Diritti

Una brutta Stella

Stamani il lodatissimo (troppo lodato) Gianantonio Stella, giornalista del Corriere della Sera, ha condotto la trasmissione Prima Pagina su Radio Tre, offrendo una eloquente dimostrazione di quanto possa essere velenoso il presunto moderatismo, il presunto pragmatismo di cui Stella fa…

Stamani il lodatissimo (troppo lodato) Gianantonio Stella, giornalista del Corriere della Sera, ha condotto la trasmissione Prima Pagina su Radio Tre, offrendo una eloquente dimostrazione di quanto possa essere velenoso il presunto moderatismo, il presunto pragmatismo di cui Stella fa sfoggio.

Nel dialogo con gli ascoltatori Stella si è lanciato in ripetute negazioni che vi sia una responsabilità delle politiche governative nel clima di razzismo che si respira in Italia; ha evitato ogni riferimento alla Lega Nord e al suo uso politico dell’ostilità per i migranti; ha parlato delle quote per i bambini stranieri nelle scuole facendo riferimento a una buona fede istituzionale che prescinde dalla realtà storica italiana; ha difeso Vittorio Feltri e l’uso del termine "negri" ("lo ha fatto come provocazione").

Insomma Gianantonio Stella ha evitato con cura di prendere posizioni nette su questioni di fondo: sembrava che parlasse di un paese immaginario, senza leggi speciali per i migranti, senza reato di clandestinità, senza un partito xenofobo titolare del ministero degli Interni; ha quindi dato prova di un falso buon senso che ci appare come una forma di servilismo e collaborazionismo, male storico del giornalismo italiano.

Questa incapacità di prendere posizione a fronte di fatti gravissimi, l’attitudine a minimizzare, a giustificare le scelte del potere, hanno dato un grande contributo al degrado civile e democratico del nostro paese. Un giorno qualcuno racconterà la storia italiana di questi anni e potrà pescare a piene mani nel giornalismo nazionale per cogliere esempi adatti a spiegare "come un paese diventa razzista".

 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia