Diritti / Attualità

I danni dell’occupazione israeliana sull’economia palestinese

L’appropriazione di terre e risorse naturali, oltre ai danni provocati dai conflitti, negano alla popolazione palestinese il diritto allo sviluppo. Lo denuncia il nuovo rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo.

Pescatori palestinesi nel mare antistante la striscia di Gaza © United Nations Photo
Pescatori palestinesi nel mare antistante la striscia di Gaza © United Nations Photo

Cinquant’anni di occupazione dei Territori palestinesi da parte di Israele hanno impoverito la popolazione palestinese e negato il diritto allo sviluppo. È la denuncia contenuta nel rapporto “Il costo economico dell’occupazione israeliana per il popolo palestinese e il suo diritto umano allo sviluppo: dimensione giuridica” diffuso mercoledì 4 aprile dall’Unctad (United Nation conference on Trade and Development). L’occupazione israeliana, denuncia il rapporto, “ha impoverito il popolo palestinese, ne ha compromesso la capacità di accesso alle risorse, ha negato loro il diritto di muoversi liberamente e condurre una normale vita economica”.

Unctad non fornisce una cifra precisa del costo provocato dall’occupazione. Tuttavia “numerosi studi hanno concluso che senza l’occupazione israeliana, il reddito nazionale palestinese sarebbe circa il doppio rispetto a quello attuale”, si legge nel rapporto. Che fornisce invece una serie di indicatori puntuali, utili per comprendere l’impatto economico dell’occupazione israeliana. In Cisgiordania, ad esempio, i palestinesi hanno perso l’accesso a quella che viene indicata come “Area C” (pari a circa il 60% del territorio della Cisgiordania) e a più di due terzi dei terreni da pascolo. La sola occupazione dell’Area C provoca una perdita per l’economia palestinese pari a quasi un miliardo di dollari di gettito fiscale.

Un danno importante, ma difficile da calcolare è quello collegato alla distruzione di oltre 2,5 milioni di alberi da frutto (di cui 800mila ulivi) che sono stati distrutti dal 1967 a oggi. Più facile quantificare i danni provocati dalle operazioni militari: le tre condotte contro la Gaza tra il 2009 e il 2014 hanno provocato perdite economiche all’economia della Striscia pari a 4 miliardi di dollari. Sempre nella Striscia di Gaza, i contadini non hanno accesso a più della metà della terra coltivabile, allo stesso modo i pescatori non hanno accesso all’85% delle risorse ittiche. Anche per quanto riguarda lo sfruttamento di giacimenti sottomarini di gas che si trovano davanti alla costa, Israele ha agito in maniera tale da appropriarsi di tutte le risorse. Concedendo i contratti di sfruttamento di un primo giacimento che si trova davanti alla Striscia di Gaza (“in violazione dei diritti di sfruttamento dei palestinesi”, denuncia il rapporto) e tracciando in maniera unilaterale una linea di demarcazione al largo della costa mediterranea che colloca tre giacimenti di gas (Noa, Pinnacles e Mari-B) sul lato israeliano.

La sottrazione della terra rappresenta da sempre uno dei temi più sensibili nei rapporti tra i palestinesi e lo Stato di Israele. Ma altrettanto delicato è il tema delle risorse naturali nel loro complesso, a partire dall’acqua: Israele ha sottratto ai palestinesi circa l’82% delle fonti d’acqua, obbligando così le comunità a importare circa il 50% del loro fabbisogno idrico proprio dalla potenza occupante. “Solo il 35% delle terre palestinesi oggi sono irrigate, con un costo per l’economia pari al 10% del PIL e di 110mila posti di lavoro all’anno”, si legge nel report.

Tutti i settori dell’economia palestinese -comprese manifattura, commercio e telecomunicazioni- subiscono danni dall’occupazione israeliana. Compreso il turismo: “Israele ha danneggiato la capacità palestinese di trarre vantaggio dal turismo occupando, tra l’altro, zone con preziose risorse turistiche, come ad esempio Gerusalemme est e prendendo il controllo dell’ingresso dei visitatori stranieri”, si legge nel report. Un precedente studio di Unctad evidenzia poi come la popolazione palestinese sia cresciuta del 3,6% all’anno nel periodo compreso ra il 1995 e il 2014 “mentre il Pil pro capite è cresciuto solo dell’1%. La disoccupazione è cresciuta del 9% fino a toccare il 27%”.

“Il costo economico dell’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele ricade sulla popolazione di quel territorio -scrive Unctad nel rapporto-. Nella misura in cui la popolazione è privata di risorse, della capacità di trarre profitto dall’attività economica e della capacità di promuovere lo sviluppo economico futuro, le si infligge un danno, collettivo e individuale. Questo costo comporta un prezzo di cui Israele è responsabile”.

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