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Banca etica sogna ancora? – Ae 74

Un episodio dell’ultima assemblea fa discutere: al centro del confronto i numeri ma soprattutto le scelte strategiche Sabato 29 maggio a Bari si è tenuta l’annuale assemblea di Banca Etica. Doveva essere un’assemblea tranquilla ma un episodio ha fatto scalpore:…

Tratto da Altreconomia 74 — Luglio/Agosto 2006

Un episodio dell’ultima assemblea fa discutere: al centro del confronto i numeri ma soprattutto le scelte strategiche


Sabato 29 maggio a Bari si è tenuta l’annuale assemblea di Banca Etica. Doveva essere un’assemblea tranquilla ma un episodio ha fatto scalpore: Alessandro Messina, ex presidente dell’Associazione finanza etica, è intervenuto e ha votato contro l’approvazione del bilancio. È la prima volta che avviene. Nodo del contendere lo “spostamento strategico da ‘banca alternativa’ a ‘banca responsabile’, che risponde cioè ad alcune richieste soggettive di consumo critico ma rinuncia al suo ruolo di trasformazione di società ed economia”.

Noi di Altreconomia a Bari non c’eravamo: abbiamo quindi chiesto a Francesco Terreri un commento tecnico e ai due protagonisti, Fabio Salviato, presidente di Banca etica, e appunto, ad Alessandro Messina, un breve sunto delle posizioni. Il dibattito è appena all’inizio: Banca Etica, come scrive Salviato, è una delle esperienze più originali e positive di questi anni; vista l’importanza del tema rimandiamo i lettori al nostro sito per il proseguo del confronto.

Sul sito www.bancaetica.com invece i documenti dell’assemblea, con la relazione di bilancio.



Nel 2005 il gruppo Banca popolare Etica, costituito dalla banca e dalla società di gestione dei fondi di investimento Etica sgr, ha superato il mezzo miliardo di euro di risparmio raccolto complessivamente. Tra conti correnti, obbligazioni, fondi e altre forme, i risparmiatori gli hanno affidato 577 milioni di euro rispetto ai 479 milioni dell’anno precedente. Se facciamo pari a 100 questo valore, 32 euro circa vengono utilizzati per il credito, 33 euro per investimenti in titoli della banca, in parte obbligatori per legge, e 35 euro per investimenti finanziari dei clienti. Nonostante una crescita degli impieghi (+34% rispetto al 2004, meno di un terzo delle risorse globalmente raccolte -il 45% di quelle raccolte in banca-) viene destinato all’attività

di prestito.

La banca guidata da Fabio Salviato ha visto nel 2005 una raccolta diretta (depositi e obbligazioni dell’istituto acquistate dai clienti) pari a 382 milioni di euro, il 19% in più dei 322 milioni del 2004 e più del triplo dei 123 milioni del 2001, mostrando l’appeal che esercita sui risparmiatori la possibilità di collocare i propri soldi in una banca “pulita” e trasparente. La raccolta indiretta, cioè il risparmio affidato alla banca per investimenti finanziari, è pari invece a 91 milioni e comprende pressoché solo i fondi di investimento dello stesso gruppo, quelli gestiti da Etica sgr.

Per Banca Etica passa, tuttavia, solo una parte del risparmio raccolto attraverso i fondi (il resto è raccolto da altre banche). Complessivamente “Valori responsabili monetario”, il fondo che investe in titoli di Stato “eticamente corretti”, ha un patrimonio a fine 2005 di poco meno di 110 milioni. “Valori responsabili obbligazionario misto”, dove troviamo sia obbligazioni che azioni di imprese “socialmente responsabili”, è a quota 41 milioni, mentre “Valori responsabili bilanciato”, con una parte maggiore di investimento nell’azionario, è a 44 milioni, per un totale di fondi collocati, tra sgr e banca, pari a quasi 195 milioni di euro.

Etica sgr, che vede da pochi giorni come nuova direttrice Alessandra Viscovi al posto di Luca Mattiazzi, che diventa vicedirettore di Banca Etica, ha nella compagine sociale la Banca popolare di Milano, che quest’anno risulta ancora presente nella tabella delle banche operative sull’export di armi, la Popolare di Sondrio, Iccrea Holding e la Cassa centrale delle Rurali trentine e delle Bcc del Nordest.

I crediti di Banca Etica effettivamente utilizzati dai 1.629 clienti hanno toccato l’anno scorso i 171 milioni, mentre le linee di fido accordate, anche se non utilizzate, sono arrivate a 268 milioni. Il rapporto tra crediti e raccolta diretta ha raggiunto il 44,8% dopo anni in cui era sotto il 40% (e nel 2002 anche sotto il 30%). Tra i settori finanziati, per i quali i risparmiatori a differenza delle altre banche possono anche esprimere una preferenza, il più importante resta quello della “qualità della vita, sport, iniziative culturali” con il 38% dei prestiti (era il 43% nel 2004), seguito dal comparto sociale con il 32% (come l’anno prima), mentre è cresciuta dal 9 al 14% la quota dei fidi a persone fisiche e dei prestiti d’onore -il microcredito di Banca Etica- ed è scesa poco sotto l’11% quella della cooperazione allo sviluppo e commercio equo. Resta tra il 4 e il 5% la parte di crediti destinata alla tutela ambientale.

Nella distribuzione per aree geografiche, un terzo dei prestiti va nel Nordest e altre due quote tra il 29 e il 30% rispettivamente al Nordovest e al Centro.

Nel Mezzogiorno quest’anno è andato il 7% dei crediti di Banca Etica, poco più che nel 2004, ma sotto il massimo degli anni scorsi, che era arrivato al 9%. Banca Etica ha incassato nel 2005 per interessi sui prestiti 11,2 milioni, mentre ne ha pagati sui depositi 3,4 milioni. Considerando anche le commissioni da un lato e le spese amministrative e del personale dall’altro, il risultato operativo della banca è stato pari a 2 milioni, il 7% in meno dell’anno precedente. L’utile netto è invece pari a 305 mila euro, quasi il triplo del 2004, grazie ad una minore incidenza delle rettifiche sui crediti, anche se i prestiti “dubbi” e “sotto controllo” sono in aumento.





Io dico di sì, io dico di no

Fabio Salviato

Il valore di Banca Etica va ben oltre i numeri, pur lusinghieri, del bilancio 2005. In soli sette anni siamo cresciuti ad un ritmo ben più rapido di quanto potessimo sperare, riuscendo contemporaneamente a dare stabilità e solidità al nostro progetto. Siamo cresciuti come banca e come sistema, avviando l’esperienza di Etica sgr, rilanciando il Consorzio Etimos e l’operatività nei Sud del mondo, creando una Fondazione culturale che rappresenta un punto di riferimento per tutti i nostri soci. Appuntamenti come Terra Futura e operazioni editoriali come Valori sono la dimostrazione che Banca Etica non è solo un istituto di credito, ma anche e soprattutto un movimento capace di parlare ad un pubblico ben più ampio di quello dei propri soci e clienti, partendo da un nucleo iniziale di riflessione sull’uso responsabile degli strumenti finanziari ma allargando lo sguardo al tema più generale della sostenibilità dei nostri stili di vita. Conciliare una piena ed efficiente operatività bancaria con la fedeltà ai nostri principi fondanti è la sfida più ardua. Ma i risultati ci danno ragione. L’apertura del decimo sportello a Torino, il piano di sviluppo nel Mezzogiorno (a partire da Napoli per arrivare a Palermo), l’esportazione del nostro modello di banca etica anche in altri Paesi europei, per citare soltanto alcuni esempi, sono altrettante tappe di un percorso che non pretende di essere infallibile, però chiede di essere riconosciuto come una delle esperienze originali e positive di questi anni.



Alessandro Messina

Ho votato contro l’approvazione del bilancio 2005  di Banca Etica.

L’ho fatto a malincuore, consapevole che la banca è un patrimonio dell’economia solidale. Negli anni ho usato tutti gli strumenti associativi esistenti per veicolare le mie opinioni, ma ho dovuto prendere atto della scarsa possibilità di dialettica e ho deciso di rendere tangibile il mio dissenso. Quali i motivi? diversi, tutti nel tempo sollevati e su cui risposte o non sono mai giunte o sono state inadeguate. Da Etica Sgr alla decisione di avviare un fondo pensione, dai pochi investimenti al Sud alla scarsa attuazione del decentramento gestionale, dall’impoverimento del ruolo del comitato etico a quello dei soci e della fondazione culturale, sono tanti, troppi, i segnali di una banca che si va assuefacendo alle sirene della finanza “responsabile”, più orientata alla beneficenza che alla costruzione di un differente modello di sviluppo. C’è bisogno di spazio per cambiare rotta. Siamo ancora in tempo. Ma occorre prendere atto dei problemi, discuterne, favorire la partecipazione dei soci. Il mio auspicio è che almeno su questo obiettivo vi sia la convergenza di chi oggi governa la banca.



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