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Beni confiscati: se “assegnarli” è difficile

Appena il 4 per cento dei beni presenti nella banca dati del ministero della Giustizia a fine dicembre 2015 (oltre 150mila, complessivamente) sono stati definitivamente affidati. I nuovi procedimenti di sequestro e confisca avviati nel 2015 nelle Regioni del Centro e del Nord Italia sono stati pari al 31,7% del totale, in aumento rispetto alla media del periodo 2011-2015 (28%)

Uno dei terreni agricoli confiscati ed assegnati alla cooperativa NCO, in provincia di Caserta, incendiato nell'estate del 2016. Ne raccontiamo la storia su Altreconomai 186

L’ultima relazione semestrale al Parlamento sui beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali, predisposta dal ministero della Giustizia, ai sensi della legge n. 109 del 1996, e resa pubblica a fine settembre, offre l’occasione per fare il punto sull’evoluzione del contrasto del fenomeno mafioso, ma anche della diffusione delle attività criminali nel Paese. Nel 2015, ad esempio, è aumentato (in percentuale) il numero di nuovi procedimenti avviati nelle Regioni del Centro e del Nord Italia, pari al 31,7% del totale: la media del quinquennio 2011-2015 vede il Centro-Nord fermo al 28 per cento, contro il 72 per cento che riguarda il Sud e le isole.

“La Sicilia continua ad essere la regione in cui si registra il maggior numero di procedimenti (28,3 per cento) seguita da Campania, Calabria, Puglia, Lombardia e Lazio (che hanno registrato un significativo incremento negli ultimi anni). I distretti giudiziari maggiormente interessati sono quelli di Palermo, Napoli, Reggio Calabria, Bari e Roma (dove la crescita è molto significativa), seguiti dai distretti di Bologna, Milano e Torino. Tra i distretti giudiziari ‘minori’ si segnalano quelli di Salerno, Catania, Trapani e S. Maria Capua Vetere” spiega un’analisi della relazione pubblicato sul sito dell’associazione Avviso pubblico, dalla quale riprendiamo i paragrafi dedicati a “beni iscritti”, “beni sequestrati e confiscati” e “beni definitivamente assegnati”.

Beni iscritti. Il sistema informativo prevede la classificazione dei beni secondo diverse tipologie (immobili, beni mobili, beni finanziari, aziende), a loro volta articolate in sotto categorie (ad esempio i beni immobili sono classificati in appartamenti per uso individuale, collettivo, con destinazione commerciale o industriale). Al 31 dicembre 2015 risultano iscritti complessivamente oltre 153.000 beni (+ 16.000 rispetto alla stessa data del 2014): tale dato comprende anche i beni ancora in fase di proposta di misura cautelare (35.601), quelli passati alla fase del dissequestro (42.634) o, all’opposto, definitivamente destinati (6.108). Il 2013 è stato l’anno in cui si è registrato il maggior numero di beni iscritti (17.756, a fronte dei 16.030 del 2014 e ai 15.086 del 2015). Dei 153.000 beni complessivamente inseriti nella banca dati, la categoria più numerosa è quella dei beni immobili (45,9%), seguita dai beni mobili (36,8%, con una crescita negli ultimi anni della percentuale di quelli registrati, cioè di veicoli e brevetti), dai beni finanziari (titoli, azioni, assegni, pari al 11,4%) e dalle aziende (circa 7%).

Beni sequestrati e confiscati. I beni sottoposti a misura cautelare sono complessivamente 75.162: di questi sono 69.054 i beni confiscati presenti nella banca dati (di cui però oltre 28.318 oggetto di confisca non definitiva: e il dato tende progressivamente a crescere). I beni oggetto di confisca definitiva (che devono pertanto essere interessati dai futuri decreti di destinazione) sono 23.692 (il 15.4% dei beni presenti nella banca dati): e si registra un significativo aumento delle confische definitive negli ultimi due anni (9.289 del 2014; 10.130 nel 2015). I distretti più interessati sono quelli di Palermo, Roma, Reggio Calabria, Lecce e Napoli; in forte crescita negli ultimi anni il distretto di Catanzaro.

Beni definitivamente assegnati. Un elemento di riflessione molto interessante, segno delle forti criticità nell’attuazione della legge, è rappresentato dai dati sui decreti di destinazione finale: i beni (immobili ed aziende) definitivamente assegnati sono 6.108, pari al 4% del totale di beni iscritti nella banca dati. Si tratta di numeri molto bassi se confrontati, ad esempio, con quello dei beni soggetti a confisca definitiva. Negli ultimi 5 anni, a fronte di un numero elevatissimo di beni sottoposti al primo decreto di sequestro e di oltre 15.000 beni oggetto di un decreto di confisca definitiva, dimostrazione della crescita dalla capacità investigativa dello Stato, i beni assegnati allo Stato o agli enti locali sono stati solo 1.630, con un andamento assai irregolare nel tempo; sotto le 100 unità sia nel 2011 che nel 2012, a fronte di 428 beni nel 2013,  163 beni nel 2014 e 857 nel 2015: quest’ultimo dato sembrerebbe però confermare un significativo miglioramento della capacità dello Stato di accelerare le procedure, se si tiene conto anche del fatto che negli ultimi mesi risultano emanati oltre 2.000 decreti di destinazione.
I beni assegnati allo Stato (1.010 fino ad oggi) sono utilizzati prevalentemente per finalità di ordine pubblico, cioè per le esigenze di Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza (60% del totale). Quelli assegnati ai comuni (5.098) sono utilizzati soprattutto per scopi sociali (59%, tra cui sedi per associazioni, centri per minori ed anziani) mentre la quota restante è per finalità istituzionali (emergenze abitative, uffici comunali, scuole). La destinazione prevalente è nelle regioni meridionali (in particolare la Sicilia).

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