Interni

Tra pubblico e privato

A partire da maggio il governo è chiamato a rinnovare le cariche delle imprese controllate. La commissione Industria del Senato ha approvato una risoluzione in cui chiede di avere "particolare cura di evitare situazioni di conflitto di interesse". Casi evidenti leggendo i curricula del management delle maggiori imprese partecipate, da Eni a Terna, passando per Ene —

Tratto da Altreconomia 158 — Marzo 2014

Il conflitto d’interessi non riguarda i grandi nomi dell’economia italiana. Da Enel a Eni, passando per Finmeccanica, Terna, Poste, Fintecna, Rete ferroviaria italiana, Centostazioni e Grandistazioni, è lungo l’elenco della società partecipate -direttamente o indirettamente- dal ministero dell’Economia chiamate a rinnovare a partire da maggio 2014 le cariche (quello completo è qui mef.gov.it/ministero/societa-partecipate.html), ma lo faranno alla vecchia maniera.
Anche se il loro fatturato vale oltre 250 miliardi di euro, l’indicazione dei nomi di presidenti, amministratori delegati e membri del consiglio d’amministrazione avverrà senza guardare ai potenziali conflitti d’interessi. E le cose non cambierebbero nemmeno se venisse convertito in legge il Ddl approvato dal governo in tutta fretta a fine gennaio, dopo l’esplosione dello “scandalo Mastrapasqua” (l’ormai ex presidente dell’Inps, che era arrivato ad occupare posizioni apicali in numerosi soggetti, in ambito pubblico e privato): le nuove disposizioni, infatti, riguarderanno gli enti pubblici nazionali, una lista di cui fanno parte gli enti previdenziali e istituzioni come l’Accademia della Crusca, ma non le società a partecipazione pubblica comprese quelle quotate in Borsa. Dando così ragione a chi, dalle pagine di alcuni quotidiani, derubrica il provvedimento come legge sull’incompatibilità, cancellando l’idea stessa del conflitto d’interessi.

Secondo Alberto Vannucci, professore di Scienza politica all’Università di Pisa, “il fatto che si prospetti un intervento su un tema così delicato, ma tenendo fuori quello che è il brodo di coltura dei conflitti d’interessi, cioè gli interessi economicamente rilevanti, quelli delle imprese pubbliche o a partecipazione pubblica che in Italia coprono una quota significativa in molti mercati, fa capire che ancora una volta si va ad intervenire senza toccare il problema”.
Vannucci, autore di un “Atlante della corruzione” (EGA, 2012), è stato tra i consulenti della Commissione europea che a inizio febbraio, nel capitolo dedicato all’Italia della “Relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione” ha considerato “sotto certi aspetti insoddisfacente” la disciplina sul conflitto d’interessi. “Il problema che emerge non è una mancata regolazione -spiega Vannucci-, che lascia almeno la speranza che si arrivi un giorno a una legge adeguata, ma una regolazione lacunosa”.
Nel caso delle grandi società a partecipazione pubblica, questo conflitto d’interessi “si determina nel momento in cui c’è un cortocircuito tra ruoli nel settore pubblico e privato”.
Secondo Vannucci, “non si tratta di un problema di etica: determinati meccanismi inquinano l’attività e la vita economica, e potrebbero influenzare l’utilizzo di risorse pubbliche e la gestione dei servizi”.   
Prima che escano (a partire da metà aprile) le liste per il rinnovo delle cariche, passiamo in rassegna gli attuali consigli d’amministrazione, evidenziando gli incarichi che danno luogo a potenziali conflitti d’interessi, e potrebbero prefigurare casi di incompatibilità se il disegno di legge del governo Letta fosse applicato a tutte le società partecipate dal Tesoro, e non solo a un elenco di enti pubblici nazionali. 
Seguendo un rigoroso ordine alfabetico per società, partiamo da Enel, aprendo la scheda di Paolo Andrea Colombo, presidente della società (che ha chiuso il 2013 con un fatturato di oltre 80 miliardi di euro). Colombo siede anche nel consiglio d’amministrazione di Mediaset spa, una società quotata in Borsa il cui principale azionista, con il 41,29%, è l’ex presidente del consiglio e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, attraverso Fininvest spa.
Mediaset gestisce una piattaforma di comunicazione che comprende tre reti televisive. Secondo lo studio “Marked-based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy”, pubblicato dal National Bureau of Economic Research (vedi intervista a fianco), negli anni in cui Berlusconi ha guidato il governo italiano le società regolate hanno aumentato gli investimenti pubblicitati sulle reti Mediaset, a discapito della Rai. 
Lo stesso Paolo Andrea Colombo è, inoltre, sindaco delle due società attraverso le quali i fratelli Massimo e Gian Marco Moratti controllano il 50,22% di Saras, società quotata in Borsa, attiva come Enel nel settore della produzione di energia elettrica (da fonti assimilate e rinnovabili). Anche l’amministratore delegato Fulvio Conti siede, dal 2012, nel consiglio d’amministrazione di un importante mediagroup, cioè Rcs, l’editore del Corriere della Sera.
Per quanto riguarda invece Eni, il presidente Giuseppe Recchi siede nel consiglio d’amministrazione di Exor, la cassaforte attraverso cui la famiglia Agnelli controlla Fiat Chrysler Automobiles, Cnh Industrial ma anche la Juventus.
A dicembre 2013 Fiat è stato il partner scelto da Eni per portare a Milano il car sharing di enjoy (enjoy.eni.com).
Lo stesso Recchi siede anche nel cda di una banca, GE Capital Interbanca: fa parte del gruppo General Electric, gruppo Usa attivo in molti settori nei quali è impegnata anche Eni, dall’Oil&Gas al mining, dal Lighting for Business all’Energy Management.  Paolo Scaroni, ad del gruppo, è invece consigliere d’amministrazione di Generali, di Veolia e di London Stock Exchange, la società che controlla anche la Borsa di Milano.

