Diritti

Veltroni ci ripensa, anzi no

Walter Veltroni scrive su pesanti critiche da enti come Caritas, Cnca, Arci, una campagna sciaguratamente rilanciata il 31 ottobre scorso, quando l’uccisione di Giovanna Reggiani a Roma diventò l’occasione per scatenare una terrificante caccia ai rom, replicata nelle ultime settimane….

Walter Veltroni scrive su Repubblica di oggi un articolo quasi surreale. Dice in sostanza che l’Italia sta precipitando in una spirale di xenofobia (ha dato un’occhiata ai quotidiani stranieri) e che la destra al governo sta strumentalizzando il tema della sicurezza. Veltroni cita addirittura Zygmunt Bauman, autore di notissimi volumi di sociologia critica, per evidenziare come il concetto di sicurezza sia diventato il cuore del marketing politico: è attraverso la paura diffusa, e spesso alimentata ad arte, che i governi promettono incolumità fisica, protezione dalle minacce vere o presunte della piccola criminalità, e così guadagnano consenso.
Andrebbe tutto bene se Walter Veltroni non fosse lo stesso Walter Veltroni che su questo tema ha perso malamente le elezioni nazionali e addirittura il Comune di Roma. Lo stesso Veltroni che ha scelto di giocarsi sul tema della sicurezza la campagna elettorale, soccombendo nettamente alla destra, ben più attrezzata di chiunque quando si parla di legge e ordine, di promettere più polizia, meno libertà, più prigione. Lo stesso Veltroni, soprattutto, che un anno fa cominciò una assurda campagna contro la comunità romena, guadagnandosi pesanti critiche da enti come Caritas, Cnca, Arci, una campagna sciaguratamente rilanciata il 31 ottobre scorso, quando l’uccisione di Giovanna Reggiani a Roma diventò l’occasione per scatenare una terrificante caccia ai rom, replicata nelle ultime settimane.

Se oltre ai quotidiani stranieri Walter Veltroni leggesse anche il Rapporto di Amnesty International, scoprirebbe di essere citato proprio per queste assurde campagne, di cui è stato protagonista, campagne che hanno avviato lo stravolgimento delle regole costituzionali e del tessuto civile e democratico proseguito dall’attuale governo, con i suoi commissari all’emergenza ebrei (rom), la detenzione senza accuse e senza processo fino a 18 mesi, le espulsioni decise con ampio margine di arbitrarietà, il reato di clandestinità e così via. Gran parte dei provvedimenti, com’è noto, erano già contenuti nel ‘pacchetto sicurezza’ del governo Prodi: la destra ne ha accentuato alcuni aspetti, e c’è il forte rischio che l’opposizione in parlamento voti a favore!

Veltroni, prima di scrivere articoli così ambigui e inconcludenti, dovrebbe guardarsi attorno e imporre davvero una svolta al suo partito. Nell’articolo dice che bisogna promuovere “nuove sicurezze sociali per chi sente drammaticamente di impoverire”: bene, che aspetta a lanciare campagne politiche e d’opinione conseguenti? Perché non legge TUTTO Bauman, anche nelle parti in cui mostra come il tema della sicurezza, intesa come incolumità fisica, è diventato uno strumento di consenso nella fase neoliberale del capitalismo globale: lo stato sociale si ritira e si limita a promettere protezione dai pericoli della vita urbana, veri o presunti che siano.

Veltroni si guardi intorno e fermi i sindaci del suo partito, tutti protesi a potenziare le polizie municipali, a introdurre regolamenti sempre più vessatori contro ambulanti, migranti e contro comportamenti innocui come giocare in un parco, mangiare su una panchina o lavare il vetro di un’auto ferma a un semaforo. Si guardi intorno e spinga i sindaci a leggere Bauman e a praticare una forma più estesa di sicurezza: servono periferie vive, servizi sociali più forti, diritti per tutti, a cominciare dall’accesso alla cittadinanza, forme di dialogo fra autoctoni e nuovi arrivati, senza le assurde categorizzazioni che invece piacciono tanto: i rom, i romeni, gli albanesi e così via.

Se Walter Veltroni sta davvero ripensando all’azione del suo partito sul tema della sicurezza, prenda il coraggio a due mani, ammetta di avere sbagliato e spinga i sindaci a ripensare tutto. E per primo cominci lui.

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