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Ventimiglia, il confine dei diritti violati

Respingimenti illegittimi e ricorsi ostacolati. Quest’estate, al confine tra l’Italia e la Francia, si è verificata una sistematica violazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. A sostenerlo è l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che in un report denuncia "deportazioni" di migranti e metodi discriminatori basati sul "racial profiling" alla frontiera

 

“Ci siamo già dimenticati dei migranti di Ventimiglia”, ha detto Umberto Eco all’Expo. Un’amara reprimenda che non vale per l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che in un dettagliato report pubblicato venerdì 31 luglio ha raccolto i “profili di illegittimità” delle “riammissioni” dei migranti iniziate l’11 giugno 2015. Quest’estate, al confine tra l’Italia e la Francia, sarebbe infatti andata in scena una sistematica violazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (Cedu). 
 
Erano i giorni degli sgomberi forzati dei presidi imbastiti da cittadini stranieri e associazioni, costretti (i primi) ad accamparsi tra aiuole e scogli in attesa che la Francia riaprisse le frontiere. Prese la parola anche il papa, chiedendo “perdono per chi chiude la porta”. A governare i respingimenti era intervenuto un accordo bilaterale sulla cooperazione transfrontaliera datato ottobre 1997, stipulato dai due esecutivi a Chambery.
 
A 50 giorni dai fatti, proprio mentre Umberto Eco a Expo ha denunciato che “Ci siamo già dimenticati dei migranti di Ventimiglia”, l’Asgi ha messo in ordine gli abusi subiti dai migranti -“La maggior parte di loro sono di nazionalità sudanese ed eritrea”, si legge nel report-. Un elenco frutto di un sopralluogo effettuato a fine giugno. La missione è iniziata alla stazione ferroviaria della città ligure, dove 200 persone “dormono in un campo provvisorio allestito dalla Croce Rossa in alcuni locali inutilizzati adiacenti”. Quasi nessuno di loro ha presentato domanda di asilo in Italia, puntando ad altre mete, come il Nord Europa. Ai referenti dell’Asgi riferiscono le “modalità di riconsegna” francesi: c’è chi è costretto a scendere da un treno, bloccato e fatto ripartire su un treno che viaggia in direzione opposta, senza alcuna riconsegna alle forze dell’ordine italiane. Buona parte è radunata in gruppo e -dopo una superficiale richiesta delle generalità (senza rilievo fotodattiloscopico)- ricondotta al confine con “automezzi francesi”. Altri ancora vengono trasportati al confine e costretti a incamminarsi per “alcune ore” verso il territorio italiano. È una consuetudine che vale per tutti, anche per i minori non accompagnati. 
 
Secondo le testimonianze raccolte dall’Asgi, la gendarmerie non avrebbe dato la possibilità ad alcuni cittadini stranieri di chiedere la protezione in Francia. Una prassi che avrebbe prodotto almeno 8 violazioni “riscontrabili” tra Cedu, protocolli annessi, il Codice Frontiere Schengen, il Regolamento Dublino (604/2013), le Costituzioni dei due Paesi e lo stesso accordo di Chambery. 
 
Prima di tutto i respingimenti patiti dai migranti sarebbero stati “collettivi” e “informali”, “operati sulla base di decisioni delle autorità di frontiera non scritte”, “in alcun modo contestabili e impugnabili”. I respinti non avevano “alcun servizio di interpretariato” e in nessun caso è stato avviato “alcun formale procedimento amministrativo”. Non c’è stata una carta, un documento, qualcosa che abbia reso possibile il diritto di ricorrere “davanti a un’istanza nazionale”, come invece è scolpito all’articolo 13 della Cedu. Gli Stati, quindi, avrebbero messo degli “ostacoli” peraltro “ingiustificati” ai ricorsi di chi s’è visto sballottato tra cellulari, camionette e carrozze dei treni. 
 
Nella stragrande maggioranza dei casi, inoltre, le singole posizioni dei migranti non state minimamente approfondite, procedendo a quelle “espulsioni collettivi di stranieri” che sono vietate dal protocollo IV della Convenzione. “Gruppi eterogenei di persone -scrive l’Asgi- sono stati intercettati e collettivamente respinti, ossia coattivamente deportati in Italia. Non vi è stata distinzione a seconda che si trattasse di minorenni, richiedenti asilo ovvero di migranti economici”. 
 
Il metodo impiegato per individuare i migranti da “riammettere” sarebbe stato poi “discriminatorio”, e cioè basato sul “racial profiling”. Quasi tutti i respinti, infatti, si erano liberati dei biglietti del treno acquistati in Italia -la prova della partenza-. Quale criterio sarebbe stato scelto, dunque, per i “controlli sistematici” ai valichi di frontiera, se non quello razziale? Le norme comunitarie prevedono poi che i controlli sistematici potessero essere ristabiliti soltanto in presenza di una “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”. Condizione ben diversa da quella rappresentata da poche centinaia di persone disarmate, pacifiche, spaventate.
 
Nel novero degli abusi censiti da Asgi si sono aggiunti anche “numerosi casi di respingimenti verso l’Italia di minori non accompagnati e di cittadini stranieri che giunti in Francia avevano espresso la volontà di richiedere asilo”. Eppure, a volerlo anche applicare, l’accordo di Chambery “esclude” l’opzione del respingimento a “chiunque manifesti in qualunque modo una richiesta di protezione internazionale”. 
 
Ma sulla legittimità di questo accordo bilaterale restano i “dubbi” espressi dall’associazione dei giuristi. Questo non sarebbe stato infatti ratificato “con legge di autorizzazione alla ratifica” ai sensi dell’articolo 80 della nostra Costituzione. E comunque non sarebbe in grado di derogare alle regole secondo le quali “ciascun procedimento amministrativo si concluda con la notifica di un provvedimento scritto che possa essere quindi impugnato innanzi alle competenti autorità giudiziarie”. 

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