Diritti

Un nuovo Sudan, il Sud

"Un nuovo Sudan: il Sud” è il titolo del dossier elaborato dalla Campagna italiana per il Sudan (una rete di organizzazioni di cui fanno parte Acli, Amani, Caritas, Mani tese, Arci, ecc..) ha presentato il dossier “Un nuovo Sudan: il…

"Un nuovo Sudan: il Sud” è il titolo del dossier elaborato dalla Campagna italiana per il Sudan (una rete di organizzazioni di cui fanno parte Acli, Amani, Caritas, Mani tese, Arci, ecc..) ha presentato il dossier “Un nuovo Sudan: il Sud” in occasione della nascita ufficiale del 54° stato africano, previsto per il 9 Luglio 2011. 
Presentato a Roma martedì 5 luglio, nel corso di una conferenza stampa presso la Camera dei deputati, il dossier vuole portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana la vera situazione in cui versa la popolazione civile.


La nascita del Sud Sudan, avviata con la firma dell’accordo globale di pace del 2005, ha visto -nei mesi successivi al referendum del 9 gennaio 2011 che ha decretato la nascita del nuovo Stato indipendente- un’intensificazione dei conflitti armati, che ha portato l’intero Sudan in una spirale di violenze. Laddove gli interessi economici si dimostrano di strategica importanza per i futuri due Stati, l’esercito di Khartoum (Sudan) è intervenuto mettendo a ferro e fuoco interi villaggi, causando morti e migliaia di sfollati, tanto che organizzazioni internazionali della società civile hanno denunciato il genocidio e la pulizia etnica che l’esercito di Khartoum sta compiendo contro la popolazione di Nuba e i continui scontri armati che si verificano nel Sud Kordofan e nella città di Abyei.
Il dossier realizzato dalla Campagna italiana per il Sudan (in allegato) porta alla luce i dati di questi conflitti interni ed evidenzia gli enormi interessi economici in gioco per l’accaparramento delle risorse economiche (acqua, petrolio e terra) messo in atto dal governo centrale di Khartoum.


Nella conferenza stampa, Campagna italiana per il Sudan e Tavola della Pace hanno lanciato un appello ai governi del Sudan e del Sud Sudan per un “immediato cessate il fuoco” nelle zone dove sono ancora in corso scontri armati, in modo da garantire l’ingresso di aiuti umanitari e il sostegno per la popolazione colpita.
La posizione della Campagna, espressa nella conferenza, si concentra inoltre sulla richiesta affinché l’Italia si faccia portatrice verso la comunità internazionale delle istanze di una costruzione pacifica del rapporto tra i due Paesi che dal 9 luglio si vedranno impegnati in una lunga e tortuosa ricerca di nuovi equilibri. 
La preoccupazione maggiore, che evidenzia la Campagna, è di assistere alla nascita dell’ennesimo “Stato fallito” nella zona del corno d’Africa, dove storicamente l’Italia ha avuto un’influenza diretta e che la pone oggi tra gli attori in gioco per evitarne il fallimento.

Pietro Mercenaro (presidente della Commissione diritti umani del Senato) ha riconosciuto la necessità di inserire la questione dei due Stati sudanesi nell’agenda internazionale, anche se all’orizzonte non si intravede un’azione immediata e concreta da parte del governo italiano e della comunità internazionale per riprendere la questione Sudan. La “questione africana” è, oggi, si riduce alla guerra in corso in Libia.

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