Ambiente / Attualità

I cambiamenti climatici e le future Olimpiadi invernali, tra rischi e prospettive

Con l’attuale livello di emissioni, delle 21 località che in passato hanno ospitato i Giochi solo Sapporo (Giappone) riuscirebbe a organizzarli in sicurezza nel 2080. Mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi permetterebbe di avere otto località sciistiche a disposizione: per quelle alpine non è comunque abbastanza

La pista da bob utilizzata per le gare dell'Olimpiade invernale di Sarajevo del 1984 © Peter Donko, Unsplash

L’avanzata dei cambiamenti climatici metterà a rischio lo svolgimento delle future Olimpiadi invernali rendendo più complessa la loro organizzazione e costringendo gli atleti a gareggiare in condizioni sempre più pericolose. Secondo una ricerca pubblicata il 16 dicembre 2021 sulla rivista Current issue in tourism e coordinata da Daniel Scott, ricercatore dell’Università del Surrey in Inghilterra, se non si rispettano i limiti alle emissioni di gas climalteranti imposti con l’Accordo di Parigi sul clima, delle 21 località che hanno ospitato i Giochi invernali dal 1924 a oggi solo una (Sapporo in Giappone) sarà in grado di organizzarli nuovamente nel 2080. Qualora si riuscisse a contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5° il numero di località agibili a fine secolo salirebbe a otto. Per le otto località alpine che hanno già ospitato un’edizione delle Olimpiadi invernali (compresa Cortina d’Ampezzo in cui si è disputata l’edizione del 1956 e si tornerà a gareggiare nel 2026) non sarà abbastanza: già nel 2050, nessuna di queste sarà in grado di organizzarle nuovamente.

La ricerca è stata svolta in due fasi: nella prima si è sottoposto un questionario a 339 atleti e allenatori di sport invernali chiedendo quali condizioni climatiche favoriscano lo svolgimento delle gare e quali aumentino il rischio di infortunio, mentre nella seconda parte sono  stateutilizzate le simulazioni dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) per valutare l’evoluzione del clima nelle zone e nei periodi interessati. Nell’indagine è stato chiesto di valutare 23 fattori, dalla tenuta della neve alle iniziative degli organizzatori (ad esempio la modifica del tracciato di una gara di slalom o discesa), in base al loro impatto sulla performance e sulla sicurezza. La valutazione è stata espressa tramite un voto da 1 (ottimale) a 5 (inaccettabile). I partecipanti hanno classificato come principali minacce alla sicurezza, oltre a nebbia e forte vento, la presenza di neve bagnata o sottile; sono state inoltre valutate negativamente e ritenute pericolose alcune scelte organizzative come l’annullamento di sessioni di allenamento o modifiche al tracciato di gara. È stato anche stimato l’intervallo di temperature considerato ideale per le attività agonistiche, secondo le valutazioni degli atleti al di sotto dei -20 °C risulta “troppo freddo” e al di sopra dei 10° C come “troppo caldo” mentre la situazione migliore è stata stimata tra i -10° C e -1° C. Una temperatura eccessiva, infatti, non influisce negativamente solo sulla tenuta del manto nevoso, ma anche sulle condizioni fisiche degli atleti. “Gareggiare in una situazione simile può causare surriscaldamento, aumento della frequenza cardiaca e portare la temperatura interna a livelli eccessivi con il rischio subire danni a lungo termine”, ha scritto un atleta di biathlon (il sondaggio è anonimo, ndr). Per i ricercatori i risultati del questionario rivestono una particolare importanza nel valutare la sicurezza degli atleti e potrebbe aiutare a migliorare le linee guida sull’organizzazione di competizioni agonistiche.

Nella seconda parte della ricerca sono state utilizzate le simulazioni prodotte dall’Ipcc sull’evoluzione della temperatura media globale in diversi scenari. Per questa analisi sono state considerate le simulazioni per basse emissioni (Rcp 2.6 scenario e in linea con l’Accordo di Parigi) e quella ad alte emissioni (Rcp 8.5 scenario). Sono stati quindi valutati gli aumenti di temperatura relativi ai mesi di febbraio periodo di svolgimento dei Giochi olimpici invernali; nell’ipotesi di una riduzione delle emissioni ci si aspetta un aumento delle temperature di 1,9° C al 2050 e 2,7° C al 2080, mentre nel peggiore dei casi si registrerebbero incrementi di 2,1°C al 2050 e di 4,4°C al 2080.

Sono stati presi in considerazione quattro fattori influenzati dalle condizioni climatiche: la presenza di neve sottile o bagnata, i giorni di pioggia e con temperature elevate. Quindi per ogni sede ne sono state calcolate le evoluzioni in base alla riduzione dei gas climalteranti. A seconda della percentuale stimata di giorni sfavorevoli è stato dato un giudizio di affidabilità sulla possibilità di ospitare i Giochi olimpici invernali. Il comprensorio è ritenuto affidabile se i quattro indicatori si mantengono a rischio per meno del 25% della stagione mentre, nel caso in cui il livello di guardia venga superato per un periodo inferiore al 50%, viene classificata come marginale infine viene ritenuta inaffidabile se uno o più fattori rimangono a rischio per più della metà delle giornate. L’analisi tiene conto anche delle condizioni di partenza dove già quattro regioni risultano a livello “non affidabile” e otto “marginale”: già oggi più della metà delle località che in passato hanno ospitato i Giochi non riuscirebbero a farlo. Nel caso di basse emissioni nel 2050 dieci località risulterebbero in grado di organizzare gare in sicurezza e solo cinque sarebbero a rischio alto, per il 2080 si registrerebbero valori simili con otto località favorevoli, sette a rischio medio e sei impossibilitate. Lo scenario Rcp 8.5 si mostra decisamente peggiore: nel 2050 solo quattro sedi sarebbero affidabili, otto a rischio medio e nove ad alto rischio, nel 2080 la situazione peggiora drasticamente con Sapporo come unica località in buone condizioni, sei a livello marginale e 14 inaffidabili.

L’analisi mostra chiaramente come i cambiamenti climatici abbiano una grande influenza sulla pratica degli sport invernali soprattutto a livello agonistico dove è necessario avere un manto nevoso migliore rispetto alla normale attività turistico-amatoriale. Già nel periodo attuale quattro località risultano inaffidabili principalmente per le loro alte temperature e per la presenza di neve bagnata, mentre otto comprese Torino e Pechino sono a livello medio. Tuttavia se si riuscisse a ridurre in modo significativo le emissioni climalteranti il numero di sedi disponibili si mantiene relativamente invariato nell’intervallo 2050-2080. Tuttavia per le località alpine potrebbe essere troppo tardi.

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