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Crisi climatica / Reportage

Il colonialismo energetico in Cile minaccia l’accesso all’acqua

La baia di Quintero, da 50 anni “zona di sacrificio” per la produzione di gas, è al centro di diversi progetti per la generazione di idrogeno. Un’industria che mette a rischio le già carenti risorse idriche dell’area. Il ruolo di Intesa Sanpaolo ed Enel

Tratto da Altreconomia 265 — Dicembre 2023
Il molo del terminal Gnl Quintero. Il progetto per l’installazione di un impianto per la produzione di idrogeno “verde” è stato contestato dagli abitanti della baia © Alessandra Cristina/ ReCommon,

Un tempo la baia di Quintero era tra le principali località cilene di villeggiatura estiva, assieme alle località vicine di Ventanas e Puchuncaví. Percorrendo la costa affacciata sul Pacifico si notano ancora alcuni bagnanti che approfittano del clima mite dell’inizio della stagione primaverile o bambini che giocano a calcio. Sulla spiaggia, però, ci sono dei cartelli con la scritta “Zona non balneabile”. Perché oggi Quintero -nella regione di Valparaíso, il cuore del Cile- è uno dei principali poli industriali dell’intero continente latino-americano. Da queste parti si contano infatti 19 imprese nell’arco di tre chilometri di costa. Impianti che bruciano e lavorano carbone, petrolio e gas.

Tra queste infrastrutture, che quasi si allungano nell’oceano, risalta agli occhi in maniera imponente il molo di Gnl Quintero, terminal di ricezione, scarico, stoccaggio e rigassificazione di gas “naturale” liquefatto (Gnl). Il primo costruito nell’emisfero australe, nel 2009, per rispondere alla domanda interna di energia a seguito del blocco delle importazioni tramite gasdotto dall’Argentina, a causa della rottura delle relazioni politiche con il governo cileno guidato all’epoca da Michelle Bachelet. L’impianto dichiara una capacità di stoccaggio di 334mila metri cubi di Gnl e nel 2022 più della metà del gas lavorato sarebbe stato destinato alla domanda energetica della regione centrale cilena, la più popolosa del Paese comprendente le principali aree urbane come Santiago e Valparaíso.

Nei pressi dell’impianto Gnl Quintero e della centrale termoelettrica di Aes Gener Ventanas, poco distanti l’uno dall’altro, incontriamo Maximo Roble, che lavora proprio presso il polo di Ventanas: “Sono un pescatore da sempre e oggi continuo la mia attività ma come semplice hobby perché in realtà lavoro per gli impianti qui nella baia. Se chiedete in giro, è una cosa comune: gran parte dei pescatori sono stati assunti dalle imprese nella zona per non fare reclami e tenerci tranquilli”.

Lo conferma anche Hugo Poblete, portavoce del sindacato locale dei pescatori: “Qui nella baia di Quintero abbiamo testimonianze di attività di pesca millenarie, i primi gruppi si sono formati già prima della colonizzazione spagnola. Negli ultimi cinquant’anni però la baia è diventata una vera e propria zona di sacrificio. Impatti sull’ambiente, sulla salute, sul lavoro che hanno delle ricadute dirette sul comparto dei pescatori”. Tra le tante difficoltà, il settore della pesca artigianale continua a dare sussistenza a circa 600 famiglie che vivono nella baia e i pescatori che non stati assorbiti dalle imprese continuano a battersi affinché nessuna nuova attività industriale sia introdotta nel territorio.

Un tema molto caldo qui è l’installazione, presso il terminal Gnl Quintero, di un impianto di elettrolisi per la produzione di idrogeno, un business che risponde alla visione economica della nuova gestione dell’azienda. Nel 2022, infatti, la proprietà è passata nelle mani della società belga del gas Fluxys e del fondo d’investimento statunitense Eig, costituendo un’unità ad hoc: la Condor Energy. La società sostiene che il Cile avrebbe già firmato diversi accordi per promuovere l’esportazione di idrogeno “verde” (per esempio con il sistema portuale belga di Anversa-Zeebrugge, con il porto di Rotterdam, con la Germania e la Corea del Sud) e punterebbe a diventare uno dei principali attori mondiali nel campo di questa fonte energetica.

A supportare finanziariamente questa nuova impresa c’è anche Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana, già presente nel pool di istituti internazionali che hanno garantito e strutturato un finanziamento da un miliardo di dollari per la costruzione del terminal Gnl Quintero nel 2009.

