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Economia / Attualità

Da Stellantis solo promesse. Lo stabilimento di Mirafiori a Torino rischia di spegnersi

La manifestazione di sabato 24 febbraio promossa da Sinistra italiana di fronte allo stabilimento di Mirafiori a Torino. Presenti anche i deputati Angelo Bonelli, Marco Grimaldi e Nicola Fratoianni

È stata prolungata la cassa integrazione di 2.260 lavoratori della fabbrica del capoluogo che lavoreranno solo su un turno fino al 30 marzo. Uno dei tanti segnali di disinvestimento della multinazionale nel nostro Paese. Mentre gli affari (altrove) vanno a gonfie vele: nel 2023 l’utile netto ha raggiunto quota 18,6 miliardi di euro

“Qui si sono incontrate la vecchia classe operaia torinese, capace, esperta e con una grande storia alle spalle e quella nuova che arrivava dal Sud. Migliaia di immigrati che dovevano imparare ma hanno portato grande energia alla lotta. Il primo consiglio di fabbrica è stato fatto in una balera qui vicino: il primo passo di un insegnamento importante. Non si chiede soltanto al padrone ma si incomincia a fare. Per obbligarlo a cambiare”.

Di fronte alla porta numero due di Mirafiori, Sud di Torino, il ricordo di Luciana Castellina, fondatrice de il manifesto e più volte parlamentare europea, ha chiuso la manifestazione di sabato 24 febbraio durante la quale centinaia di persone hanno marciato intorno al più importante stabilimento italiano di Stellantis.

Lavoratori, giovani e non, ex operai, i delegati sindacali dei diversi settori: tutti uniti nella marcia promossa da Sinistra ecologista e Alleanza Verdi Sinistra per accendere i riflettori sugli oltre 12mila posti di lavoro che rischiano di andare persi nel capoluogo piemontese, storico polmone della Fiat targata Agnelli. “Mirafiori si sta spegnendo senza far rumore -spiega Alice Ravinale, consigliera comunale di Torino in quota Sinistra italiana-. Tra pensionamenti e incentivi al licenziamento che sono gli unici reali investimenti della multinazionale nel nostro Paese”. 

Nella nostra inchiesta “Fiat punto” avevamo dato conto infatti della buonuscita da 190mila euro offerta da Stellantis a oltre 15mila dipendenti, anche molto giovani, in tutta Italia. “Tenendoci bassi possiamo stimare un piano da 500 milioni di euro -osserva Gianni Mannori, responsabile della Fiom-Cgil a Mirafiori- significa che hanno speso per licenziare i dipendenti più del doppio dei 200 milioni investiti in Algeria per fare un nuovo stabilimento”. Cifre eloquenti che nuovamente sembrano smentire le promesse dell’amministratore delegato Carlos Tavares (“Mirafiori ha un futuro”) rinnovate durante l’incontro a Palazzo Civico, sempre a Torino, che si è svolto a metà febbraio 2024 con i sindacati, il sindaco Stefano Lo Russo e l’assessore della Regione Piemonte Andrea Tronzano. Un nulla di fatto.

Durante il tavolo non è stata neanche citata l’opzione Leapmotor -società cinese controllata con il 21% dal gruppo Stellantis- per produrre 150mila veicoli elettrici nel capoluogo piemontese che nei giorni precedenti era è stata rilanciata sia da La Stampa sia da la Repubblica, di proprietà del gruppo Gedi controllato al 43,78% dal 23 aprile 2020 da Exor, la holding della famiglia Agnelli, tramite la società Giano Holding. Si parla di 150mila vetture a partire dal 2026. Ma restano, per ora, solo promesse. Come quelle che sono seguite al primo dei 15 incontri previsti dal Tavolo dell’automotive convocato a inizio febbraio dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. A margine dell’appuntamento Tavares ha chiesto più incentivi (“Se non si danno sussidi per l’acquisto di auto elettriche, si mettono a rischio gli impianti italiani”) per poi nei giorni successivi fare marcia indietro e confermare l’impegno nel Paese. 

“Abbiamo chiamato la marcia ‘Clima e lavoro’ -riprende Ravinale- per decostruire l’idea che la transizione ecologica riduca l’occupabilità. E soprattutto perché Stellantis non se ne sta andando, come sostiene Tavares, perché mancano incentivi bensì perché ha deciso di investire altrove”. A dirlo sono, nuovamente, i numeri.

Nel 2023, bilancio della multinazionale francese alla mano, i ricavi netti sono di 189,5 miliardi di euro (più 6% rispetto al 2022) con un aumento del 7% dei volumi di consegne consolidati. L’utile netto, invece, è in crescita dell’11% per un volume di 18,6 miliardi di euro.

La “significativa generazione di flussi di cassa e la solidità del bilancio della società” ha infine permesso alla multinazionale francese di approvare un programma di buyback per tre miliardi di euro: significa, in concreto, acquistare le proprie azioni sul mercato e creare così maggior valore per i propri azionisti. Exor, che detiene oltre il 14% della proprietà del gruppo automobilistico francese, incasserà per il 2023 circa 700 milioni di euro di dividendi (nel 2020 erano 140 milioni) mentre John Elkann ha percepito 4,8 milioni di euro di compensi. Gli affari girano bene e le promesse fatte dallo stesso Elkann a Roma al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di continuare a investire nel Paese sembrano di circostanza. Anche considerato, come raccontato nella nostra inchiesta di gennaio, i nuovi fronti di investimento della famiglia torinese -dalla sanità ai metalli preziosi- e l’inchiesta della Procura di Torino nata dall’esposto di Margherita Agnelli, figlia di Gianni, sull’eredità di famiglia. 

“Mi spaventano la presunzione e l’arroganza dell’azienda che sembrano noncuranti di quello che succede -riprende Mannori- così come il cinismo degli Agnelli. Non è vero che hanno svenduto la Fiat, ci hanno guadagnato e pure tanto. Semplicemente hanno scelto di non investire qui”. Sono migliaia le famiglie che oggi subiscono questa decisione. Solo a Mirafiori a inizio febbraio 2024 è stata prolungata la cassa integrazione di 2.260 lavoratori dello stabilimento che lavoreranno solo su un turno fino al 30 marzo, per un periodo prolungato di quattro settimane rispetto a quanto annunciato inizialmente da Stellantis.

“Non c’è prospettiva: non ci sono nuovi modelli e quelli che si producono sono in forte calo -conclude il sindacalista-. Serve un cambio di passo: nuovi investimenti, nuove case automobilistiche con una politica industriale costruita dal basso che coinvolga tutte le parti in causa. Siamo ancora in grado di giocarci una partita ma se non cambiamo passo verremo travolti”. Anche Luciana Castellina, in chiusura del suo intervento di fronte alle porte di Mirafiori, ha sottolineato questo aspetto. “State attenti -ha detto rivolgendosi ai partecipanti-, non è vero che stanno vincendo i capitalisti. Sono più cattivi perché stanno perdendo perché il loro modello di produzione e di vita è un modello che non può funzionare e devono cambiarlo. Se non riusciamo a fargli modificare il metodo, rischieranno di risponderci con la violenza”.

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