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Diritti / Inchiesta

I numeri del Viminale smentiscono la retorica del governo sugli “scafisti”

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Tra il 2004 e il 2021 più di 37mila persone sono state denunciate per aver favorito l’ingresso illegale di stranieri in Italia. Ma solo nel 17% dei casi è stata contestata l’aggravante del profitto. Numeri che celano storie drammatiche

Tratto da Altreconomia 259 — Maggio 2023

Su più di 37.600 persone denunciate dalle forze dell’ordine per aver favorito l’ingresso irregolare di stranieri in Italia dal 2004 al 2021 solo a 6.300 è stato contestato il “fine di profitto”. In altri termini per ogni dieci persone “segnalate” come “trafficanti”, meno di due l’avrebbe fatto per arricchirsi. È quanto è possibile ricostruire dai dati forniti ad Altreconomia dalla Direzione centrale della polizia criminale, in seno al ministero dell’Interno, sui reati previsti dal Testo unico immigrazione del 1998 che, all’articolo 12, punisce l’attività di “scafisti e trafficanti”, nelle sue forme più gravi, con pene da cinque a quindici anni.

“Si è sempre considerato questo articolo di legge come la ‘chiave’ della risposta penale verso le organizzazioni criminali ‘spietate’ che sfruttano la vulnerabilità dei migranti che si mettono in viaggio. Questi dati ci dicono che non è così: la maggior parte delle persone denunciate sembra aver agito senza scopo di lucro e quindi con scopo solidaristico”, spiega Luca Masera, professore ordinario di Diritto penale all’Università degli studi di Brescia. Un dato rilevante anche alla luce della conversione del cosiddetto “decreto Cutro”, licenziato dal governo dopo la tragedia di Steccato Cutro (KR) del 26 febbraio 2023 che prevede, tra le altre cose, l’aumento dei minimi di pena previsti anche per chi si mette alla guida delle imbarcazioni. Un obiettivo dichiarato da Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del 9 marzo, quando, a meno di due settimane dalla strage costata la vita a 94 persone, di cui 35 minori, ha promesso di “cercare gli scafisti su tutto il globo terracqueo”.

“Lo ‘scafista’ esiste perché non ci sono vie legali per fare ingresso in Europa e spesso è lui stesso un migrante. Ma arresti e denunce sono utili per spostare l’attenzione dalle responsabilità istituzionali delle morti in mare”, spiega l’avvocata Maria Giulia Fava di Arci Porco Rosso, associazione attiva a Palermo e che nel reportDal mare al carcere” approfondisce proprio il tema della criminalizzazione dei “capitani” delle imbarcazioni che trasportano i migranti.

“La tragedia di Cutro è esemplificativa di questa dinamica: nei giorni successivi è scattata l’ossessione per gli ‘scafisti’ che avevano guidato la barca -continua Sara Traylor, tra gli attivisti di Arci Porco Rosso che fin da subito si sono messi in contatto con gli accusati-. Una delle persone identificate come ‘capitano’ è morta; un altro è di origine curda in fuga dalle persecuzioni in Turchia mentre il terzo è minorenne e non ha potuto identificare il cugino, anche lui deceduto durante il naufragio. Si vuole far passare una narrazione perversa di queste tragedie”.

Abbiamo provato a ricostruire dal dato totale il numero di “capitani” denunciati analizzando con Arci Porco Rosso i dati forniti dalla Direzione centrale ad Altreconomia. L’articolo 12 del Testo unico sanziona anche coloro che promuovono e organizzano l’ingresso a vario titolo, i basisti da terra, i passeur fermati alle frontiere terrestri e così via. Quindi dal totale delle denunce abbiamo escluso tutte quelle nazionalità (italiani, cinesi, brasiliani o ignoti) che solitamente non sono coinvolte nella guida delle imbarcazioni.

Dal 2004 al 2021 sono oltre diecimila i presunti capitani denunciati dalle forze di polizia e tra le nazionalità con maggiori segnalazioni troviamo egiziani (1.321), marocchini (838), tunisini (802) seguite da pakistani (715) e bengalesi (696). Soprattutto con riferimento al Pakistan, probabilmente, parte dei denunciati (118 nel 2020, il periodo delle riammissioni verso la Slovenia delle persone che avevano fatto ingresso in Italia dal confine friulano) sono stati fermati come passeur sulla frontiera terrestre.

“I dati ci dicono che la maggior parte delle persone denunciate sembra aver agito senza scopo di lucro e quindi con scopo solidaristico” – Luca Masera

Sui 18 anni presi in esame il 31% delle denunce si registra tra il 2014 e il 2016 (3.206), triennio in cui le persone sbarcate nel nostro Paese hanno superato le 500mila, per poi diminuire negli anni successivi arrivando alle 234 persone denunciate nel 2021. In media, dal 2004 al 2021, solo nel 27% dei casi è stata contestata l’aggravante di aver favorito l’ingresso traendone profitto. “Se quel 27% rappresenta la quota precisa di ‘capitani’ significa che la polizia di Stato fornisce ai media dati molto più alti di quelli reali: nel suo report annuale del 2021, per esempio, parla di 225 persone arrestate ma poi le denunce con l’aggravante del profitto, nello stesso anno, sono solo 85 secondo la Direzione centrale -spiega Richard Braude di Arci Porco Rosso-. L’altra possibilità è che le persone identificate come capitani spesso non vengano accusate di aver guadagnato dal viaggio: un elemento che non riscontriamo nella nostra attività ma che emergerebbe dai dati”.

Anche se si prendono in considerazione i reati commessi (che registrano l’evento in sé) e non le persone denunciate (che possono essere più di una per ogni reato) la “quota” di quelli commessi per profitto resta bassa. Sempre secondo i dati della polizia criminale, dal 2015 in avanti il favoreggiamento dell’ingresso “irregolare” con l’aggravante del profitto (comma 3-ter dell’articolo 12) diminuisce: si passa da 85 su 415 “totali” nel 2015 ad appena 37 su 322 nel 2021; percentualmente l’aggravante del profitto sul reato commesso è contestata in media nel 20% dei casi totali tra il 2004 e il 2021. Allo stesso modo i reati contestati con l’aggravante del comma 3-bis (che prevede la messa in pericolo dei naufraghi, il trasporto di più di cinque persone, l’utilizzo di armi) scende da 154 nel 2015 a 67 nel 2021. “Viene confermato che i reati contestati sono sempre ‘meno gravi’ e rilevanti. Altro che strutturate organizzazioni criminali”, sottolinea Masera.

Dietro ai freddi dati, ci sono le storie tragiche di chi viene accusato e condannato per aver guidato le imbarcazioni. Lo dimostra la storia di Moussa, 21 anni, originario del Ciad e in contatto con Arci Porco Rosso. Appena arrivato a Lampedusa, il giovane dichiara ancora sotto shock di essere stato lui a guidare l’imbarcazione diretta verso l’Italia. È l’11 novembre 2020 e sono passate poche ore da quando i naufraghi, 30 miglia a Nord di Sabrata, vedono all’orizzonte la nave dell’Ong Open Arms, diretta verso la loro posizione. Cominciano a muoversi e il fondale della barca cede. Pochi giorni dopo, il 20 novembre Moussa viene arrestato: a fine 2022 la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a cinque anni di carcere. “Non è bastato che dichiarasse più volte di essere stato obbligato a guidare la barca e le numerose storie che raccontano di come nei viaggi dalla Libia le organizzazioni obbligano i capitani a guidare i gommoni -commenta l’avvocata Fava-. Non gli hanno creduto”.

“Per i ‘capitani’ il carcere è ancora più afflittivo: vengono arrestati al loro arrivo, non parlano l’italiano e non hanno nessuna rete esterna su cui appoggiarsi” – Sara Traylor

Al 23 marzo 2023 secondo i dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sono 1.124 le persone maggiorenni detenute per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina all’interno dei penitenziari italiani, quasi tutti stranieri (1.012). Guardando l’andamento si osserva un aumento tra il 2014 (1.022) e il 2016 (1.454) e poi un calo che però si arresta nel 2020 (904) e torna a crescere negli anni successivi. Colpisce che, in media, la quota di detenuti stranieri in attesa di primo giudizio sia del 17%: una percentuale che, con specifico riferimento al favoreggiamento arriva al 30%. “In un Paese come l’Italia, in cui l’abuso della custodia cautelare è denunciato da anni, avere una percentuale quasi doppia è allarmante -spiega Masera-. Sicuramente sono persone che non hanno una rete di riferimento esterna e per cui il pericolo di fuga può essere più alto, ma emerge anche un atteggiamento e una necessità dell’autorità giudiziaria di dare un messaggio all’opinione pubblica di efficienza su questo tema che rende il carcere una scelta ‘obbligata’”. Il prezzo più alto della propaganda lo pagano, però, le persone detenute. Arci Porco Rosso intrattiene anche rapporti epistolari con i presunti “scafisti” che stanno scontando la pena in carcere.

“Le persone vengono arrestate al momento del loro arrivo, non conoscono l’italiano e non hanno una rete all’esterno su cui appoggiarsi per le libere uscite o i permessi premio -continua Traylor-. La detenzione è particolarmente afflittiva per tutti ma per i ‘capitani’ lo è ancora di più”. A questo si aggiunge che l’articolo 12 non permette di accedere, anche laddove è possibile, alla detenzione domiciliare. Dai dati emerge che se nel 2016 sul totale dei detenuti stranieri per questo reato solo il 3% erano donne, questa percentuale cresce fino al 7% nel 2023. Probabilmente si tratta di arresti connessi alla tratta di esseri umani legati alla popolazione di origine nigeriana in cui le donne (madame) vengono accusate di svolgere un ruolo di primo piano. Al 23 marzo 2023 le persone straniere detenute con sentenza definitiva erano 532 (tra uomini e donne). Ma Arci Porco Rosso denuncia da tempo la sommarietà dei processi svolti nei confronti dei capitani che spesso si basano sulle dichiarazioni rese a seguito dello sbarco da un numero esiguo dei naufraghi e spesso non tutte le testimonianze vengono prese in considerazione.

Le persone straniere detenute al 23 marzo 2023 nelle carceri italiane per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” sono 1.012

“Tantissime volte non vengono acquisite prove a difesa, magari di chi dichiara che quelle persone identificate come scafisti non erano alla guida, nonostante rientri tra le funzioni del pubblico ministero acquisire anche prove a favore dell’imputato”, spiega Fava. A questo si aggiunge una “schizofrenia dei tribunali”: “A fronte di casi simili abbiamo pene diversissime: c’è un margine edittale molto ampio con tanto spazio di discrezionalità per i giudici”. Ed è in questo desolante quadro che il decreto del Governo Meloni andrà ad aumentare i minimi di pena per colpire di più gli scafisti su tutto il “globo terracqueo”. Un paradosso: la nazionalità con più denunce dal 2004 al 2021 per favoreggiamento è quella italiana, con poco meno di novemila persone coinvolte tra cui, probabilmente, “basisti” sulle coste in contatto con le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico verso l’Italia. Ma di questo dato il governo non parla.

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