Interni

#vinolibero, l’Antitrust sanziona Eataly

Con un provvedimento pubblicato il 9 maggio di quest’anno, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha dichiarato "fuorviante", "omissiva" e contraria al Codice del Consumo, la campagna "Vino libero" promossa dalla catena di Oscar Farinetti. Un primo procedimento era già stato archiviato dopo gli impegni assunti da Eataly di rimuovere e sistemare le etichette. Cosa che non è avvenuta

Il marchio “vino libero” commercializzato da Eataly e pubblicizzato su quotidiani e network nazionali fino all’inizio di quest’anno ha veicolato un messaggio “fuorviante” a danno dei consumatori. A sostenerlo, attraverso un provvedimento dell’aprile scorso e reso pubblico il 9 maggio, è stata l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato. 
 
Nel provvedimento di dieci pagine -firmato dal presidente dell’AGCM Giovanni Pitruzzella- è ricostruita brevemente la vicenda, iniziata nell’aprile 2014 grazie ad una segnalazione del Codacons. L’espressione “vino libero” campeggiava all’epoca su cartelloni pubblicitari ed etichette di bevande alcoliche vendute dall’azienda di Oscar Farinetti, lasciando intendere, come osserva l’Antitrust, “che il vino fosse totalmente libero da concimi chimici, da erbicidi e da solfiti”. In realtà, il prodotto venduto da Eataly e dall’associazione Vino Libero era più correttamente “libero da concimi di sintesi, libero da erbicidi e libero da almeno il 40% dei solfiti” rispetto al limite previsto per legge. 
 
All’inizio dell’anno scorso, l’AGCM segnala il problema alla catena dell’ex proprietario di UniEuro, invitando a “rimuovere i profili di possibile scorrettezza”. La diffida è duplice: correggere i cartelloni, specificando quel generico (e ingannevole) “libero”, e sostituire tutte le etichette delle bottiglie. Nel febbraio 2015, dopo l’impegno manifestato formalmente da Eataly di adeguarsi alle indicazioni dell’Autorità, il procedimento finisce “archiviato a seguito di moral suasion”. Nemmeno due mesi dopo, però, il Codacons torna a segnalare lo stesso problema. La Guardia di finanza interviene, effettuando accertamenti presso alcuni punti vendita di Eataly -tra cui quello di Roma Ostiense-. Nessuna delle bottiglie esposte sugli scaffali era contrassegnata dalla dicitura corretta, rileva il Nucleo speciale antitrust delle Fiamme gialle. Ne nasce un contenzioso che finisce al Tar del Lazio, il quale bolla come “incompleto” l’adempimento della catena di distribuzione. La pubblicità dei vini, dunque, è ancora “ingannevole”. 
 
Tra la fine del 2015 e l’inizio di quest’anno, il caso è riaperto. Eataly cambia strategia difensiva: dagli impegni assunti (e non esauditi) di inizio 2015 si presenta quale “mero venditore del prodotto”, senza alcuna responsabilità della sua etichettatura. L’Antitrust, questa volta, non archivia, facendo notare peraltro che il “registrant” del sito dell’associazione “Vino libero” fosse la stessa Eataly. “Vino libero”, stabilisce l’Autorità, è perciò un’espressione “omissiva”, che segnala una condotta priva del “normale grado di diligenza professionale” da parte di chi -dall’aprile 2014 al gennaio 2016- non ha utilizzato “pienamente la cautela necessaria nel prospettare le proprietà del prodotto”. 
 
Le tre responsabili della violazione del Codice del consumo, e cioè Eataly Distribuzione Srl -179 milioni di euro di fatturato nel 2014-, l’Associazione Vino Libero e la Casa E. di Mirafiore & Fontanafredda Srl, sono state condannate rispettivamente a una sanzione di 50mila, 5mila e 8mila euro, oltreché al “divieto di diffusione e continuazione” della campagna.
 
© riproduzione riservata

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia