Interni

Terremotati senza quartiere

A L’Aquila è flop per il bando del Comune per affidare in gestione -nelle aree urbanizzate dopo il terremoto- le aree polifunzionali dove dovrebbe essere localizzati i "servizi" ai cittadini. Restano alcune domande aperte: chi abiterà, nei prossimi anni, gli alloggi dei progetti C.A.S.E.? Come andrà a riconfigurarsi la città e come potrà interagire con i 19 quartieri? L’articolo di Nello Avellani da NewsTown

Era il 28 aprile 2009: il Governo Berlusconi, con Decreto legge poi convertito nella Legge 77 il 24 giugno 2009, approvava il Piano degli interventi per “l’apprestamento urgente di abitazioni di durevole utilizzazione destinate alle popolazioni colpite dal sisma”. Venivano individuati, così, i 19 insediamenti dove costruire gli alloggi del progetto C.A.S.E., cioè Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili.
Il piano approvato conteneva anche delle aree definite ‘polifunzionali’, fino al limite minimo del 30%, sulle quali l’amministrazione immaginò di localizzare attrezzature e servizi di quartiere al fine di migliorare l’integrazione dei nuovi nuclei abitativi con l’abitato esistente.

Sono passati più di quattro anni e il momento sembra, finalmente, arrivato. Con delibera del 19 aprile 2013, pubblicata sul sito internet del Comune dell’Aquila il 17 maggio scorso, la Giunta guidata da Massimo Cialente ha deciso di indire un “Avviso pubblico di manifestazione di interesse per attività da insediare nelle aree polivalenti”. In poche parole, si intende affidare a soggetti pubblici o privati, muniti di personalità giuridica, le aree polivalenti del progetto C.A.S.E. in diritto di superficie per un massimo di vent’anni, anche se rinnovabili, purché si presentino progetti per realizzare strutture di aggregazione sociale, ricreativa e sportiva. Gli edifici, come da deliberazione, dovranno essere realizzati con caratteristiche di qualità urbanistica e architettonica, funzionalità e durevolezza.

Non è un avviso banale, anzi. La previsione di localizzazione nelle aree polivalenti attrezzature di livello non solo locale ma urbano potrebbe rappresentare un’opportunità per rivitalizzare l’economia cittadina e per riallacciare i rapporti sociali che il sisma ha disgregato. È per questo che lo studio di assetto urbano e territoriale è stato affidato ad un gruppo di docenti del Dipartimento di progettazione urbana e urbanistica dell’Università “Federico II” di Napoli, coordinati dalla professoressa Roberta Amirante. Il documento contiene la relazione tecnica, la tavola generale delle funzioni e un fascicolo di approfondimento per ciascuno dei 19 insediamenti.
Linee di indirizzo utili a stabilire le localizzazioni più idonee rispetto alla vocazione delle diverse aree polivalenti, e a predisporre le migliori procedure per scegliere tra i progetti presentati: l’avviso serviva proprio a questo, per una ricognizione degli operatori effettivamente interessati a partecipare al progetto. Usiamo il passato, perché il bando pubblicato sul sito internet del Comune scadeva alla mezzanotte di lunedi 15 luglio.
E non è andata affatto bene. A confermarlo a NewsTown è l’assessore alla ricostruzione, Pietro Di Stefano: “A quanto ne so, sono arrivate poche domande. Fino a qualche giorno fa, eravamo al di sotto dei dieci progetti presentati. Dal momento che il nostro obiettivo è animare le aree polivalenti, prorogheremo i termini con la speranza che l’avviso sia oggi più conosciuto dalla città, anche se in realtà abbiamo tentato di renderlo pubblico in queste settimane. Purtroppo, è una brutta abitudine italiana rincorrere i termini di un bando quando è oramai scaduto”.

A quando la nuova scadenza?
"Dovremo deciderlo settimana prossima. Posso dire, comunque, che prorogheremo almeno fino alla fine dell’estate per dare modo a tutti gli interessati di manifestare il loro interesse a realizzare delle strutture in base a quanto stabilito con gli articoli dal 29 al 42 delle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore del Comune dell’Aquila. Parliamo di attività commerciale, di vicinato, sportive, di supporto. In altre parole, attività sociali e ricreative".

Il Comune fornisce solo il terreno o sono previste altre agevolazioni?
"No, l’amministrazione fornirà il terreno, l’indirizzo di superficie per un certo numero di anni. I costi sono tutti a carico di chi intende insediarsi nelle aree".

Se dovessero arrivare, nelle prossime settimane, più richieste per una stessa area quali saranno i criteri di valutazione dei progetti e chi deciderà a chi affidarla?

"Ad oggi, purtroppo, abbiamo il problema inverso. Le aree sembrano interessare davvero poco. Abbiamo un piano guida, indicato nell’avviso, redatto dall’Università di Napoli. Se arriverà più di un progetto, una commissione interna valuterà in base ai principi enunciati nel piano di assetto urbano e territoriale studiato dai docenti. Stiamo parlando, però, di proposte di interesse che valuteremo in base agli obiettivi che si intende raggiungere. Per ora, insomma, siamo solo ad una indagine. Quando ci sarà da affinare l’obiettivo, saranno molti i fattori da tenere in considerazione. Più di questo non potevamo fare: non sappiamo ancora quali sono gli interessi specifici a cui stiamo andando incontro".

Non crede che sia proprio questa vaghezza di informazioni ad aver determinato lo scarso interesse verso l’avviso?

"Penso proprio di no. Non si spiegherebbe, se fosse così, l’interesse che è stato manifestato negli ultimi giorni, quando si è capito che l’avviso stava per scadere. Meglio non si poteva fare. La manifestazione di interesse non è affatto impegnativa, né vincolante. In una successiva fase stabiliremo la portata degli interventi da realizzare".

Una semplice manifestazione di interesse, insomma, da presentare agli uffici preposti come da modello che potete scaricare cliccando qui. Si sceglie l’area polivalente preferita, si descrivono in breve i servizi che si intendono offrire, le modalità di erogazione, la superficie necessaria allo svolgimento dell’attività, la proposta progettuale (superfici, destinazioni d’uso, e quanto altro necessario alla migliore descrizione dell’idea che si intende presentare).
Restano molte incognite: innanzitutto, c’è da capire se le aree polivalenti sono appetibili per chi intende sostenere un investimento che sarebbe comunque importante in termini economici, anche se non è un’occasione da poco ottenere un terreno in uso gratuito per vent’anni. C’è poi da chiedersi quanto convenga investire su insediamenti di cui, ad oggi, è difficile prevedere il futuro. Chi abiterà, nei prossimi anni, gli alloggi dei progetti C.A.S.E.? Come andrà a riconfigurarsi la città e come potrà interagire con i 19 quartieri?
E poi, sarebbe utile avere qualche informazione in più: ad esempio, visto che i progetti verranno selezionati in base alle indicazioni del Piano guida proposto dall’Università di Napoli, perché non pubblicizzarlo e pubblicarlo in formato aperto e scaricabile sul sito del Comune dell’Aquila? Abbiamo provato a cercarlo: non ci siamo riusciti.

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