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Ambiente / Opinioni

In Austria la sfida climatica rivoluziona il trasporto pubblico

© Mika Baumeister

Con una sola tessera, “Klimaticket”, si può andare dappertutto. Questa è transizione ecologica che cambia la vita. La rubrica di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 242 — Novembre 2021

Ecco un’ottima notizia per la nostra transizione ecologica zoppicante. Arriva dall’Austria, una nazione con molte posizioni politiche che non condivido ma che ora fa centro. Si chiama Klimaticket ed è una tessera da tre euro al giorno con cui ogni cittadino potrà spostarsi in tutto il Paese con qualsiasi mezzo pubblico. Perché mi piace? Iniziamo dal nome, non irrilevante: Klimaticket e non tessera annuale multimodale integrata o altri nomi trasportistici e incomprensibili. Con la parola klima chiariscono qual è la cosa cruciale e si danno un preciso compito pedagogico: coinvolgere culturalmente i cittadini spiegando che usando i mezzi pubblici si salva il clima.Il Klimaticket non è solo il tuo biglietto per tutti i trasporti pubblici, ma anche il biglietto con cui vogliamo raggiungere insieme gli obiettivi climatici di Parigi” (klimaticket.at).

Capite? Stanno dicendo che si può fare meglio quel che si faceva male, se ora lo si fa per una causa alta e giusta: il clima. Non serve spostarci più velocemente ma più ecologicamente. Non si risolve tutto con la tecnologia ma con nuova intelligenza politica. Inoltre la tessera vale ovunque. Se vogliamo politiche ecologiche dobbiamo metterci in testa di escogitare idee che superino i confini amministrativi. La CO2 non si ferma al bordo di nessun Comune, nessuna Regione, nessuna zona tariffaria integrata. Per attuare una vera transizione ecologica dobbiamo mettere da parte individualisti, ignorantisti e secessionisti. Per fare cose ecologiche non basta fare la propria parte ma capire che c’è una sola parte ed è quella comune. Dilatare la scala territoriale e deframmentare le politiche locali fa bene al clima. Spostare le deleghe ambientali dai singoli enti polverizzati allo Stato garantisce visione di insieme, omogeneità e vantaggi.

3 euro al giorno: Tanto con poco. Quando è l’ecologia a scrivere le politiche pubbliche, tutto cambia e l’impossibile diviene possibile. Accade in Austria dove le politiche di mobilità pubblica d’ora in poi saranno politiche per il clima.

Klimaticket è facile per tutti e questo è cruciale perché occorre far sì che i comportamenti sostenibili siano più facili e vantaggiosi di quelli insostenibili. Si possono usare tutti i trasporti ferroviari, pubblici e privati, tutti quelli urbani di tutte le società possibili (poche le eccezioni). Questo accade quando uno Stato e la sua politica hanno una visione e si smarcano da localismi e lobby in nome di valori più alti. E anche quando lo Stato evita di privatizzare la qualunque riducendo la propria libertà decisionale. Ma anche quando si pensa con la fissa dell’ecologia, ovvero investendo in formazione ecologica sia per la classe politica sia per il pubblico impiego. Difficile pensare che chi ieri gestiva banche, aziende petrolifere o hi-tech oggi disegni buone politiche ecologiche per grazia ricevuta. De-burocratizzare? Non serve affossare la valutazione di impatto ambientale come ha fatto l’Italia per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con Klimaticket fai un biglietto e sei a posto tutto l’anno. Meno burocratico di così.

Per chi pensa che il costo di circa mille euro annui sia proibitivo, c’è un programma tariffario per l’inclusione sociale con formule a rate per tutti e a basso costo per giovani, studenti, famiglie, anziani, disabili, lavoratori e aziende (formula esentasse). Una transizione deve essere equa e ognuno deve contribuire secondo quel che può ma tutti devono cambiare comportamenti. Per finire, gli investimenti pubblici: mentre lo Stato offre Klimaticket spiega ai cittadini il programma di investimenti nei trasporti e nelle stazioni impegnandosi pure a fare ricerca scientifica. Fare politica ecologica significa pensare in modo sistemico e pedagogico. Conclusione per il nostro governo: copiate, copiate, copiate!

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “100 parole per salvare il suolo” (Altreconomia, 2018)

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