Ambiente / Opinioni

Non si cambia il futuro con le professionalità del passato

La pubblica amministrazione non va alla ricerca di professionisti in ambito ambientale ed ecologico. Una scelta miope per i territori. La rubrica di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 241 — Ottobre 2021

Nudi alla meta. Così ho pensato dopo aver sfogliato qualche lista di concorsi per reclutare professionalità nel settore pubblico. Non so se qualcuno monitora ufficialmente questo mondo per area tematica, ma per quel che ho capito scorrendo i bandi più recenti, le professionalità richieste in ambito ecologico sono più o meno prossime allo zero. Al contrario abbondano le richieste di laureati in sociologia, giurisprudenza, economia, comunicazione social, scienze politiche e altre discipline amministrative.

Nel sito del governo italiano -nome: “Opportunità”- sono raccolti i bandi del “PON Governance e capacità istituzionale” formulati dall’Agenzia per la coesione territoriale, dagli organismi intermedi e dai soggetti in house. Nell’ultimo anno non vi è una sola posizione riguardante la questione ambientale. Il bando del 6 agosto 2021, ad esempio, è particolarmente significativo: si vogliono reclutare tantissimi consulenti e collaboratori per rafforzare le capacità amministrative dei piccoli Comuni, ma nella lista delle figure richieste non c’è neppure una vaga traccia di professionalità ambientali. Come se la questione ecologica non riguardasse i piccoli e fragili Comuni. Idem per le grandi città. Su concorsipubblici.com, delle 111 posizioni messe a bando dal novembre 2020 a oggi dalla Città Metropolitana di Milano, solo quattro riguardano professionalità ambientali. E così per altre decine di casi.

0,0…%: a parole diciamo “transizione ecologica”, ma le nostre amministrazioni continuano a non assumere professionalità ambientali. Impossibile una svolta green senza queste figure

Tutto questo ci offre una preoccupante chiave interpretativa che spiega bene sia alcuni nostri ritardi nel pensare e attuare politiche ambientali, sia il motivo per il quale la questione ecologica non si radica nelle amministrazioni locali. Parliamo di cambiamento climatico, di transizione energetica, di suolo, di acque, di biodiversità e di boschi, ma nel frattempo non assumiamo donne e uomini con una formazione, una sensibilità e una vista ecologica adeguate. È evidente che così la questione ambientale non entra nell’agenda né locale né centrale, mentre c’è sempre tanto spazio per ragionieri, avvocati, sociologi e quant’altro.

Nessuno dice che non siano importanti queste figure, dico solo che non ci stiamo per nulla attrezzando a quelle che sono le sfide ecologiche che bussano alla nostra porta oggi. Con tutto il rispetto, ma una persona che ha studiato giurisprudenza o economia o marketing non ha né la preparazione né lo slancio né la sensibilità per capire cos’è davvero l’ecologia e come impatta nelle nostre vite, semplicemente perché non è cresciuto a pane ed ecologia. È ovvio che poi questo si riverbera sulle scelte di governo del territorio di Comuni, Province e Regioni. Se la dimensione ecologica non è solidamente rappresentata nella struttura organizzativa delle amministrazioni, la questione ecologica non verrà mai gestita come deve esserlo.

Una cosa come l’Agenda 2030 rimarrà solo robetta per qualche convegno di provincia e la transizione ecologica si ridurrà a pura erogazione di finanziamenti con tanto di pignola rendicontazione sulle spese e non certo sugli effettivi benefici ecologici raggiunti. Perché solo questo si sa fare. Se non reclutiamo eserciti di naturalisti, ecologi, agronomi, biologi, forestali, ingegneri ambientali, fisici del clima e geologi dando loro spazio, responsabilità e potere, non faremo nessuna transizione ecologica e questa rimarrà solo una pezza per rendere verdi i soliti vecchi e grigi affari commerciali. Non si cambia il futuro con le stesse professionalità del passato.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “100 parole per salvare il suolo” (Altreconomia, 2018)

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