Economia / Approfondimento

Gazprom in Olanda: così il fisco agevolato di Amsterdam supporta la guerra di Putin

Il colosso del gas conta 16 succursali in Olanda. Una cassaforte di valuta estera che non è stata toccata dalle sanzioni a causa della dipendenza europea. Come funziona la “pipeline” finanziaria e chi sono i facilitatori (inclusa PricewaterhouseCoopers) nel report del centro di ricerca indipendente SOMO

© Maxence - Flickr

Il sistema fiscale dell’Olanda continua a garantire introiti a Vladimir Putin, indebolendo l’efficacia delle sanzioni e sostenendo di fatto le spese militari per la guerra in Ucraina. Lo denuncia il centro di ricerca indipendente olandese SOMO, che il 17 marzo ha pubblicato un dettagliato report sui legami finanziari tra Amsterdam e il colosso del gas russo Gazprom. Nello studio, oltre a richiamare il governo di Mark Rutte a un’assunzione di responsabilità e a una profonda riforma delle regole, si elencano le 16 succursali olandesi della cassaforte russa e si fanno anche i nomi dei “facilitatori” a libro paga di Gazprom: dalla società multinazionale della consulenza PricewaterhouseCoopers allo studio legale Houthoff, passando per Intertrust.

SOMO invita ad agire contro Gazprom ricordando un punto decisivo: a causa della dipendenza dell’Unione europea dal gas russo, il comparto energetico non è stato di fatto toccato dalle sanzioni. Significa che i profitti della società, di cui la Federazione russa è il principale azionista con il 49,34%, vengono ancora trasferiti a Mosca. Un flusso di capitali in valuta estera che dà ossigeno alla Banca centrale russa, che si è vista invece congelare le proprie attività e riserve in Europa e non solo.

Gazprom è il più grande produttore di gas al mondo nonché uno strumento geopolitico del regime di Putin. In termini di fatturato (106 miliardi di dollari nel 2019) è più piccolo di Shell (345 miliardi), BP, ExxonMobil o TotalEnergies, ma primeggia per solidità, sostenibilità del debito, investimenti sul lungo periodo e crescita relativa dei ricavi (più 1.419% tra 2000 e 2019).

Fonte: SOMO, 2022

Mosca è l’azionista di riferimento ma non l’unico. Basti pensare che appena prima dell’invasione dell’Ucraina, i colossi finanziari statunitensi Vanguard e BlackRock avevano investito ciascuno nel capitale sociale 1,3 miliardi di dollari, collocandosi come secondo e terzo azionista di Gazprom. Allora Putin era ritenuto dagli Usa un “credibile” socio d’affari.

I principali azionisti di Gazprom. Fonte: Refinitiv Eikon, 2022

Cipro, Olanda e Svizzera sono centri offshore di riferimento per la Russia per quel che riguarda i flussi di capitali in entrata e in uscita. Trasferimenti che passano attraverso società fittizie domiciliate nei diversi Paesi, senza dipendenti o una reale attività sul territorio. Solo in Olanda SOMO ne stima 12mila.

Gazprom come detto conta 16 filiali sussidiarie. Gli autori del report (Rodrigo Fernandez di SOMO, Reijer Hendrikse di VU Brussel, Tobias J. Klinge di KU Leuven e Ilona Hartlief di SOMO) riconoscono che alcune hanno un’attività reale, con dipendenti e attività di gestione di progetti distribuiti nel mondo. Altre, invece, sono mere cassette delle lettere. Complessivamente gli asset delle 16 succursali ammonterebbero ad almeno 26,5 miliardi di dollari nel 2020 (l’ultimo anno per cui sono disponibili i bilanci). E le società di Amsterdam avrebbero trasferito alla casa madre in Russia dividendi per oltre 5,8 miliardi di dollari nel 2020, quasi il 2% del budget annuale del governo. Cifre destinate a schizzare in alto nel bilancio 2021 considerando gli aumenti vertiginosi dei prezzi del gas.

La struttura societaria di Gazprom in Olanda. Fonte: SOMO, 2022

Chi fa funzionare la “pipeline” finanziaria Amsterdam-Mosca sono i facilitatori, o complici, sul terreno. Si tratta di studi legali specializzati in diritto tributario, società che mettono a punto servizi di trust e di consulenza. PricewaterhouseCoopers, una delle “big four” multinazionali della consulenza con Deloitte, EY e KPMG, lavora per tutte le succursali Gazprom in Olanda. Non ha risposto alle domande dei ricercatori di SOMO mentre Intertrust NV e lo studio legale Houthoff hanno dichiarato di voler interrompere qualsiasi collaborazione professionale con clienti russi.

SOMO si rivolge anche al governo Rutte: “La politica di attrarre capitali offrendo vantaggi fiscali ha portato, nel contesto attuale, ad agevolare e sovvenzionare la guerra di Putin in Ucraina, considerata l’importanza strategica delle entrate di Gazprom. E questo non è l’unico problema: il sistema attrae autocrati, oligarchi e ricchezze straniere discutibili, privando numerosi Paesi di entrate fiscali cruciali”. Congelare le ricchezze di Gazprom e impedire che si possano trasferire in giurisdizioni ancor più favorevoli al regime di Putin si può fare, rendendo temporaneamente illegale qualsiasi vendita da parte di società riconducibili a imprese russe. È anche così che si aiutano gli ucraini sotto le bombe.

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