

(4) Morales KF, Paget J, Spreeuwenberg P 2017. Possible explanations for why some countries were harder hit by the pandemic influenza virus in 2009 – a global mortality impact modeling study BMC Infectious Diseases (2017) 17:642. DOI 10.1186/s12879-017-2730-0

(4) http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/03/COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l%E2%80%99effetto-dell%E2%80%99inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf, consultato il 27.3.2020.

(5) http://www.iasaerosol.it/attachments/article/96/Nota_Informativa_IAS.pdf, consultato il 28.3.2020.

(6) Biggeri A, Bellini P, Terracini B. 2004. Metanalisi italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico 1996-2002. Epidemiologia e Prevenzione, Vol 25: 1-72.

(7) Schwartz J., 2001 “Is there harvesting in the association of airborne particles with daily deaths and hospital admissions?”, Epidemiology, 12(1):55-61

© riproduzione riservata

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia