Ambiente / Attualità

In Italia è ancora sospesa la raccolta differenziata per chi è in quarantena. Senza motivo

Due anni fa diversi Paesi europei hanno sospeso la raccolta differenziata per le persone sottoposte a quarantena e isolamento causa Covid-19. A oggi l’Italia è l’unica ad aver mantenuto quelle direttive. Eco dalle Città scrive all’Istituto superiore di sanità per chiedere la modifica delle indicazioni

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Sono trascorsi due anni da quando diversi Paesi dell’Unione europea hanno sospeso la raccolta differenziata per le persone sottoposte a quarantena e isolamento causa Covid-19. Ora le cose sono cambiate, la curva pandemica presenta molte differenze rispetto ad allora ma mentre gli Stati membri hanno aggiornato le proprie linee guida in merito alla gestione dei rifiuti domestici, l’Italia è l’unico Paese ad aver mantenuto le stesse direttive di allora.

Così in Germania e in Austria si è tornati da tempo alla gestione dei rifiuti pre-Covid-19. In Belgio i cittadini sono invitati a conferire i rifiuti riciclabili al termine dell’isolamento domiciliare. In Italia, invece, chi è positivo al SARS-CoV-2 e si trova isolato in casa è invitato a buttare tutti i propri rifiuti nell’indifferenziato, inibendo così la crescita del tasso di raccolta. Secondo l’Ispra, infatti, nel 2020 la raccolta differenziata è cresciuta in media dell’1,8%. Nel 2019 la crescita era stata del 3,1%.

Oltre a ridurre il tasso di crescita della raccolta differenziata, questa atipica “stortura” ha generato un pesante carico nei confronti delle Asl, perché in diverse Regioni, come in Sicilia, i rifiuti raccolti da persone isolate vengono trattati come rifiuti ospedalieri.

Su questo tema si sono concentrati gli sforzi di Eco dalle Città, associazione torinese che gestisce l’omonima testata online, diretta da Paolo Hutter. “Le indicazioni della Commissione europea sono chiare -spiega Hutter-: un sacchetto apposito per fazzoletti e mascherine da inserire in quello dei rifiuti indifferenziati, ma la raccolta differenziata dei rifiuti domestici deve proseguire”. Invece in Italia le linee guida dell’Istituto superiore di sanità ancora in vigore hanno istituito una gestione separata della raccolta domiciliare ai positivi, impostandola come raccolta di rifiuti ospedalieri. Dove questo non fosse stato possibile, l’Iss dava disposizione di non differenziare i rifiuti, mettendoli tutti in uno stesso sacco doppio.

L’11 gennaio di quest’anno Eco dalle Città ha scritto una lettera all’Iss chiedendo di aggiornare le disposizioni in materia di gestione dei rifiuti domestici, seguendo le indicazioni europee. Inoltre la testata ha contattato diverse aziende che gestiscono la raccolta dei rifiuti per chiedere come ci si debba comportare durante l’isolamento cautelativo. Le risposte pervenute -da Parma, Venezia, Trieste, Padova e altre città- vanno tutte nella stessa direzione: non differenziare i rifiuti.

“A Palermo -continua Hutter -si sono imbarcati nell’impresa di far ritirare i rifiuti dei positivi da una ditta specializzata in rifiuti ospedalieri”. Di fatto la Regione ha scaricato sui Comuni l’onere di commissionare dei servizi aggiuntivi di raccolta, ma questi non riuscendo di fatto a sostenerli hanno passato a loro volta la palla alle Asl, cioè nuovamente alla Regione. “Nessuno ha provato a mettere in discussione la premessa: e cioè che i rifiuti dei contagiati da Covid-19 raccolti in maniera ‘normalmente’ differenziata possano contagiare qualcuno. Un recente rapporto dell’Inail ha classificato la casistica dei contagi sui luoghi di lavoro e la gestione dei rifiuti non viene neanche citata. Da questo punto di vista infatti è sicura, perché da sempre oggetto di particolare attenzione. Inoltre la tempistica del conferimento e del ritiro dei rifiuti costituisce, di per sé, una quarantena rispetto al già bassissimo rischio di infettarsi da parte degli operatori ecologici”.

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