Centostazioni spa e Rete ferroviaria italiana (Rfi) sono società che fanno parte del gruppo Ferrovie dello Stato, che a differenza di Enel, Eni e Finmeccanica (tutte quotate in Borsa) è ancora totalmente pubblica. Paolo Simioni, ad in scadenza di Centostazioni, guida anche SAVE, la società quotata in Borsa che gestisce gli scali aeroportuali di Venezia e Treviso. SAVE è azionista di Centostazioni: tra gli immobili che fanno parte della rete anche le stazioni di Padova e Treviso. Dario Lo Bosco, invece, è presidente di Rfi -la società che controlla la rete, e affitta le tracce ai treni di Trenitalia-, ma anche dell’Azienda siciliana trasporti (Ast): di proprietà della Regione Sicilia, si occupa dei collegamenti tra i principali centri dell’isola, quelli serviti anche dalle Fs. Alessandro Pansa -ad di Finmeccanica- siede anche nel consiglio d’amministrazione di Effe 2005-Gruppo Feltrinelli spa, che controlla la casa editrice e le librerie. Fino a pochi mesi fa, però, sedeva anche nel cda del Fondo strategico italiano (Fsi), controllato da Cassa depositi e prestiti. Si è dimesso nell’ottobre del 2013, prima che il Fondo acquistasse da Finmeccanica l’84,55% di Ansaldo Energia. Non aveva ritenuto di far lo stesso, però, quando -a cavallo tra il 2011 e il 2012- Fsi trattava l’acquisto di Avio, sempre dalla holding del settore difesa.
Fintecna è una società del gruppo Cassa depositi e prestiti, il cui presidente è Maurizio Prato. In passato, è stato direttore dell’Agenzia del Demanio, che a fine dicembre ha ceduto un pacchetto di immobili proprio a Cdp.
Nel frattempo, il primo novembre 2013 era avvenuto “il passaggio del 100% di Fintecna Immobiliare da Fintecna Spa a Cdp Spa -come ha spiegato Matteo Del Fante, direttore generale di Cdp al Sole 24 Ore-, “così che siamo diventati azionisti ‘in presa diretta’ dell’azienda pubblica per eccellenza attiva nel settore immobiliare”.
Fa parte del gruppo Cdp anche Terna, la società delle reti elettriche, quotate in Borsa. Presidente della società è Luigi Piergiuseppe Ferdinando Roth, che siede nei consigli d’amministrazione di alte due società quotate, quelli di Pirelli e ASTM, Autostrade Torino-Milano, che fa parte del gruppo Gavio. L’amministratore delegato di Terna, invece, è Flavio Cattaneo, che è anche consigliere di Cementir, società del gruppo Caltagirone.

Fuori dalla lista, perché non c’è nessuna scadenza a breve, Franco Bassanini, che nel 2013 è stato confermato alla guida di Cassa depositi e prestiti. Bassanini, però, è anche presidente di Metroweb Italia spa, “una realtà produttiva d’eccellenza che intende sviluppare al meglio la rete digitale per la banda ultra larga”. Metroweb è partecipata da F2i (il fondo guidato da Vito Gamberale, di cui Cdp è  azionista), e opera in un settore -quello delle infrastrutture per le telecomunicazione cui la Cassa guarda con interesse. Per dirla con le parole di Alberto Vannucci, “il soggetto portatore di un interesse pubblico non dovrebbe poter fornire vantaggi al soggetto portatore d’interesse privato, e se questi sono la stessa persona in qualunque Paese al mondo questa situazione si andrebbe a definire. Siamo di fronte alla tipologia classica del conflitto d’interessi. Un fenomeno macroscopico, che investe i massimi livelli istituzionali.
Una colpevole inadempienza, che ha portato ad innescare patologie”. —

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