Interni

Una provocazione inutile e iniqua

Chi ha votato la manovra non conosce il mondo delle coop

Tratto da Altreconomia 131 — Ottobre 2011

“Nella ricerca spasmodica di risorse, il governo ha ritenuto di mettere mano -per l’ennesima volta- alla fiscalità ‘di vantaggio’ delle cooperative. Non è una novità: è dal 1994 che, in modo ricorrente, si fanno iniziative di questo tipo, tanto che ormai questo ‘vantaggio’ si è ridotto al lumicino.
La cosa tuttavia continua a sorprenderci, anche perché la Costituzione vigente, e gli statuti di molti enti locali, tutelano le cooperative poiché vi riconoscono un valore sociale, per il quale vanno protette. Nascono in realtà da un pregiudizio duro a morire, ovvero che le coop si identificano in una parte politica. Questo è sbagliato, e pertanto ingiusto”.
Maurizio Ottolini (nella foto) è vice presidente nazionale di Confcooperative, e presidente di Confcooperative Lombardia.
“Le coop -spiega- hanno da tempo intrapreso un cammino di autonomia: il movimento ha imboccato la strada della separazione dai partiti. Rifiutiamo pertanto questo pregiudizio, poiché abbiamo dato prova dell’indipendenza. La nascita dell’alleanza delle cooperativa d’altra parte lo dimostra”.

Cosa comporta per la coop l’ultima misura varata dal governo?
“Il governo ha presentato degli studi su quello che avrebbe potuto essere il gettito fiscale che le cooperative avrebbero versato in caso di eliminazione delle agevolazioni. Noi riteniamo che si tratti di cifre sovrastimate. Ho l’impressione che anche qui si tratti di pregiudizi: mi sarebbe piaciuto chiedere ai senatori che hanno votato la fiducia al provvedimento se fossero davvero a conoscenza della natura ‘dell’utile posto a riserva indivisibile’, ovvero di che cosa parliamo quando indichiamo l’indivisibilità del patrimonio. È su queste voci di bilancio che sono state ridotte le agevolazioni fiscali, ovvero è diminuita la parte di quegli utili esente da imposte.
Attenzione però: quando parliamo di ‘parziale defiscalizzazione degli utili che vanno a riserva indivisibile e a costituzione del patrimonio indivisibile della cooperativa’ ci stiamo riferendo a quegli utili -se ci sono- che non possono essere distribuiti tra i soci né durante la vita della cooperativa, né dopo il suo eventuale scioglimento. È un principio che esiste solo per le cooperative, ma per saperlo bisogna conoscere il mondo cooperativistico. In tutte le altre società non esiste il principio dell’indivisibilità, che ribadisce che la cooperativa è solo temporaneamente di proprietà dei soci che ne fanno parte in quel momento. Dubito che i senatori sapessero davvero di che cosa si stavano occupando. Temo che l’ignoranza della natura diversa delle cooperative abbia contribuito a questo aggravamento: ovvero alla riduzione del beneficio fiscale di quegli utili prevista dalla manovra. Dubito, ancora, che i parlamentari sappiano davvero che quello sul quale hanno ridotto la defiscalizzazione è un patrimonio che non andrà mai ai soci, e che rimarrà fin quando esisterà la cooperativa, e che verrà dato alla Stato in caso di chiusura di questa”.

Il governo ha distinto tra le varie tipologie di cooperative.
“In precedenza, mediamente, il 70% della riserva indivisibile non era tassata nel caso di cooperative a mutualità prevalente. Queste sono tipologie di cooperative per le quali -come stabilito nel codice civile- deve prevalere lo scambio mutualistico tra soci. Un esempio: un caseificio sociale che fa formaggio deve usare almeno il 51% di latte proveniente da suoi soci. Nel caso di cooperative a mutualità non prevalente la parte non tassata era mediamente del 30%. In media, la finanziaria ha ridotto del 10% la parte esente degli utili. Nel mirino del provvedimento sono state soprattutto le cooperative di consumo, ovvero la Coop. Sono le più penalizzate: per loro l’intassabilità è passata dal 70% al 32% degli utili. Ma anche le altre tipologie sono coinvolte: le cooperative di produzione lavoro avranno esenzione sul 57%, quelle di credito -ovvero la banche di credito cooperativo- sul 67%.
Addirittura si è introdotta la tassabilità del 3% anche per gli utili indivisibili delle cooperative sociali, che ne erano del tutto esenti. Se si tiene conto del valore sociale delle cooperative sociali, a vent’anni dalla loro nascita, io ritengo questa tassazione un gesto provocatorio”.

Quali effetti dovrebbe avere questa misura?
“Il governo aveva calcolato un mancato gettito dovuto alle esenzioni di 714 milioni di euro. Secondo i nostri dati, invece, la manovra comporterà un maggior gettito di soli 46,2 milioni di euro per il 2012, 61,7 milioni nel 2013, e altrettanti nel 2014.
Da parte nostra, abbiamo cercato di opporci, abbiamo proposto il dialogo e organizzato incontri col ministro. D’altra parte, non si sa se la manovra sarà sufficiente a rimettere in sesto i conti italiani. Sappiamo che ogni punto di interesse in più su un debito pubblico di 1.900 miliardi di euro sono 19 miliardi. Avrei preferito si parlasse di maggiore equità, invece qui chi non paga continua a non pagare, e chi paga, paga sempre di più. Le cooperative hanno funzioni sociali: in tre anni di crisi a fronte dell’aumento della disoccupazione la cooperazione ha incrementato l’occupazione. Come sistema, proporzionatamente ai nostri numeri, siamo il settore che ha ricorso meno agli ammortizzatori sociali -che sono costati allo Stato la bellezza di 50 miliardi di euro-.
Tradotto: abbiamo assunto, non siamo costati allo Stato, non delocalizziamo, rispondiamo ai problemi del territori. Però veniamo puniti”.

Negli stessi giorni in cui il Parlamento varava questo provvedimento, la Corte di giustizia europea ha stabilito che le agevolazioni fiscali concesse dal governo italiano alle cooperative non devono intendersi come aiuto di Stato.
“Abbiamo agevolazioni, ma anche vincoli: l’indivisibilità è uno di questi (si pensi al patrimonio immobiliare delle Coop), oppure il principio della ‘porta aperta’, secondo il quale chiunque ha diritto a diventare socio (una Bcc non può rifiutare a qualcuno di diventare socio). Infine, il voto capitario: una testa, un voto. Questi caratteri distintivi sono vincoli.
Se dovessi giudicare complessivamente l’evoluzione della società, non mi nascondo che i disvalori oggi sono superiori ai valori. Mi domando se le cooperative hanno un senso in questa società. Viviamo in una società avara di buoni esempi, a partire da chi ci conduce. Le imprese cooperative sono un buon esempio nel sistema economico. Se non ci fossero più queste briciole di vantaggi fiscali, l’impatto di un aggravio potrebbe tradursi nell’abbandono di un modello d’impresa che ha una grande valenza sociale. Questo sarebbe un vero problema”.
 

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