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Che cosa minaccia davvero la tenuta democratica di un Paese

Riflettere sulla “tenuta democratica” del Paese è un esercizio utile. Ma la vera minaccia non viene dai poveri. Dobbiamo invece fare i conti con i rigurgiti fascisti dilaganti, le mafie, la xenofobia e il razzismo sdoganato ai più alti livelli. L’editoriale del direttore di Altreconomia, Pietro Raitano

Tratto da Altreconomia 197 — Ottobre 2017

Una sera di fine estate, o quasi, un ministro della Repubblica, intervenendo a una festa di partito, ha speso parole molto significative in tema di migranti e di scelte di governo sulla questione. “A un certo momento ho temuto che, davanti all’ondata migratoria e alle problematiche di gestione dei flussi avanzate dai sindaci, ci fosse un rischio per la tenuta democratica del Paese” ha spiegato, con riferimento a quanto accaduto il 29 giugno, “quando in sole 36 ore sono arrivati 12mila e 500 migranti su 25 navi diverse”. Sono parole sue, e vanno contestualizzate, non estrapolate semplicemente, e di certo va tenuto conto della complessità della situazione e della particolare condizione italiana. Ma che la “tenuta democratica” di un Paese sia minacciata dall’arrivo di 12mila disgraziati, in fuga da guerra, povertà e alla ricerca di una vita migliore, è una posizione difficile da sostenere, se paragonata ad esempio ai numeri di altri Paesi che, in Europa e non solo, fronteggiano il fenomeno migratorio. Ancor più difficile da sostenere se non si forniscono dati e indicatori che le diano consistenza; elementi che puntualmente, al di là delle frasi ad effetto e dei facili slogan, non si vedono mai, né nei discorsi dei politici, tantomeno sui mezzi di informazione mainstream. D’altra parte: se bastano davvero 200mila migranti l’anno -su 60milioni di abitanti- a mettere a rischio la coesione istituzionale, allora forse abbiamo un problema ben più serio. Che la propaganda elettorale -ormai del tutto, e per tutti, incentrata sulla ricerca del capro espiatorio- evita sistematicamente di citare e di affrontare, dedicandosi alla gara a chi la spara più grossa in questa lotta tra poveracci che ci vede agguerriti protagonisti.

È sempre facile prendersela con l’ultimo della lista, il più debole: è un fenomeno ampiamente studiato. Solo che poi arriva il giorno in cui l’ultimo della lista sei tu. Dobbiamo tuttavia ringraziare quel ministro (che ha trovato la soluzione al problema abbandonando chi tenta la traversata del Mediterraneo al proprio destino, in mare o in Libia, come già era accaduto con la Turchia), perché riflettere sulla “tenuta democratica” è un esercizio molto utile. Che cosa minaccia dunque la tenuta democratica di un Paese?

Alcune risposte sono facili: espressioni di rigurgiti fascisti sempre più frequenti, tanto per fare un esempio. Mettere in dubbio la totale condanna del fascismo e dei fascismi, in nome di una equivoca “libertà di pensiero”, e praticare forme di azione da regime, questo sì minaccia la tenuta democratica. A questo si accompagna una strisciante diffusione del razzismo nella nostra società, sdoganato ai più alti livelli, tollerato e non condannato, cavalcato e strumentalizzato. Insegnato addirittura, non combattuto. Il razzismo, la xenofobia, la discriminazione, alimentate anche da colpevoli media e social media, sono una grave minaccia per la tenuta democratica.

Non vanno poi taciute le forme diffuse di misoginia e sessismo: accettate impunemente, ignorate vigliaccamente; l’invocazione dello stupro come azione rivendicativa. Un’altra minaccia serissima alla tenuta democratica di questo Paese. Nessuno ci sta facendo però la campagna elettorale. Semmai assistiamo all’ascesa di politici senza competenza, senza esperienza, senza nemmeno una formazione adeguata, ma dotati solo di una grande arroganza derivata da un supposto, ma tutto da verificare, mandato popolare. Questa generazione di classe dirigente è una minaccia alla tenuta democratica. Come lo è la dispersione scolastica, l’abbandono universitario, la precarietà lavorativa dei giovani e non solo. La mafia e la corruzione. Chi inneggia all’evasione fiscale, all’abusivismo. Chissà com’è, noi invece ci preoccupiamo di chi arriva col barcone.

Forse val la pena ricordare al ministro e a tutti noi che la democrazia si “tiene” facendo rispettare le leggi, nazionali e internazionali, e la Costituzione. Garantendo una stampa indipendente e non ricorrendo alle offese e alla diffamazione. Tutelando i diritti e combattendo l’egoismo, le ingiustizie, le menzogne. Non assecondandole.

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  • TheMonk

    In un’ economia sempre più disuguale, a livello mondiale ma, ovviamente, anche all’interno di ogni singola nazione, gli estremismi sono una conseguenza scontata. Secondo l’Istat, in Italia, dal 1990 al 2010 il divario tra ricchi e strato disagiato della popolazione è cresciuto maggiormente rispetto a qualsiasi altro paese europeo.
    “Rigurgiti fascisti”, razzismo diffuso (spesso bisognerebbe approfondire meglio l’uso di questo termine), discriminazioni, ecc. per quanto mi riguarda sono il prezzo che si paga ogni volta che la politica non pone limiti adeguati alla brutalità del mondo finanziario, si inchina agli interessi delle corporations sopprimendo i basilari diritti dei lavoratori, abdica la sua sovranità a istituzioni non democratiche che perseguono folli disegni di austerity e pareggio di bilancio.
    Si racconta la favola che in Europa siamo ancora in democrazia, quindi se un poveraccio vuole dimostrare il suo dissenso, nelle rare occasioni in cui gli è concesso farlo attraverso il voto, si esprimerà verso scelte estreme. Salvo poi vedere lo spread salire ed essere ricattato che votando in un certo modo il proprio Stato avrà pesanti ripercussioni economiche.
    L’odio cerca sempre una valvola di sfogo. Il vero compito non dovrebbe essere quello di soffermarsi sulla sua esteriorità ma andare a indagarne l’origine e lì trovare le soluzioni.

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