Economia / Opinioni

Il valore delle assicurazioni solidali in un mercato che abusa della parola “sostenibilità”

Il settore delle assicurazioni è tra i pilastri dell’economia e della finanza globale. Vive condizioni di favore che ne garantiscono redditività anche quando altri comparti vicini soffrono, è dominato dalle compagnie dei Paesi ricchi ed è ancora molto lontano dalla piena consapevolezza del proprio ruolo. La fondamentale esperienza di Caes

© Shane Rounce - Unsplash

Il mercato delle assicurazioni muove annualmente nel mondo -in termini di premi lordi incassati- oltre 5mila miliardi di dollari, pari a circa l’8% del Prodotto interno lordo (Pil) globale. Dei premi raccolti, il 30% è riconducibile al ramo vita. L’attivo complessivamente detenuto dalle compagnie assicurative a livello mondiale, in virtù dei premi ogni anno raccolti, che alimentano uno stock di risorse investite per la copertura dei rischi futuri, è stimato attorno ai 40mila miliardi di dollari, corrispondenti a circa il 60% del Pil mondiale. Le imprese assicurative statunitensi dominano il mercato mondiale, detenendone il 56,2%, seguite a lunga distanza da quelle giapponesi (7,4%), inglesi (7,3%), tedesche (7%) e francesi (5,8%). Alle compagnie italiane è riconducibile una quota pari al 3%. In Italia le compagnie straniere controllano una fetta pari al 36% del mercato nazionale. In totale, nel nostro Paese, operano un centinaio di imprese di assicurazione nazionali e sono autorizzati quasi 250mila intermediari di assicurazione, tra agenti, broker e altre forme.

Quello delle assicurazioni è un settore ancora molto redditizio, in generale nel mondo e in particolare in Italia: il tasso di profitto rapportato al capitale proprio (Roe) delle compagnie italiane si è attestato, a fine 2020, vicino al 12%, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Il contributo dei due tradizionali rami -vita e danni- è stato però opposto: mentre i profitti del vita sono calati del 20%, quelli del ramo danni sono cresciuti del 45%, grazie soprattutto al comparto della Responsabilità civile auto.

Si tratta di valori che riflettono la contingenza della pandemia e gli effetti dei lockdown, nonché l’asimmetria temporale tra il calcolo dei premi da parte delle compagnie e la stima corretta dei rischi: nel 2020 i premi del ramo auto sono scesi del 5,5%, ma gli oneri dei sinistri sono calati del 20%. Un bel “surplus da pandemia” per le compagnie assicurative. Gli enti di vigilanza nazionali e internazionali -come l’Ivass per l’Italia- hanno sollecitato le compagnie a riallineare stime e premi verso una più equa ripartizione dei rischi, a vantaggio dei clienti. Non risulta che molte lo abbiano fatto.

C’è poi un’ulteriore specificità italiana in questo andamento: il ramo danni nel nostro Paese è fortemente sbilanciato sul comparto auto, mentre ancora persiste un basso livello di copertura assicurativa per gli altri rischi di persone e imprese. L’Italia è, infatti, al settimo posto tra le economie avanzate per rilevanza del settore vita rispetto al Pil, ma solo al 24esimo per i premi danni. Se ne deduce la necessità di aumentare la consapevolezza di tutti verso i benefici delle coperture assicurative, da un lato contribuendo alla crescita dell’alfabetizzazione finanziaria (e assicurativa), dall’altro vigilando sui comportamenti delle compagnie, perché non ledano il rapporto di fiducia con gli assicurati, spesso alla base delle generale diffidenza verso le proposte di copertura.

Il tema è tanto più cruciale ora che, anche nel comparto assicurativo, è prepotentemente entrato il tema della sostenibilità. E pure in questo ambito, come in quello bancario o industriale, si registrano luci e ombre rispetto a come le imprese interpretano la sostenibilità, abbracciando più o meno convintamente le nuove istanze regolamentari, che riflettono le richieste delle forze politiche e della società civile. Con riferimento alle scelte di investimento, il 60% delle imprese assicurative dichiara di aver adottato politiche “green” nella selezione dei titoli e degli strumenti verso cui indirizzare le proprie risorse. Il 59% dichiara di integrare i criteri Esg nelle stesse scelte di investimento (relativi ad ambiente, società e qualità della governance delle imprese). Solo il 36%, però, evita di investire nelle società “non sostenibili” e ancor meno, il 29%, di essere disponibile a disinvestire da quelle già in portafoglio. E poi c’è un 21% di imprese che dichiara di non fare nulla per la sostenibilità.

Articolato anche l’approccio rispetto ai clienti. Solo il 27% si dichiara pronto a non coprire i rischi di clienti “non sostenibili”. Mentre sale al 45% la quota di compagnie assicurative che integra i criteri Esg nella fase di sottoscrizione delle polizze. Un 30% ha stabilito condizioni di favore verso chi assume comportamenti o mette in atto iniziative di sostenibilità. Ma più di un terzo delle compagnie dichiara di non fare nulla rispetto a questi temi nella relazione con i clienti.

Insomma, il mercato delle assicurazioni è uno dei pilastri dell’economia e della finanza globale. Vive condizioni di favore che ne garantiscono redditività anche quando altri settori vicini soffrono (il caso delle banche). È ampiamente dominato dalle compagnie residenti nelle aree economiche avanzate (Stati Uniti, Giappone, Europa). Nelle pratiche di sostenibilità appare ampiamente lontano da una piena consapevolezza del proprio ruolo sociale e per la transizione energetica.

Non dovrebbe servire altro a spiegare perché l’esperienza di Caes, il Consorzio assicurativo etico solidale, sia tanto importante. E perché risultano così preziosi i numeri e le informazioni contenuti nel Bilancio sociale 2021 del consorzio. Eppure è bene mettere a fuoco alcuni pilastri del successo di Caes: l’attenzione al cliente, che va oltre il concetto di soddisfazione e declina quello di “equità”; l’idea di mutualità effettiva e allargata che è intrinseca nelle proposte e nei risultati di EtiCar; la concezione del valore sociale, inteso come impatto non solo economico, sulle comunità con le quali si lavora e si interagisce. Tutti aspetti che il Bilancio sociale racconta, misura, quando possibile traduce in valore monetario, al solo fine di aiutarne la comparazione con il bilancio economico e le altre voci di costo e ricavo. Aiutando ciascuno di noi, clienti, soci e amici di Caes, ad avere piena contezza dell’impatto che l’approccio solidale alle assicurazioni produce sulle nostre società e comunità. E che Caes ogni giorno trasforma da vacua astrazione a concreta pratica.

Alessandro Messina è nato a Roma nel 1969. Di formazione economico-finanziaria, si occupa da 25 anni di banche, terzo settore e politiche pubbliche per lo sviluppo, alemessina.blogspot.com

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