Un parco giochi nei dintorni della centrale termoelettrica Aes Gener Ventanas © Susanna de Guio/ ReCommon

Nel 2022, la stessa Intesa ha partecipato al deal di 700 milioni di dollari per finanziare l’acquisto delle azioni di Gnl Quintero da parte di Fluxys ed Eig. Finanziamenti e investimenti in un territorio geograficamente lontano ma che sono ben inquadrati nel profilo dei settori di interesse dell’istituto di corso Inghilterra.

Non a caso Intesa Sanpaolo è la banca fossile numero uno in Italia: 49 miliardi di dollari di esposizione storica verso l’industria dei combustibili fossili dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi a oggi, di cui 4,3 miliardi di finanziamenti nel solo 2022 e 5,3 miliardi di euro di investimenti. Solo nel settore del gas fossile liquefatto, al primo gennaio 2023, la banca investe 890 milioni di dollari a cui si aggiungono tre miliardi in termini di prestiti e sottoscrizioni di bond fra il 2016 e il 2022.

Intesa Sanpaolo ha partecipato nel 2022 al finanziamento, per oltre 700 milioni di dollari, per l’acquisto delle azioni di Gnl Quintero da parte di Fluxys ed Eig

Oltre alla spiccata esposizione finanziaria nei confronti del gas liquefatto, in Cile, così come negli Stati Uniti e in altre zone di sacrificio, nel caso di Quintero deve essere presa in considerazione la presenza storica di un altro “campione” di casa nostra, Enel. Tra i soci originari di Gnl Quintero c’è infatti Endesa, principale società di energia elettrica spagnola, acquisita da Enel nel 2007.

La multinazionale italiana ha perciò assunto un fortissimo rilievo in Cile, dal momento che nel Paese Endesa rivestiva un ruolo di primo piano nel settore energetico. Enel Cile è guidata da Herman Chadwick Piñera, cugino dell’ex presidente Sebastian Piñera, in carica tra il 2010 e il 2014 e tra il 2018 e il 2022. Nella baia di Quintero, pochi metri dietro l’impianto Gnl, dal 2009 Enel possiede una centrale termoelettrica che dal 2012 è alimentata solo dal gas fornito tramite il terminal confinante.

Maximo Roble, lavoratore presso il polo termoelettrico di Ventanas. Roble, un tempo pescatore, continua a praticare l’attività come hobby © Susanna de Guio/ ReCommon

La presenza di Enel in Cile è storicamente segnata anche dalla gestione della multinazionale italiana di diverse centrali idroelettriche con la conseguente deviazione di importanti corsi d’acqua. Ed è proprio il tema delle risorse idriche ad aggiungersi alle preoccupazioni della popolazione di Quintero. Il Cile è infatti attualmente l’unico Stato al mondo la cui Costituzione sancisce il principio per cui l’acqua è una risorsa privata e nell’ultimo decennio sta incontrando fenomeni sempre più allarmanti di siccità. La produzione di idrogeno “verde”, al contrario, richiede enormi quantità di risorsa idrica che verrebbe quindi destinata a un uso industriale e sottratta alla già carente disponibilità per uso domestico della popolazione. A Quintero, e non è un caso, si registra un serio problema di accesso all’acqua potabile a causa della presenza di agenti contaminanti derivanti dagli sversamenti delle industrie.

La risposta alle proteste locali è un impianto di desalinizzazione. La nuova infrastruttura “Aconcagua” è in capo alla società Aguas Pacifico e prevede, oltre all’impianto, la costruzione di un acquedotto lungo circa 105 chilometri. Ma la popolazione locale è frustrata, il territorio è già saturo. Da queste parti Gabriel Boric, presidente cileno dichiaratamente “ecologista” eletto nel 2022, non è ben visto. “In Cile non ci sono regole per le imprese, non pagano royalties, non pagano tasse, è il loro paradiso. Vengono, inquinano, fanno quello che vogliono e portano i dollari altrove”, lamenta Poblete. Sono gli strascichi del “miracolo cileno”, la svolta di libero mercato e deregulation imposta al Paese andino sotto la dittatura di Pinochet. Un miracolo che dopo cinquant’anni somiglia sempre di più a una maledizione.

Lo spazio “Fossil free” è curato dalla Ong ReCommon. Un appuntamento ulteriore -oltre alle news su altreconomia.it– per approfondire i temi della mancata transizione ecologica
e degli interessi in
gioco

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