Diritti / Opinioni

Contro il pensiero unico dell’indifferenza

Il contrasto alla diffusione delle mafie e della corruzione deve riguardare tutti. Come dimostra Libera, servono azioni civiche collettive. La rubrica di Pierpaolo Romani (Avviso Pubblico)

Tratto da Altreconomia 224 — Marzo 2020
© Libera

Indifferenza. È una parola girata parecchio nei mesi di gennaio e febbraio. In particolare, in occasione della celebrazione della Giornata della memoria e all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Etimologicamente, secondo il vocabolario Treccani, con il termine indifferenza si indica il “comportamento di chi, in determinata circostanza o per abitudine, non mostra interessamento, simpatia, partecipazione affettiva, turbamento”. Indifferente è “chi se ne frega” per usare un linguaggio della quotidianità. Vengono alla mente, a tal proposito, le parole che Piero Calamandrei pronunciò davanti agli studenti milanesi nel 1955, in particolare quando il grande giurista raccontò il dialogo tra due contadini che si erano imbarcati su una nave. “Un contadino impaurito domanda a un marinaio: ‘Ma siamo in pericolo?’ E questo dice: ‘Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda’. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: ‘Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda’. Quello dice: ‘Che me ne importa? Unn’è mica mio!’”.

Di indifferenza ne ha parlato anche Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, testimone diretta di uno dei più atroci periodi della storia mondiale. La senatrice, da alcune settimane costretta a vivere sotto scorta per le innumerevoli minacce ricevute, ha dichiarato che “l’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”. Per rammentare il concetto e spronarci a non essere indifferenti, ha voluto che questa parola fosse scolpita al binario 21 della stazione centrale di Milano, un luogo famigerato da cui partivano i treni per i campi di sterminio, divenuto un memoriale nazionale.

L’indifferenza si apparenta con la complicità e la connivenza favorendo non solo il diffondersi dell’odio, del razzismo e dell’antisemitismo ma anche l’infiltrazione e il radicamento delle organizzazioni mafiose nelle regioni italiane. Lo hanno sottolineato diversi procuratori generali nella recente cerimonia di inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Di fronte a questo male chiamato mafia, dicono i magistrati, in diversi contesti territoriali, anche nel Centro-nord Italia, mancano gli anticorpi, c’è negazione e sottovalutazione, si sta diffondendo l’omertà e la volontaria soggezione ai criminali. I mafiosi sono cercati per fare affari, per usufruire di servizi come il recupero crediti o lo smaltimento dei rifiuti. Così le mafie prosperano e costituiscono sempre di più una reale, seria e attuale minaccia per la nostra democrazia, per la nostra economia e sicurezza. Eppure, moltissimi italiani sono colpevolmente o dolosamente indifferenti. Pensano che la lotta alle mafie, alla corruzione e all’evasione fiscale sia una questione che riguarda solo alcune regioni e che il compito di ripristinare la legalità violata competa esclusivamente a qualcuno e non a tutti noi. Si tratta di un convincimento sbagliato e pericoloso, che va contrastato con forza e determinazione attraverso una serie di azioni, tra cui la mobilitazione civica collettiva.

Più di 1.000 È il numero delle vittime innocenti delle mafie in Italia censito dall’associazione Libera. Si tratta di donne, uomini, bambini di tutte le regioni italiane. Tra essi: magistrati, membri delle forze dell’ordine, giornalisti, politici, dirigenti e funzionari pubblici, preti, sindacalisti, imprenditori, liberi professionisti. Per saperne di più: vivi.libera.it

A fronte di queste riflessioni, l’invito alle lettrici e ai lettori è partecipare alla venticinquesima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata da Libera e Avviso Pubblico, che si svolgerà a Palermo il prossimo 21 marzo. Leggeremo i nomi di più di mille persone che hanno avuto il coraggio di scegliere, che hanno dato la loro vita per il bene di tutti noi, dimostrandosi responsabili e non indifferenti.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie

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