Diritti

Vota la peggiore multinazionale dell’anno

Torna il Public Eye Award, il concorso di Greenpeace Svizzera e Berne Declaration assegnato in occasione del World Economic Forum di Davos. Tra le imprese candidate Alstom, Goldman Sachs, Lonmin, Shell e Repower. Quest’ultima vorrebbe realizzare una centrale a carbone a Saline Joniche, in Calabria

Per votare basta andare sul sito www.publiceye.ch ed esprimere la propria preferenza. È infatti partita in questi giorni la corsa al “premio” per le multinazionali più cattive del pianeta, “organizzato” dal 2000 da Greenpeace Svizzera e Berne Declaration e che quest’anno sarà assegnato il 24 gennaio. Anche questa volta la cerimonia per la consegna del poco ambito riconoscimento si terrà in contemporanea con il World Economic Forum in programma a Davos. Ovvero l’incontro dei guru del capitalismo mondiale, da quando c’è la crisi meno scintillante e fastoso rispetto al recente passato.

Le candidate all’oscar per le cattive pratiche ambientali e sociali sono sette, in rappresentanza di ben quattro continenti. Si va dalla francese Alstom, “specializzata” in corruzione, alla Coal India, che con i suoi 400 milioni di tonnellate di carbone estratti l’anno (il 90 per cento della produzione del Paese asiatico) contribuisce non poco al dramma dei cambiamenti climatici, per proseguire con la compagnia britannica di sicurezza privata G4S (che “pare” sia abbastanza esperta di violazioni dei diritti umani e delle regole più basilari del diritto internazionale, essendo presente in ben 125 Paesi del globo). Ma non potevano mancare la Goldman Sachs, l’anima nera della finanza internazionale, la Lonmin, l’azienda del settore minerario legata al dramma di Marikana (44 minatori uccisi dalle forze di polizia sudafricana nell’agosto del 2012, chiamata in causa dalla stessa Lonmin per sedare le proteste contro le pessime condizioni lavorative) e ancora la Shell, la oil corporation impegnata in attività estrattive nella regione dell’Artico e che un po’ ovunque nel mondo -in primis nel Delta del Niger- si “contraddistingue” per il suo pessimo record ambientale.

Dulcis in fundo -si fa per dire- la Repower, società che gioca in casa, visto che è svizzera, ma che nella nostra Calabria vuole costruire insieme alla multi-utility italiana Hera la centrale a carbone di Saline Joniche. Poco importa che praticamente tutta la popolazione locale sia contraria e che il progetto avrà impatti devastanti -oltre a “incastonarsi” in un contesto dove la criminalità organizzata la fa da padrone-.

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