Economia / Opinioni

Sure, il sostegno europeo è arrivato. E adesso?

Lo strumento di contrasto alla disoccupazione garantito da tutti i Paesi dell’Ue funziona. L’Italia ne sa qualcosa. Occorre renderlo permanente. La rubrica a cura dell’Osservatorio internazionale per la coesione e l’inclusione sociale (OCIS)

Tratto da Altreconomia 232 — Dicembre 2020
Ursula von der Leyen - © Wikimedia

Il 20 ottobre la Commissione europea ha emesso le prime due obbligazioni, una da dieci miliardi di euro con scadenza ottobre 2030 e una da sette miliardi con scadenza nel 2040, a titolo di Sure, il nuovo strumento di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione a seguito della pandemia, proposto lo scorso aprile dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il 27 ottobre l’Italia ha ricevuto la prima tranche (dieci miliardi) dei circa 27,4 miliardi di euro di prestiti Sure.

Che cosa finanzia esattamente Sure? E che vantaggio rappresenta per il nostro Paese? Come specificato nella decisione di esecuzione del Consiglio di fine settembre, Sure finanzia le misure di sostegno all’occupazione adottate a partire dal primo febbraio 2020 a seguito della crisi pandemica: tra queste, l’estensione della cassa integrazione guadagni, l’indennità di 600 euro per lavoratori autonomi e liberi professionisti, le misure per i lavoratori del settore dello spettacolo, quelli del settore agricolo, i collaboratori sportivi, i lavoratori a chiamata e i lavoratori domestici. Inoltre Sure copre l’ampliamento delle misure di congedo parentale per i lavoratori dipendenti e autonomi e il bonus per servizi di baby-sitting, oltre all’estensione delle prestazioni supplementari per i lavoratori disabili o con familiari affetti da disabilità grave e i contributi a fondo perduto per i lavoratori autonomi e le imprese individuali. In ottica prettamente economica, il vantaggio del prestito dalla Commissione si coglie paragonando i termini e le condizioni delle obbligazioni emesse con Sure con i titoli di stato (Btp) italiani.

I bond decennali Sure sono collocati a un tasso di interesse del -0,24%, quelli ventennali a un tasso dello 0,13%; il tasso di interesse dei Btp italiani a dieci anni è attualmente molto più elevato, pari a 0,72% e 1,25% per quelli a 20 anni. Ipotizzando che i tassi di interessi restino come oggi per l’intero periodo del finanziamento dei 27,4 miliardi di Sure all’Italia e che le obbligazioni emesse dalla Commissione restino ugualmente ripartite (60% a dieci anni e 40% a 20 anni) il risparmio cumulato in termini di minori tassi di interesse per l’Italia ammonterebbe a circa 4,36 miliardi di euro, secondo l’Osservatorio conti pubblici italiani.

10 miliardi di euro è l’ammontare della prima tranche del finanziamento, previsto al programma europeo Sure per le misure di sostegno all’occupazione, ricevuta dall’Italia

A oggi 17 Stati membri hanno fatto richiesta di un prestito Sure. La reazione positiva degli investitori all’emissione delle prime due obbligazioni -con la domanda che ha superato di 13 volte l’offerta disponibile- è un ulteriore segnale della fiducia nel nuovo strumento, garantito da tutti i Paesi membri. I numeri confermano quindi il successo di questa iniziativa. Nonostante questo Sure rimane per il momento uno strumento temporaneo, legato alla crisi del Covid-19 e destinato poi a sparire. Per evitare di trovarci impreparati alla prossima crisi, diventa quindi fondamentale avviare già adesso un dibattito su come rendere Sure uno strumento permanente. La Commissione europea ha infatti già espresso l’intenzione di basarsi su Sure per proporre uno strumento permanente di sostegno all’occupazione nella fasi di crisi e il Parlamento europeo sostiene da tempo misure di stabilizzazione basate sui prestiti nell’ambito del bilancio comunitario. Ora che anche gli Stati membri, Italia in primis, hanno iniziato a beneficiare di questo strumento, il terreno sembra fertile per un’ambiziosa proposta politica che renda l’Europa ancora più solida(le) e unita.

Francesco Corti, Università degli Studi di Milano e Center for European Policy Studies (CEPS), Osservatorio per la coesione e l’inclusione sociale

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