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Ambiente / Opinioni

Il cemento intorno agli alberi e quella strana idea di natura lungo la ciclabile del Garda

Un tratto della ciclabile a Limone del Garda

Un dettaglio costruttivo del tratto di ciclabile già realizzato a Limone del Garda dà l’idea della claudicante “ispirazione alla natura” che animerebbe i promotori del progetto. Una soluzione sbagliata alla radice, ribadisce il prof. Paolo Pileri, che suggerisce un esperimento nazionale di strada a traffico limitato lungo il Garda

Niente, non mollano. La ciclabile del Garda vogliono farla a tutti i costi (e che costi) e a tutti i costi vogliono lasciare il segno del loro immenso potere politico, sfregiando per sempre una delle coste lacuali più belle al mondo. Bene fanno i comitati locali a reagire. Bene fanno le associazioni e meglio farebbero quelle associazioni che hanno ribalta nazionale a occuparsene proprio come caso nazionale e non locale. Bene fanno quei politici che si stanno organizzando per opporsi anche a livello nazionale, come recentemente i consiglieri provinciali del Movimento 5 stelle e dei Verdi del Trentino.

Domanda: gli altri che non si oppongono significa che sono d’accordo? Battano un colpo e dicano da che parte stanno. E mi rivolgo anche ai loro capi politici nazionali che invece sono silenti su un caso, lo ripeto, assolutamente emblematico sia perché di fatto è qualcosa di scala nazionale vista la notorietà del Garda e sia perché qui si consuma quello che poi sarà un perverso precedente progettuale.

Già, perché, se si farà questo sfregio paesaggistico in nome della ciclabilità che qui viene fatta passare in automatico come sostenibilità, si aprirà la strada a tanti altri arditi progetti ai quali si farà sempre più fatica a dire no. Quindi i Giuseppe Conte, le Elly Schlein, gli Angelo Bonelli, i Nicola Fratoianni, le Eleonora Evi, le Marta Collot e così via, che cosa aspettano a dire qualcosa? Ma lo chiediamo anche a tutte quelle figure intellettuali di questo Paese che hanno a cuore il paesaggio italiano.

Ma soprattutto voglio tirare in ballo le archistar e le urbanstar che in questi mesi di siccità, tormente e incendi hanno scoperto (ben venga), dopo anni che se ne parla, il problema del consumo di suolo e delle città troppo grigie e quindi da “depavimentare” e riempire di verde: loro che cosa dicono di questo progetto? Non vorranno preferire il silenzio. Forse potrà appassionarli qualche dettaglio costruttivo del tratto di ciclabile già realizzato a Limone del Garda.

Il mondo più green dell’architettura e dell’urbanistica ultimamente ci tiene a richiamarsi alla Nature based solution (Nbs), ovvero a soluzioni architettoniche e urbanistiche ispirate alla natura. Da un lato pura scoperta dell’acqua calda (ovvio che dovremmo fare così e non altro che così), dall’altro effettivamente è una intelligente provocazione perché si colloca nel mezzo di un periodo dove si continua a flagellare il territorio con cemento e asfalto (ricordiamo sempre gli oltre due metri quadrati di suolo al secondo spalmati nel nostro Paese).

L’approccio Nbs dovrebbe essere una sorta di nuova Bauhaus europea, seguendo la quale dovremmo (solo) depavimentare, rendere i nostri edifici neutrali dal punto di vista emissivo, non costruirne di nuovi, piantare alberi a più non posso, azzerare il trasporto privato nelle città, raccogliere le acque e non buttarne via neanche un cc, zero rifiuti, e così via. Una provocazione ambiziosa (ma anche a rischio greenwashing) che peraltro dovrebbe proprio partire dal non toccare ciò che di nature già esiste come suolo, boschi e, pure, il Lago di Garda.

Tornando alla ciclabile e mettendoci di occhiali Nbs, invito tutti ad andare a vedere come hanno trattato gli alberi quasi secolari esistenti lungo la gardesana per far spazio alla ciclabile. Hanno cementato la base di ogni albero, mettendogli un cappio di cemento attorno al tronco. Non esiste più un centimetro di terreno libero alla base di ogni albero. Alla faccia di Nbs.

Un tratto della ciclabile a Limone del Garda

Ecco un’altra prova di come un progetto di ciclabilità non è automaticamente un progetto sostenibile. Gli architetti vogliono pronunciarsi e dirci come la pensano? Per me è un’altra prova del tradimento della natura e di non essere capaci di capire che se non ci sono gli spazi e le possibilità naturali, ci si deve fermare prima. Ma sorge anche un’altra domanda: se non sono stati in grado di rispettare una “banale” base di un filare d’alberi, saranno in grado di realizzare una ciclabile rispettosa della natura? Credo assolutamente di no.

In architettura sappiamo bene che è proprio nei particolari che riconosciamo un buon progetto e un buon realizzatore. Non è questo che possiamo dire vedendo il maltrattamento fatto subire agli alberi a Limone del Garda (per inciso: a Sirmione vogliono tagliare un’ottantina di pini secolari sempre per una ciclabile che è poi solo una scusa per aumentare il turismo commerciale). Di nuovo sono a proporre altre soluzioni per il Garda. Nel 2023, con i noti disastri climatici che osserviamo, non possiamo pensare alla gardesana come a un esperimento nazionale di strada a traffico limitato? Ci si potrebbe mettere a un tavolo a ragionarci. Possiamo immaginare che in alcuni mesi dell’anno la precedenza, in alcune fasce orarie diurne, ce l’hanno pedoni e biciclette insieme a un potenziamento del sistema di trasporto pubblico via terra e via lago. Possiamo pensare che le merci vengono fatte viaggiare in fasce orarie predeterminate e contingentate. Possiamo limitare il traffico ai soli residenti e solo per casi di necessità e contingentati, come una zona a traffico limitato nelle città europee che vogliono salvaguardare i centri storici (e che cos’è il Lungolago del Garda se non un immenso centro storico?). Si può pensare di fare degli esperimenti di viabilità per dei tratti e vedere che cosa accade. Si possono fare molte cose più intelligenti di quella ciclabile cancella-paesaggio e per nulla Nature based, come il tratto di Limone dimostra fin nei piccoli particolari dove si relaziona con la natura.

Quindi continuiamo a denunciare quel progetto e speriamo si aggiungano tanti a farlo, soprattutto quelle e quelli che hanno voce intellettuale e politica in capitolo. Il loro silenzio ferisce tanto quanto lo farà la ciclabile, semmai sarà realizzata.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

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