Diritti / Opinioni

Disha Ravi e le nuove pratiche per la giustizia climatica

L’attivista indiana sostiene le proteste degli agricoltori contro il governo Modi. È una spinta a politicizzare le azioni del movimento. La rubrica di Lorenzo Guadagnucci

Tratto da Altreconomia 236 — Aprile 2021
© Disha Ravi - Twitter

Si è parlato poco in Italia dell’arresto di Disha Ravi, la ventiduenne di Bangalore considerata la Greta Thunberg indiana. L’arresto è avvenuto a metà febbraio 2021 e ha fatto molto rumore in quel Paese. Disha è stata prelevata a casa, condotta a Nuova Delhi in aereo e reclusa in una centrale di polizia per una dozzina di giorni, fino al primo esame di un giudice e alla scarcerazione su cauzione. Le accuse contro l’attivista sono altisonanti: sedizione, incitamento all’odio contro il governo, cospirazione. L’arresto è stato eseguito con il pretesto della diffusione, da parte di Disha Ravi, di un vademecum per manifestanti, con vari consigli da tenere prima e durante le manifestazioni, ritwittato proprio da Greta Thunberg.

La ragione reale, più probabilmente, è il sostegno dato da Disha, volto locale di Fridays for future, alla lotta dei movimenti contadini indiani contro il governo di Narendra Modi. I contadini protestano contro tre nuove leggi sui mercati agricoli, pensate per modernizzare e liberalizzare il settore, considerate dai piccoli coltivatori -un numero enorme di persone- come una condanna a morte. Le proteste sono state (e restano) molto forti. La marcia dei contadini da tutta l’India verso la capitale, con una sorta di assedio stretto attorno alla metropoli dopo il divieto d’ingresso stabilito dalle autorità, ha messo in grave difficoltà il governo. Non sono mancati scontri violenti con la polizia. È un conflitto politico cruciale per l’India e per il suo presidente, beniamino dei mercati finanziari internazionali.

3: sono le leggi di riforma agraria volute dal governo Modi. Puntano a liberalizzare il settore; gli agricoltori interessati (il 60% della popolazione indiana) temono un impoverimento di massa

Disha Ravi è un’attivista per il clima conosciuta e popolare in tutta l’India: ha partecipato a numerose campagne per la biodiversità, per la tutela degli elefanti, contro il disboscamento di foreste nella zona di Mumbai e nell’area di Bangalore. Il suo arresto fa pensare che il governo indiano tema una saldatura fra il movimento dei contadini e i giovani attivisti per la giustizia climatica: l’onda della contestazione, in tal caso, si farebbe più alta e più pericolosa. Il premier Modi ha mostrato attitudini autoritarie lungo tutta la sua carriera politica e quindi non sorprende che anche la più nota attivista dei Fridays for future indiani sia entrata nel suo mirino. L’episodio indiano merita però d’essere letto anche in una prospettiva più allargata. L’esplosione della pandemia ha radicalizzato l’emergenza climatica e reso evidente la necessità di cambiamenti strutturali delle produzioni e dei consumi, un ribaltamento del “modello di sviluppo”, se l’obiettivo è consegnare un ambiente vivibile alle prossime generazioni.

Nell’ottica degli attivisti per il clima la pandemia è un’ulteriore spinta all’azione: il momento degli interventi radicali nelle scelte economiche è ora, con lo sconquasso pandemico che ha travolto molte certezze e messo a nudo il fallimento del neoliberismo dominante. Il movimento per la giustizia climatica è insomma chiamato a fare un passo avanti, a politicizzare le sue azioni, superando la fase delle richieste ai potenti affinché seguano le indicazioni degli scienziati per entrare in quella delle lotte e del conflitto. Il modello Disha, con il suo appoggio ai contadini e il suo scontro con il governo indiano, potrebbe succedere al modello Greta. Se questo avvenisse su scala globale, ci sarebbe da aspettarsi altre risposte nello stile di Modi. La politica al tempo della catastrofe climatica e della pandemia mette a confronto opzioni contrapposte, destinate a prendere la scena; la tentazione autoritaria sarà un’opzione per molti.

Lorenzo Guadagnucci è giornalista del “Quotidiano Nazionale”. Per Altreconomia ha scritto, tra gli altri, i libri “Noi della Diaz” e “Parole sporche”

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