Economia / Attualità

Il “costo” dell’emergenza climatica: nel 2021 danni per 170 miliardi di dollari

L’organizzazione inglese Christian Aid ha stimato il valore economico dei dieci eventi climatici più devastanti del 2021. Il ciclone Ida ha provocato danni negli Usa per 65 miliardi di dollari; 43 miliardi le esondazioni avvenute in Europa la scorsa estate. Se non ci sarà una riduzione delle emissioni “è probabile che questo tipo di catastrofi peggiori”

Un intervento di soccorso della Guardia nazionale della Louisiana a seguito delle esondazioni causate dall'uragano Ida © Louisiana National Guard, via flickr

L’uragano Ida, che a fine agosto 2021 ha devastato i Caraibi e il Nord-Est degli Stati Uniti provocando la morte di almeno 95 persone, ha causato danni per 65 miliardi di dollari. Poco meno di un mese prima, violente piogge nel cuore dell’Europa avevano mietuto 240 vittime tra Germania, Belgio, Francia e Lussemburgo oltre a danni per 43 miliardi di dollari. Una tempesta invernale che ha colpito il Texas (negli Stati Uniti) a gennaio 2021 invece ha causato un grave blackout elettrico che ha provocato oltre 200 vittime e danni per 23 miliardi di dollari.

Queste stime sono state elaborate dall’organizzazione inglese Christian Aid che nel reportCounting the cost 2021” ha provato a calcolare il valore dei danni causati dai dieci eventi climatici più catastrofici del 2021: circa 170 miliardi di dollari. Oltre ai dieci selezionati, per cui è stato possibile valutare l’impatto economico, il report analizza anche altri cinque eventi climatici che, sebbene abbiano avuto un costo economico inferiore o difficilmente valutabile, hanno causato “impatti umani devastanti come la siccità in Africa e America Latina, e le esondazioni in Sud Sudan”. A meno che il mondo non agisca rapidamente per ridurre le emissioni, “è probabile che questo tipo di catastrofi peggiori”, avvertono gli autori del report.

“I costi del cambiamento climatico nel 2021 sono stati severi. Sia in termini di perdite economiche sia per quanto riguarda il numero di vittime e di sfollati in diverse zone del mondo -spiega Kat Kramer, autore dello studio e climate policy lead di Christian Aid-. Che si tratti di tempeste e inondazioni in alcuni dei Paesi più ricchi del mondo, o di siccità in alcuni di quelli più poveri, la crisi climatica ha colpito duramente nel 2021. Durante la Cop26 di Glasgow sono stati fatti alcuni progressi, ma è evidente che non siamo sulla buona strada per garantire un futuro sicuro e prospero”.

Alcuni degli eventi citati nel rapporto dell’organizzazione hanno trovato ampio spazio nelle cronache dei quotidiani e ai telegiornali. A partire dalla tempesta invernale che nel febbraio 2021 ha colpito il Texas lasciando circa cinque milioni di persone senza corrente elettrica e, di conseguenza, nell’impossibilità di riscaldare le proprie abitazioni. Come detto la tempesta ha provocato più di 200 morti mentre le perdite sono state calcolate in 23 miliardi di dollari “ma l’impatto economico totale potrebbe raggiungere i 200 miliardi”, si legge nel report. Nel corso del mese di marzo dello scorso anno vaste regioni dell’Australia orientale sono state colpite da abbondanti piogge ed esondazioni che hanno causato due vittime, 18mila sfollati e danni per 2,1 miliardi di dollari. “Secondo un recente studio -continua il report– condizioni atmosferiche simili a quelle che hanno causato le esondazioni in Australia diventeranno fino all’80% più probabili entro la fine del secolo se non ci sarà una riduzione delle emissioni di anidride carbonica sufficiente a mantenere l’aumento delle temperature entro le soglie previste dagli accordi di Parigi”.

Anche l’Europa è stata duramente colpita: tra il 12 e il 15 luglio 2021 le piogge torrenziali che hanno investito Germania, Belgio, Francia e Lussemburgo (fino a 90 millimetri di pioggia in 24 ore) hanno provocato l’esondazione di diversi fiumi causando danni per oltre 43 miliardi di dollari.

Alcuni dei disastri naturali registrati nel 2021 hanno provocato danni enormi in pochi giorni (il ciclone Yaas  ha causato perdite stimate in 3 miliardi di dollari in India e Bangladesh ). Altri eventi, invece, hanno impiegato mesi per dispiegarsi, come la siccità del fiume Paraná in America Latina. Il corso d’acqua -che attraversa Brasile, Paraguay e Argentina- rappresenta un elemento vitale per l’economia della regione e ha toccato nel corso del 2021  il suo livello più basso degli ultimi 77 anni: una situazione che  sta provocando gravi danni all’economia locale a causa della riduzione delle attività di pesca, dei cali nella produzione di energia idroelettrica o nell’inferiore disponibilità d’acqua per l’agricoltura in Argentina.

Quattro dei dieci eventi più costosi si sono registrati in Asia, dove i danni causati da inondazioni e tifoni sono costati complessivamente 24 miliardi di dollari. A maggio il ciclone Tauktae ha colpito le coste occidentali dell’India provocando danni per 1,5 miliardi le morte di circa 200 persone. Poche settimane dopo è stata la volta del ciclone Yaas. A luglio il ciclone In-fa che ha colpito diversi Paesi tra cui Giappone, Filippine e Cina con danni stimati in circa 2 miliardi di dollari. Mentre l’esondazione del fiume Henan, in Cina, ha provocato danni per 17,6 miliardi di dollari. “L’intensità dei cicloni che colpiscono i Paesi affacciati sull’Oceano Indiano settentrionale è aumentata nel corso dei decenni -si legge nel report-. Le temperature aumentano sempre più a causa delle emissioni di gas climalteranti provocate dall’uomo e l’atmosfera può trattenere più acqua, provocando precipitazioni estreme durante i cicloni, che possono portare a maggiori inondazioni”.

“È il Nord industrializzato ad avere la principale responsabilità per il cambiamento climatico che vediamo oggi -osserva Anjal Prakash, direttore di ricerca al Bharti Institute of Public Policy presso l’Indian School of Business e tra gli autori dell’ultimo report dell’Ipcc-. Come documenta questo nuovo rapporto, l’India è uno dei Paesi più interessati dai disastri indotti dal cambiamento climatico. Aderendo ai principi della giustizia climatica, i Paesi del Sud globale devono chiedere il trasferimento di tecnologia e il finanziamento dell’adattamento per chi come loro non ha contribuito storicamente al cambiamento climatico, ma che ne sta sopportando il peso”.

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