Diritti

Via d’Amelio, un presidio di democrazia ricordando Paolo Borsellino

"Che istituzioni sono quelle che non vengono qui perché hanno paura di essere contestati e che scappano per paura di noi, di voi. Quest’anno le passerelle le hanno fatte in una caserma. Perché non vengono qui?”. Rita Borsellino in via…

"Che istituzioni sono quelle che non vengono qui perché hanno paura di essere contestati e che scappano per paura di noi, di voi. Quest’anno le passerelle le hanno fatte in una caserma. Perché non vengono qui?”. Rita Borsellino in via d’Amelio ci viveva prima della strage e ha continuato ad abitarci. Tutti i giorni calpesta quel cemento dove suo fratello Paolo, il 19 luglio del 1992 alle ore 16.55 fu ucciso dalla mafia e dallo Stato assieme a Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. Lei di passerelle ne ha viste tante. Di uomini del centro destra e del centro sinistra. Ma quest’anno a Palermo, sulla strada che 18 anni anni fa è stata segnata dal sangue, c’era un’aria nuova. “Si comincia a sentire il fresco profumo di libertà” ha detto Rita ricordando le parole del fratello magistrato. A Palermo c’è una tensione. Per la prima volta, e tutti l’hanno capito, anche la mafia, siamo vicini alla verità grazie alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e a quelle di Massimo Ciancimino. E lo si è compreso dalla presenza in via d’Amelio di tanti magistrati. Il 19 luglio si sono stretti a Rita e Salvatore Borsellino i procuratori Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Sergio Lari; il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. C’erano loro a presidiare via d’Amelio assieme ai tanti palermitani e al popolo delle Agende Rosse arrivato da tutt’Italia. E per la prima volta in via d’Amelio è arrivata anche una donna in carrozzina che prima non s’era mai vista: Adele Borsellino, la terza dei fratelli. Non è mancato chi tra i politici sgomitava per stare sotto le telecamere: Fabio Granata del Pdl, Antonio Di Pietro dell’Idv. Ma le corone non si sono più viste. L’immagine del presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro e del ministro della Giustizia Clemente Mastella, davanti all’alloro resta solo un ricordo. Il “Corriere della Sera” ha scritto: “Palermo volta le spalle a Borsellino”. Ma non è stato così. Non è servito nemmeno abbattere le due statue realizzate dall’artista Tommaso Domina. I palermitani hanno espresso tutta la loro solidarietà andando in via Libertà, lasciando bigliettini. I palermitani hanno affollato l’aula magna del Palazzo di Giustizia per ascoltare Antonio Ingroia e Vittorio Teresi. Venti associazioni hanno promosso una serie di iniziative. A Palermo è arrivato anche Martin Schultz, che si è impegnato a promuovere una commissione europarlamentare sul tema mafia. Notizia passata inosservata ma importante e accolta con entusiasmo dai palermitani. È un tempo nuovo. Siamo ad un passo dalla verità. In via d’Amelio c’era anche Vincenzo Agostino, l’uomo con la lunga barba bianca, padre del poliziotto Nino Agostino che nel 1989 sventò l’attentato a Falcone all’Addaura mentre parte dello Stato stava su una barca di fronte alla villa del magistrato. In via d’Amelio hanno chiesto la verità sull’agenda rossa di Borsellino, sparita dopo l’attentato, i tanti ragazzi venuti dal Nord, dal Centro, dal Sud dell’Italia. Hanno gridato “Fuori la mafia dallo Stato” i siciliani onesti. Tanti. La maggioranza. Ha chiesto di parlare Rita: “Non sopporto più il minuto di silenzio perché dobbiamo parlare, parlare, parlare”.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia