Diritti

Val di Susa, la politica dei manganelli

In Val di Susa, l’altra notte, ci sono stati scontri fra un gruppo di manifestanti contro la Tav e gli agenti di polizia schierati a protezione dell’impresa incaricata di effettuare operazoni di sondaggio nel sottosuolo. Un giovane è finito in…

In Val di Susa, l’altra notte, ci sono stati scontri fra un gruppo di manifestanti contro la Tav e gli agenti di polizia schierati a protezione dell’impresa incaricata di effettuare operazoni di sondaggio nel sottosuolo. Un giovane è finito in ospedale in prognosi riservata, una donna ha avuto ferite importanti alla faccia e altre parti del corpo. Ci sono stati altri feriti, che hanno probabilmente preferito evitare gli ospedali, memori delle esperienze del 2001 a Napoli e Genova quando gli agenti si presentavano ai pronto soccorso per effettuare i fermi (nel caso di Napoli si è arrivati a condanne in primo grado per sequestro di persona). In Italia di questi tempi, ahinoi, è più che lecito dubitare della correttezza delle forze di polizia.

Ora, come al solito, c’è il problema di stabilire che cosa sia successo, quale sia stata la dinamica dei fatti. Il titolo di oggi del Corriere della Sera ne ricorda tanti altri analoghi: "Tav, venti poliziotti feriti. Il Pd: ex Prima linea in corteo". Il caso del "giovane anarchico ferito" slitta nel sottotitolo. E’ la registrazione della velina della polizia, che in casi del genere fornisce regolarmente dati sui suoi feriti in modo da accreditare la tesi dei violenti scontri e dell’aggressione subita. E’ una modalità che, semmai è stata credibile, dal 2001 in poi puzza di falso a grandi distanze. Ricordate la Diaz? Anche lì la velina di polizia parlava di decine di poliziotti feriti: peccato che queste "vittime", una volta interrogate dal magistrato, si siano avvalse della facoltà di non rispondere, precipitando nel  ridicolo: vittime di aggressione che si rifiutano di spiegare la violenza subita!

La credibilità della polizia di stato è completamente azzerata dopo il G8 e i processi che ne sono seguiti, e la presenza in Val di Susa del vice questore Spartaco Mortola, uno dei protagonisti del blitz alla Diaz (assolto in primo grado), crea un legame simbolico diretto con il 2001. Sono passati quasi dieci anni, ma la violenza della polizia e il pericolo corso dal giovane ferito, sembrano preoccupare poco sia i vertici delle forze dell’ordine, sia la politica, sia i media, assai pronti a recepire la velina di turno.

Sulla questione della presenza dell’ex di Prima linea al corteo, servirebbe qualche spiegazione in più da parte del Pd, che forse farebbe bene ad approfondire il "caso Val di Susa" senza pregiudizi. Messa così sembra più che altro l’ennesimo tentativo di screditare il movimento No Tav, che tanto fastidio sta arrecando ai poteri economici e quindi politici, ma chiunque conosca la storia del progetto Tav in Val di Susa, sa benissimo che la vasta opposizione popolare è genuina, competente, non incline alla violenza e non si fa ingannare da questa maldestra propaganda

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