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TAR: le stazioni restino tali

Secondo una recente sentenza del tribunale amministrazione della Lombardia, l’apertura di bar, negozi e ristoranti non può ledere il diritto dei viaggiatori a fruire degli spazi di Milano Centrale, che resta un bene "vincolato" a una destinazione pubblica. La "valorizzazione" del patrimonio immobiliare del gruppo Fs, affittando i locali per attività commerciali, non può andare a scapito dell’interesse generale. Quello, ad esempio, di un posto a sedere senza obbligo di consumazione in attesa del treno

Chi aspetta un treno a Milano Centrale fatica a trovare un posto a sedere, a meno di non entrare in un bar o in un ristorante. Dopo la ristrutturazione degli anni scorsi, infatti, la maggior parte degli spazi pubblici ha fatto spazio a locali commerciali. Ciò è dovuto a scelte “industriali” delLa società che ha in gestione la stazione, ovvero Grandi Stazioni, una società partecipata al 60% dal gruppo Ferrovie dello Stato. Scelte prese in autonomia, alle quali però -secondo una recente sentenza del TAR della Lombardia- i pendolari hanno diritto d’accesso. Chi utilizza i treni (e la stazione ogni giorno), cioè, deve poter verificare che le scelte di Grandi Stazioni non mettano in discussione il rapporto di “proporzionalità tra spazi pubblici destinati al servizio ferroviario e spazi pubblici concessi per usi diversi dal primo”, cioè destinati ad attività commerciali.
E l’azienda -che per quanto sia partecipata al 40 per cento da soggetti privati, vede lo Stato come azionista di maggioranza, tramite le Ferrovie dello Stato- non può negare l’accesso ai dati alle associazioni dei consumatori, che hanno diritto ad “ottenere il ripristino della centralità dell’interesse dei viaggiatori”.

Ad aprile Confconsumatori di Milano, facendo proprie istanze promosse dall’Associazione Pendolari di Piacenza, aveva presentato un ricorso. “Non appare corretto -aveva scritto l’associazione nel testo del ricorso, redatto dall’avvocato Umberto Fantigrossi– che in una stazione ferroviaria così vasta oggi sia così difficile trovare un posto a sedere senza accedere a un negozio o a un bar. Grandi Stazioni -continua- gestisce beni mobili ed immobili già appartenenti a Ferrovie dello Stato che mantengono un vincolo di destinazione pubblica in quanto strumentali al servizio di trasporto”.

La sentenza del TAR della Lombardia evidenzia alcuni principi importanti, che fanno riferimento all’organizzazione degli spazi di Milano Centrale, ma possono essere estesi alle altre 13 maggiori stazioni italiane, gestite da Grandi Stazioni. Secondo i giudici anche “nell’ambito di una politica tesa a valorizzare” il patrimonio immobiliare, non può essere messa in discussione “la primazia dell’interesse generale connesso alla sua pubblica destinazione”. Dove primazia è la “condizione risultante dall’essere superiore a tutto il resto sotto un determinato aspetto o per quanto riguarda un particolare campo di studi o di attività”.

La sentenza evidenzia anche come Grandi Stazioni debba prendere decisioni che rispondano all’interesse generale. I giudici, infatti, hanno considerato infondata una richiesta presentata da Grandi Stazioni nella sua memoria difensiva: secondo l’azienda, le associazioni non avevano alcun diritto ad accedere a dati sensibili di “un soggetto di diritto privato” e “relativamente ad un’attività di carattere prettamente commerciale/industriale, che non può essere considerata di pubblico interesse”.
Il pubblico interesse, spiegano i giudici, c’è, ed esiste, anche se Grandi Stazioni è una società per azioni, sottoposta -quindi- al diritto privato. 

Purtroppo, le sentenza del TAR della Lombardia non è stata accolta dal management di Grandi Stazioni e del gruppo Ferrovie dello Stato come un elemento utile per “ripensare” la propria strategia aziendale. Il 30 giugno -annuncia un comunicato sul sito fsnews.it– il cda di Grandi Stazioni (presieduto dall’amministratore delegato delle Fs, Michele Mario Elia) ha annunciato la “scissione” di Grandi Stazioni in tre, e la conseguente privatizzazione di Grandi Stazioni Retail, che delle 3 realtà è quella “focalizzata sulle attività tipicamente commerciali delle stazioni del network […] in particolare sulle locazioni commerciali, sui Media&Advertising e sui servizi ai viaggiatori”. Le altre due società “effetto” della scissione saranno Grandi Stazioni Rail, che sarà al 100% di proprietà del gruppo FS italiane (e si occupa delle attività infrastrutturali di stazione) e Grandi Stazioni Immobiliare, i cui azionisti saranno gli stessi che compongono l’attuale compagine azionaria di Grandi Stazioni, cioè  il Gruppo FS Italiane (al 60%) ed Eurostazioni (al 40%).
Eurostazioni è una società i cui azionisti sono Edizione Srl del gruppo Benetton, Vianini Lavori Spa del gruppo Caltagirone e  Pirelli & C. Spa del gruppo Pirelli, recentemente acquisito da China national chemical corporation.

Come abbiamo visto, Eurostazioni uscirà dal capitale di Grandi Stazioni Rail, e in cambio diverrà azionista di riferimento di Grandi Stazioni Retail -“sulla base delle valorizzazione della società avrà una compagine azionaria derivante dai valori di concambio delle quote di Grandi Stazioni Rail”, come spiega il comunicato stampa-.

Rail, Retail: sembra uno scioglilingua, ma alla fine a contare è solo il risultato: le 14 maggiori stazioni ferroviarie italiane, da Milano Centrale a Roma Termini, passando per Venezia Santa Lucia e Firenze Santa Maria Novella- rischiano di diventare shopping center.   

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