Economia / Attualità

Tassare le transazioni, anche il mondo della finanza supporta la TTF

A pochi giorni dal vertice dell’Eurogruppo, in programma il 10 luglio, 52 esperti di finanza scrivono ai capi di Stato e di Governo dei dieci Paesi coinvolti nell’approvazione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Chiedono l’introduzione di un piccolo prelievo (tra lo 0,1% e lo 0,01%) per contrastare “il casinò della speculazione” e liberare risorse per l’economia reale

Dopo le richieste della società civile e l’appello sottoscritto da 260 tra economisti e accademici, anche 52 esperti di finanza hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno alla Tassa europea sulle Transazioni finanziarie (TTF) con una lettera aperta. Destinatari della missiva (rilanciata dalla Campagna ZeroZeroCinque) sono i dieci capi di Stato e di Governo dei Paesi coinvolti nel negoziato sulla TTF in vista del vertice dell’Eurogruppo in programma il prossimo 10 luglio, durante il quale è previsto anche un incontro informale tra i Ministeri delle Finanze della Ue per discutere proprio di questo argomento.

Tra gli esperti della finanza europea che hanno firmato la lettera, figurano esponenti di primo piano del settore come Lord Adair Turner, ex chairman della Financial Services Authority (la Consob britannica, ndr) e Avinash Persaud, presidente di Intelligence Capital Limited ed ex capo della divisione Currency and Commodity Research di JP Morgan. Tra gli italiani hanno firmato l’appello Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica, Luca Mattiazzi, direttore generale di Etica Sgr, Andrea Baranes, presidente di Fondazione Finanza Etica.

“Negli ultimi decenni l’attività dei mercati finanziari è cresciuta in maniera esponenziale -scrivono nella lettera- e il valore delle transazioni di settanta volte maggiore rispetto all’economia reale. Lo scopo principale dei mercati finanziari dovrebbe essere quello di far crescere gli investimenti, investire risorse in maniera efficiente e mitigare i rischi, Oggi, la maggior parte delle attività finanziarie non contribuiscono a questi obiettivi”.

Gli esperti sollecitano un piccolo prelievo sulle transazioni finanziarie come la compravendita di azioni e derivati evidenziando come questi provvedimenti “ridurrebbero gli incentivi alla speculazione a breve termine, senza alcun impatto sugli investimenti a lungo termine”. Si tratterebbe di un importo compreso tra lo 0,1% e lo 0,01%, “un’imposta molto piccola su ogni compravendita di strumenti finanziari. Se sono un normale cittadino che acquista azioni per investimento a lungo termine o se cambio euro in dollari per andare in vacanza negli Stati Uniti pago una tassa talmente irrisoria da non accorgermene nemmeno -spiega Andrea Baranes, presidente di Fondazione Finanza Etica-. Ma chi compra e vende molte volte titoli nell’arco di pochi secondi per guadagnare sulle oscillazioni finisce col pagare un importo molto più consistente perché paga una piccola tassa per molte operazioni diverse”. L’obiettivo della TTF, dunque, è quello di ostacolare le speculazioni finanziarie.

L’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie è al centro del dibattito europeo da circa quattro anni. Un lasso di tempo piuttosto lungo durante il quale si sono succeduti annunci, mancati accordi, l’uscita di scena di alcuni Paesi e diversi rinvii. L’ultimo, il 6 dicembre scorso. Eppure i benefici che potrebbero derivare da questa tassa (estremamente contenuta, tra lo 0,1% e lo 0,01% per ogni transazione su derivati, azioni e speculazioni) sono estremamente significativi.

Secondo le recenti stime della Commissione europea, la TTF potrebbe generare 22 miliardi di euro  all’anno per i dieci Paesi ancora coinvolti nel negoziato. La Campagna ZeroZeroCinque calcola che la mancata introduzione il 6 dicembre 2016 della Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie ha provocato la perdita di 12,5 miliardi di euro sotto forma di mancato gettito fiscale. In Italia le entrate erariali oscillerebbero fra i 3 e i 6 miliardi di euro l’anno, in base alle stime della Commissione e dell’Istituto tedesco di ricerca economica (DIW). La Campagna ZeroZeroCinque chiede al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che queste risorse vengano destinate a misure di lotta alla povertà, a programmi di cooperazione internazionale allo sviluppo e a interventi di contrasto al cambiamento climatico.

Le aspettative, in vista dell’incontro del 10 luglio sono alte. Diversi governi (tra cui Italia, Germania, Francia e Spagna) si sono detti favorevoli all’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie. Eppure da troppo tempo si nicchia. “Prima della Brexit le resistenze a questo provvedimento venivano soprattutto dalla City di Londra, che è il vero cuore finanziario del pianeta -spiega Baranes-. In generale è la lobby degli intermediari finanziari che, dopo la crisi dei mutui subprime, ha rialzato la testa e si oppone a qualsiasi cambiamento”. Purtroppo, riflette Baranes, il “casinò finanziario” non è stato chiuso e la TTF è bloccata da veti incrociati di alcuni Paesi oltre che dalle lobby finanziarie. “A questo si somma poi un problema culturale -aggiunge il presidente di Fondazione Finanza Etica-. Sta tornando in vigore l’idea che solo una finanza senza limiti e senza regole possa sostenere la crescita e lo sviluppo. Quando invece le crisi degli ultimi anni e le loro conseguenze ci dicono il contrario”.

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