Economia / Attualità

Brevetti su orzo e birra: il mezzo passo indietro di Heineken e Carlsberg

All’inizio di novembre le multinazionali hanno ritirato due brevetti presentati all’Ufficio europeo nel 2016 riguardanti alcune varietà di orzo. Produttori e agricoltori avevano denunciato il rafforzamento del monopolio sulla produzione. “La strada per un mercato delle sementi libero ed equo però è ancora lunga”, dichiara la coalizione No patents on seeds

© Thomas Picauly - Unsplash

Il 4 novembre 2021 le multinazionali Carlsberg e Heineken hanno richiesto all’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) il ritiro di alcuni diritti di privativa industriale su alcune varietà di orzo presentati dagli stessi cinque anni prima. A partire dal loro deposito nel 2016 sono stati oggetto di una contestazione da parte di produttori, agricoltori e movimenti contrari all’imposizione di brevetti su piante o animali, tra cui la coalizione No patents on seeds. 

Il motivo della critica riguardava la copertura dei brevetti che avrebbe garantito alle due imprese un totale monopolio non solo sull’orzo ma anche su tutti i suoi prodotti, inclusa la birra. Per gli oppositori il passo indietro compiuto dalle imprese costituisce sicuramente una buona notizia, ma rappresenta solo un inizio nella strada verso un mercato delle sementi più libero e giusto. Nel 2016 le due avevano presentato, infatti, due richieste di brevetti riguardanti due specie di orzo ottenuto da loro ottenute. Se per i produttori, le modifiche ne avevano migliorato la qualità, permettendo di ottenere una birra più buona, molti birrifici e agricoltori si sono mostrati contrari. I motivi erano tre: il primo riguardava il fatto che le compagnie avevano richiesto i diritti non solo sulla pianta ma anche sui suoi prodotti come il mosto o le bevande come la birra. La seconda critica era verso il processo produttivo usato, che non comportava una effettiva innovazione, in quanto non presentava uso di tecniche di ingegneria genetica ma si basava su modifiche casuali. “Non c’è nulla di nuovo o innovativo nel processo descritto nel brevetto -sostiene No patents on seeds,ma le aziende stanno reclamando non solo le piante o i semi come una loro invenzione, ma anche il raccolto e i derivati della sua lavorazione”.  Infine, queste tutele impedirebbero, senza l’approvazione dei detentori dei diritti, l’utilizzo delle piante per la produzione di nuove varietà tramite incroci.

La coalizione No patents on seeds insieme ad altre 40 associazioni ha presentato per questo nel 2017 un ricorso per bloccarne l’approvazione. Nonostante nel giugno dello stesso anno l’Epo avesse deciso di non concedere più brevetti su specie di piante e animali ottenute da incroci casuali, nel 2018 l’Ufficio ha respinto le proteste esprimendosi a favore di Carlsberg e Heineken.  La coalizione internazionale ha presentato un appello il cui verdetto era atteso per prossima la primavera. Tuttavia, le due aziende hanno anticipato i legislatori richiedendo, all’inizio di novembre di quest’anno, l’annullamento dei brevetti contestati. “Questo rappresenta un importante successo per la campagna. -afferma Erling Frederiksen, uno dei sostenitori della protesta-. Aspettavamo da tempo un risultato simile, ma questo non è abbastanza”. Nonostante l’apparente retromarcia compiuta da Carlsberg e Heineken, infatti, l’Epo continua ad approvare domande di brevetto sull’orzo e i suoi derivati, birra inclusa. Nel giugno 2021, infatti, ha accolto le richieste su una nuova varietà di orzo presentate dalle due aziende. “Carlsberg in particolare ha presentato numerose altre istanze di brevetto su orzo e birra, molte delle quali sono già state accettate”, continua Frederiksen.  

Il problema di fondo, secondo “No patents on seeds” è che l’Epo approva ancora un gran numero di brevetti basati su mutazioni genetiche casuali. E denuncia: “Le aziende stanno rendendo intenzionalmente ambigua la differenza tra ingegneria genetica e tecniche tradizionali in modo tale che, se questi brevetti vengono approvati, possono coprire anche piante (o animali) con le stesse caratteristiche anche se derivanti da una mutazione casuale e non dal risultato di una innovazione tecnica”. Per le associazioni i brevetti spesso si spingono troppo oltre arrivando a limitare fortemente la varietà biologica a disposizione di contadini e agricoltori. “Come risultato le grandi aziende di alimenti e bevande guadagnano un ulteriore controllo sulle produzioni agroalimentari. L’Europa dovrebbe basare la propria politica in termini di brevetti alla luce di reali innovazioni da parte delle aziende e non sul risultato di tecniche tradizionali”.

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