Economia / Attualità

Il pieno di benzina a Livigno e il presunto “cartello” tra i distributori

Da almeno dieci anni i benzinai del Comune di Livigno, già avvantaggiati dallo stato di zona extra-doganale dal 1910, avrebbero concordato i prezzi dei propri carburanti in modo da garantirsi un vantaggio sleale. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha aperto un’istruttoria a fine marzo

Una vista di Livigno © Viviana Rishe - Unsplash

A fine marzo di quest’anno l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha avviato un’istruttoria per accertare l’esistenza di un presunto “cartello” tra 13 distributori di benzina in mano a 12 diversi operatori nel Comune di Livigno (Sondrio), zona extra-doganale in regime di agevolazione fiscale su tutti i generi sottoposti ad accisa, inclusi appunto i carburanti. L’intesa costituirebbe una violazione della concorrenza. Dal 2012 infatti i distributori avrebbero applicato tutti lo stesso prezzo sia per la benzina sia per il gasolio nonostante in molti casi risultino affiliati a marchi petroliferi distinti.

Sarebbero state inoltre trovate “evidenze”, sotto forma di corrispondenze via mail, che suggeriscono l’esistenza di un accordo tra gli operatori e l’ex capo dell’ufficio Tributi del Comune di Livigno per pianificare le variazioni dei prezzi. L’istruttoria intende verificare, oltre all’esistenza dell’accordo, se i prezzi dei carburanti a causa del presunto cartello siano aumentati più di quanto ci si sarebbe potuti attendere in presenza di una “libera concorrenza” tra operatori e quanto questo abbia danneggiato i consumatori finali. Per raccogliere eventuali prove il 5 aprile 2022 i funzionari dell’Agcm, con il supporto del Nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza, hanno svolto delle ispezioni presso le sedi di alcune delle aziende coinvolte.

Un passo indietro. Il Comune di Livigno gode dello status di zona extra-doganale dal 1910 e come tale ha diritto a un’esenzione sulla normale tassazione per i prodotti venduti al suo interno. In particolare il prezzo dei carburanti non è influenzato dalla “normale” fiscalità, non essendo soggetto a Iva e accise, e risulta di conseguenza inferiore a quello applicato nel resto del Paese. Oltre al costo di partenza, l’unica componente aggiuntiva è rappresentata da “diritti speciali” pari a 0,25 euro su ogni litro di benzina e 0,155 su ogni litro di gasolio. 

Le aziende sotto la lente sono la Cus.Car. Srl (a marchio Q8), Tre.Car. Srl (Q8), Ges.Car. SAS (Eni-Agip), Cu.Ba. Srl (Agip), Fibo Srl, C-Energia Srl (Eni-Agip), Market S-Anton SAS (Ip), G.M.F. Srl (Ip in precedenza TotalErg), Bondi Carburanti (Ip in precedenza TotalErg), Silroc Srl (Q8) e Global Service Srl (Q8). Di queste, cinque (Cuscar, Trecar Gescar, Cube e Fibo) risultano peraltro controllate dalle stesse persone. 

Una prima segnalazione è stata sporta all’Agcm il 10 dicembre 2021 da parte della Guardia di finanza. A seguito di una serie di azioni di polizia amministrativa i finanzieri avevano infatti notato anomalie nel costo della benzina nei distributori di Livigno. Nonostante le pompe appartenessero ad aziende diverse o fossero affiliate a differenti compagnie petrolifere, queste esponevano lo stesso costo per i loro carburanti. L’Agcm ha quindi approfondito la segnalazione tramite la banca dati del ministero dello Sviluppo economico (Mise) potendo così ricostruire l’andamento dei prezzi dei carburanti applicati dai distributori coinvolti esaminando circa 3.000 rilevazioni di prezzo a partire dal 2014 fino al gennaio 2022. Dalla ricerca è emerso come, nonostante l’elevata volatilità nel tempo del costo della benzina, i distributori abbiano mantenuto esattamente lo stesso prezzo.

Tratto dal provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato

I sospetti su un eventuale accodo sono aumentati quando la Guardia di finanza ha consegnato nel dicembre 2021 all’Agcm una serie di mail ottenute durante una precedente operazione indipendente dall’indagine sul prezzo del carburante. Le mail erano state inviate come detto dall’ex capo dell’ufficio Tributi del Comune di Livigno ad almeno otto delle società sotto istruttoria. Nei messaggi sarebbe stato comunicato il prezzo dei carburanti (sia diesel sia benzina) da applicare e le variazioni rispetto alla notifica precedente. I messaggi sarebbero state inviati con cadenza settimanale dal 2012 fino al 2019 e, oltre a rappresentare un importante indizio sull’esistenza del presunto accordo tra le aziende, suggeriscono anche che il cartello possa avere avuto origine due anni prima di quanto stabilito dalle analisi delle banche dati del Mise.

Secondo l’Antitrust due distributori di carburanti risultano in concorrenza tra di loro se la distanza che li separa è inferiore ai 20 chilometri di percorrenza stradale. Nel caso delle strutture esaminate queste risultano concentrate nel Comune di Livigno e quindi sulla carta potenzialmente concorrenti. Tuttavia, sempre secondo l’Agcm, il raggio di influenza esercitata dai distributori sotto indagine potrebbe essere molto più ampio. “I distributori di Livigno, in ragione del favorevole regime fiscale di cui godono, potrebbero rappresentare un vincolo competitivo anche per rivenditori distanti più di venti chilometri che sono gravati da maggiori oneri fiscali -si legge nel provvedimento pubblicato dall’Autorità-. Oltre a questo vanno considerati i numerosi visitatori che frequentano la zona sia per normale turismo sia a causa delle agevolazioni fiscali”. L’Agcm conclude sostenendo che il presunto accordo potrebbe essere ancora attivo in quanto. Il giorno dell’avvio dell’istruttoria, il 29 marzo 2022, era infatti “tuttora rilevabile un perfetto parallelismo tra le decisioni di prezzo degli operatori segnalati”. Il procedimento dovrà concludersi il 30 giugno 2023.

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