Diritti

Tristissima Montecatini

Il Comune di Montecatini Terme (provincia di Pistoia, circa 20 mila abitanti, giunta di destra) ha approvato nell’arco di poco tempo un paio di delibere che collocano l’amministrazione locale fra le più attive nella lotta contro i migranti, i poveri…

Il Comune di Montecatini Terme (provincia di Pistoia, circa 20 mila abitanti, giunta di destra) ha approvato nell’arco di poco tempo un paio di delibere che collocano l’amministrazione locale fra le più attive nella lotta contro i migranti, i poveri e in genere chi è considerato incompatibile con una certa idea della città.
La giunta, qualche tempo fa, ha approvato una delibera sull’accesso alla residenza che ricalca quella approvata tempo fa dal Comune di Cittadella, dove governa un sindaco leghista diventato una piccola celebrità nel suo rancoroso partito. E’ la delibera – imitata da decine di amministrazione del Nord Italia – che condiziona l’accesso alla residenza (senza la quale, praticamente, non si hanno diritti, ed è impossibile anche trovare un lavoro) alla disponibilità di un reddito minimo (circa 5000 euro all’anno per un single) e di un alloggio idoneo.

E’ una misura apparentemente ragionevole, si ispira a una direttiva europea (pensata soprattutto, in realtà, per evitare pesi troppo gravosi sui sistemi sanitari dei paesi d’arrivo, visto che prevede anche, come ulteriore requisito, la disponibilità di un’assicurazione sanitaria e che è pensata per situazioni in cui sia possibile l’ingresso da regolari in un paese, cosa praticamente impossibile in Italia), ma che esprime tutta l’ipocrisia delle nostre amministrazioni, svelandone lo spirito reale, ossia la tendenziale criminalizzazione della condizione del migrante.

La residenza dovrebbe essere un diritto, spettante a chiunque si stablisca in un certo territorio: legarla al censo e alle condizioni abitative, oltretutto fingendo di non sapere che il migrante è spesso obbligato al lavoro nero e alla condizione di irregolare, significa creare una cittadinanza di serie B.

E a questo scopo è stata adottata da tante amministrazioni locali. Presto potrebbe diventare legge dello stato, sfidando la legittimità costituzionale.

La seconda delibera di Montecatini introduce una lunga serie di divieti: proibisce di fatto l’accattonaggio, che per la legge non è reato, vietando comportamenti come la richiesta di denaro o “prestazioni di servizi occasionali” (tradotto significa lavavetri) in quanto possano provocare intralcio alla circolazione automobilistica o pedonale o creino disagio all’utenza degli esercizi commerciali. Si vieta poi di sdraiarsi sulle panchine, di girare per strada a torso nudo, di “consumare pasti anche veloci nei parchi pubblici”, di giocare a pallone, di usare lo skateboard e così via. Le proibizioni sono introdotte in nome del decoro urbano.

Dietro c’è un’idea di città che ricorda più Singapore che l’Europa. Potremmo dire che i benestanti (spesso neanche tanto) autoctoni, resi infelici e insicuri da molteplici fattori (ad esempio la precarietà del lavoro, l’impoverimento culturale, la riduzione e la mercantilizzazione degli spazi urbani) se la prendono con gli estranei e cercano di definire un codice del bon ton che ha degli obiettivi precisi: i migranti senza lavoro o che lavorano al nero (come fanno a dimostrare che guadagnano almeno 5000 euro?), gli stessi  migranti o i rom o chiunque sia quando frequentano panchine e parchi pubblici, i poveri a prescindere dal passaporto.

Il risultato naturalmente è che si militarizzano le città, si comprimono gli spazi di libertà e di condivisione, si spinge la gente a chiudersi in casa e guardare al prossimo con astio. Hanno cominciato i leghisti nel Nord Italia, ora il confine si sposta verso sud.

Tristissima Montecatini.

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