Esteri / Attualità

I costi della “guerra globale al terrorismo”, l’eredità dell’11 settembre

Dal 2001 a oggi gli Stati Uniti hanno speso oltre 5.800 miliardi di dollari, il numero delle vittime civili oscilla tra i 312 e i 335mila. Un bilancio che non si esaurisce con il ritiro delle truppe dall’Afghanistan: interessi sui debiti e cure ai feriti continueranno a far crescere i costi. I conti del “Costs of war project”

Soldati americani impegnati in un pattugliamento in Afghanistan © Us Army

L’11 settembre 2001 un gruppo di terroristi appartenenti ad al Qaida ha dirottato quattro aerei civili usandoli per colpire il World Trade Center di New York e il Pentagono. Le vittime civili furono circa tremila, compresi i passeggeri del volo United Airlines 93 che si rivoltarono contro i terroristi e fecero precipitare il velivolo in un campo in Pennsylvania, lontano dal probabile bersaglio designato. “La nostra guerra globale al terrorismo inizia con al Qaida ma non finisce lì. E non si concluderà fino a quando ogni gruppo terroristico di portata globale non sarà stato trovato, fermato e sconfitto”, dichiarò il 20 settembre 2001 l’allora presidente George W. Bush nel suo messaggio alla nazione, dando così il via alla global war on terror, la guerra globale al terrorismo che continua fino a oggi.

Una guerra durata vent’anni, che ha avuto inizio in Afghanistan, ma che successivamente si è allargata al Pakistan, all’Iraq, alla Siria, allo Yemen e, in misura minore, in Somalia e in altre zone dell’Africa. Una guerra che, secondo le stime della Brown University di Princeton è costata a Washington circa 5.800 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che non include le spese per l’assistenza umanitaria e per gli aiuti allo sviluppo ai Paesi di conflitto. “Gli Stati Uniti hanno risposto agli attacchi dell’11 settembre con una mobilitazione senza precedenti in termini di scala e durata -scrive Neta Crawford, direttrice del dipartimento di Scienze politiche dell’università di Boston e co-direttore del progetto Cost of wars-. Questi costi non termineranno con il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan e dall’Iraq. Gli Stati Uniti continueranno a investire in conflitti in altre parti del mondo, a impegnare una grande quantità di risorse nella lotta al terrorismo sul territorio nazionale e dovrà pagare i costi futuri, compresa l’assistenza sanitaria per i veterani e gli interessi sui debiti contratti per pagare le guerre post 11 settembre”.

In mancanza di stime ufficiali da parte del governo americano sul costo di queste guerre, Costs of wars  prova a tirare le fila, con l’obiettivo di “fornire una visione d’insieme degli stanziamenti e delle spese di guerra per chiarire i costi delle guerre americane post 11 settembre, come sono stati finanziati e le implicazioni a lungo termine delle operazioni presenti e passate sulla spesa pubblica”. Le principali voci di spesa sono quelle in capo al Dipartimento della Difesa (2.101 miliardi di dollari, compresi i 42 miliardi già richiesti per l’anno fiscale 2022) e quelle per la difesa del territorio degli Stati Uniti, con 1.117 miliardi di dollari alla voce Homeland security prevention and response to terrorism. Al terzo posto le spese per il pagamento degli interessi sui debiti contratti da Washington per affrontare l’enorme sforzo militare messo in campo in questi vent’anni: secondo i ricercatori della Brown University questa cifra si attesta attorno ai 1.087 miliardi di dollari ma, come tutte le voci prese in considerazione per l’analisi, si ferma agli anni fiscali 2022 e 2023.

Un terzo, imponente, capitolo di spesa riguarda i costi che il governo federale ha sostenuto e continuerà a sostenere ancora a lungo per garantire cure mediche e l’erogazione degli assegni ai veterani feriti o che hanno acquisito una qualche forma di disabilità a causa del conflitto. Una spesa che viene calcolata in 465 miliardi di dollari per il periodo 2001-2022 ma che il governo dovrà continuare a erogare anche in futuro. Secondo le stime citate nel rapporto, le spese per l’assistenza ai veterani delle guerre al terrorismo ammonteranno a 2.200 miliardi di dollari da qui al 2050. Portando così il costo complessivo della global war on terror a oltre 8.000 miliardi di dollari.

Un costo che non è solo finanziario. Il Costs of war project infatti stima in almeno 801mila le vittime civili e militari dei conflitti in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Siria, Yemen e altri Paesi coinvolti nella guerra globale al terrorismo (dato aggiornato al 2019). Circa 7mila sono i soldati statunitensi che hanno perso la vita in questi teatri, e quasi altrettanti i contractor privati. Ma ci sono anche le oltre 12mila vittime tra i militari degli eserciti alleati degli Usa e oltre 170mila vittime tra i poliziotti e i militari dei Paesi dove si è combattuto. Mentre il numero delle vittime civili oscilla tra i 312 e i 335mila. Una cifra che non tiene conto delle vittime indirette dei conflitti (ad esempio per malattie, mancanza di cure mediche, malnutrizione). Le guerre, inoltre, costringono le popolazioni locali a fuggire da città e villaggi: in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Somalia e nelle Filippine circa 37 milioni di persone sono state sfollate a seguito dei conflitti post 11 settembre.

“Ogni Paese entra in guerra convinto di poter vincere, che i combattimenti e i costi saranno controllabili, che il costo della guerra sia inferiore rispetto agli sforzi diplomatici e alle sanzioni, che ci saranno poche vittime perché verranno presi tutti gli accorgimenti per proteggere le vite dei soldati e quelle di civili innocenti -conclude Crawford-. Ma le guerre raramente vanno come previsto. E quando le cose non vanno come previsto, nuove forze militari vengono aggiunte -o spinte- nelle zone di conflitto in base all’idea che basti un po’ di forza in più per fare la differenza. I costi in termini di vite umane e denaro aumento, man mano che si alza il livello di forza. E la guerra continua”.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.