Diritti / Opinioni

Il diritto alla salute prima, durante e dopo il Coronavirus

I figli dissennati dei padri costituenti hanno lavorato per affossare il Servizio sanitario nazionale. Un errore fatale. La rubrica di Nicoletta Dentico

Tratto da Altreconomia 225 — Aprile 2020
© Daniel Foster - Flickr

Ce ne stiamo rendendo conto in queste settimane grazie al Coronavirus. Forse per la prima volta ci confrontiamo davvero con questa importante verità che riguarda la salute. Da sempre la salute offre una lente molto attendibile per osservare la società in cui viviamo, un punto di vista inequivocabile per misurare la temperatura del nostro senso di cittadinanza individuale e collettiva nelle comunità che abitiamo. Nella polis la salute demarca la sconfinata prateria della civiltà per tutti; dunque è questione che abbraccia molte più sfaccettature della pur indispensabile medicina o delle pur essenziali prestazioni sanitarie. La salute è un territorio di impegno non solo tecnico (come stiamo vedendo) che richiede una capacità di sguardo ampia, a lunga gittata, da parte della società e della politica. Sulle condizioni di accesso alla salute per tutti poggia il senso di sicurezza delle persone, la certezza di protezione rispetto agli eventi che sempre possono intervenire nella vita, a ciascuna persona, a prescindere dal suo stato sociale. Questa aspirazione a garantire il benessere generale e le migliori condizioni di convivenza è la forma più alta e matura del patto sociale tra l’individuo e lo Stato. È anche l’arco che scaglia la freccia della responsabilità, il desiderio di cooperazione con gli altri, infine l’empatia. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, lo intuirono i politici alle prese con tre anni di negoziato per formulare i principi e la definizione internazionale di salute inscritti nella Costituzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Negli stessi anni (1946-1948), anche i padri e le madri della Costituzione italiana compresero il fondamentale valore politico della salute quando, con un’eccezione che ha fatto scuola nel mondo, estesero questo diritto non solo alle persone “cittadine” ma a tutti gli individui (articolo 32). Sì. Non serve essere titolari di una cittadinanza per esigere salute. Basta essere venuti al mondo. Basta vivere. E infatti il diritto alla salute, se ci pensate bene, è diritto alla vita.

275: In Italia i posti letto per i casi di cure intensive e il trattamento di casi di emergenza  sono stati più che dimezzati tra il 1997 e il 2015: un taglio del 51%. Da 575 ogni 100.000 abitanti a 275. Fonte: Organizzazione mondiale della Sanità

Ho scelto di associare il tema della salute alla metafora del caleidoscopio perché vorrei da subito indicare un senso -direzione e significato- alle riflessioni di questa rubrica. In Italia, abbiamo subìto per anni narrazioni malate sulla salute da parte della stampa e della politica. Ad arte la storia della malasanità, così prossima al concetto della malavita, è stata somministrata come unica scelta editoriale che ha inquinato la percezione della società e preparato la strada alla transizione dal comparto sanitario pubblico al privato, in nome dei vincoli di spesa, con la scusa che “la sanità ci costa troppo, non possiamo più permettercela”. I figli dissennati dei costituenti -la classe dirigente degli ultimi decenni, senza distinzioni di colore politico- hanno lavorato alacremente per affossare il Sistema sanitario nazionale del 1978, il bene comune più prezioso del Paese, cui dobbiamo avanzamento economico e durata di vita degli italiani. La spinta alla privatizzazione della salute è una tendenza mondiale, sia chiaro, e oggi viene promossa in nome della sostenibilità. Ma basterà girare il caleidoscopio verso questo fenomeno per rendere visibili, numeri alla mano, nuove letture sugli interessi in campo contro la salute come diritto.

Muoveremo il caleidoscopio poi per parlare di cibo, ambiente, lavoro. E attraverso le politiche sociali e fiscali nel mondo, vedremo comparire la salute nelle sue sfaccettate implicazioni. Come diritto violato. Come dilemma della politica, in tensione con altri diritti. È di questi giorni il dibattito tra salute ed economia. Ne vedremo delle belle.

Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici Senza Frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development.

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