Diritti / Opinioni

I nemici del “vaccino dei popoli”

L’accesso sostenibile ai farmaci Covid-19 segnerà il crinale di una guerra ad alta densità geopolitica. In gioco c’è il diritto alla salute. La rubrica di Nicoletta Dentico

Tratto da Altreconomia 227 — Giugno 2020
© Glen Carrie - Unsplash

Scriviamo a pochi giorni dall’Assemblea mondiale della salute, che avrà luogo online e solo con un punto all’ordine del giorno: Covid-19. Sono emersi finalmente i primi segnali di un tentativo concreto di collaborazione per contrastare insieme il nuovo Coronavirus. All’inizio di maggio la Commissione europea ha assunto la leadership di una iniziativa per promuovere lo sviluppo prodotti e stimolare la raccolta fondi con il G20 e l’Unione africana, così che i governi mobilitino le risorse che servono alla scoperta di tecnologie -diagnostici, farmaci, vaccini- necessarie a sconfiggere il virus. L’intento è mostrare una parvenza di unità di fronte alla pandemia che da sei mesi scuote il mondo, dopo le molte iniziative di sovranismo quando non addirittura antagonismo sanitario viste fin qui (si pensi alla campagna che Donald Trump ha armato contro la Cina e l’Oms). La comunità scientifica sta collaborando e l’industria farmaceutica sono impegnate in una corsa febbrile per la ricerca di nuove soluzioni, il traguardo più ambito nella partita per sconfiggere il virus. La domanda, antica e sempre nuova, è: chi avrà accesso a questi prodotti, una volta scoperti?

Sono passati 25 anni dall’entrata in vigore dell’accordo Trips in materia di proprietà intellettuale (i brevetti) dell’Organizzazione mondiale del commercio: una norma che assicura un’esclusiva ventennale a chi detiene un brevetto in qualsiasi ambito industriale. Sicché i prodotti medici sono trattati alla stessa stregua di ogni altro manufatto, anche quando sono strumenti salvavita. La salute è assoggettata alle regole del commercio internazionale. Questo diritto esclusivo di brevetto, a tutti gli effetti un monopolio che contravviene alle leggi del mercato, permette alle aziende di estrarre il massimo ritorno sull’investimento determinando i criteri dei prezzi e le strategie di commercio del prodotto. Nel caso dei vaccini o dei farmaci, l’accesso è sempre stato un faticoso percorso in salita per far sì che di volta per volta, dall’HIV a oggi, il diritto alla salute fosse bilanciato rispetto alle logiche di mercato e di profitto.

Quattro: le grandi aziende farmaceutiche che controllano tra l’80% e il 90% di tutta la ricerca e produzione globale di vaccini

Covid-19 rilancia la tensione su scala planetaria. Dopo decine di migliaia di decessi, e sulla scorta della crisi economica e sociale prodotta dal lockdown nel mondo, oggi tutti i Paesi rivendicano le condizioni dell’accesso ai vaccini. Diversi governi -Germania, Israele, Cile, Ecuador, Argentina- hanno deciso di cambiare le norme sui brevetti e velocizzare le procedure di deroga ai brevetti delle aziende (licenze obbligatorie) per prodursi il vaccino quando sarà scoperto. Il governo del Costarica ha formulato al direttore generale dell’Oms una proposta ardita: creare un ricettacolo comune (patent pool) della scienza disponibile -brevetti, dati, procedure regolatorie, etc.- perché tutte le innovazioni prodotte per contrastare Covid19 siano beni comuni globali, visto che sono i governi a metterci i soldi. Anche le mascherine, i reagenti, i ventilatori. Ci sono enormi barriere per i Paesi a basso e medio reddito che tentano di procurarsi i presidi medicali contro la malattia, per eccesso di domanda, per concentrazione di produzioni in pochi Paesi, per il nazionalismo che impedisce la esportazione dei prodotti. Perciò il registro, dice Costarica, dovrebbe essere gestito dall’Oms. “Vogliamo il vaccino dei popoli”, prodotto su massima scala e gratuito, hanno dichiarato i leader di Sudafrica, Pakistan, Ghana e Senegal in un appello cui si sono unite agenzie come Unaids e Unitaid, organizzazioni come Oxfam, figure di spicco come Joseph Stiglitz. Vedremo come evolverà il negoziato.

Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici Senza Frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development

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