Ambiente / Attualità

Ecco qual è il suono della natura a rischio

In Ecuador, nella regione con la più alta concentrazione di biodiversità del Pianeta, la missione di David Monacchi, ricercatore bioacustico. Risultato: lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, le armi da fuoco usate per cacciare, i lunghi periodi di siccità e le improvvise piogge torrenziali rappresentano un’emergenza costante, che sta portando al silenzio gli ecosistemi più remoti

Il ricercatore bioacustico David Monacchi fotografato in Ecuador, all'interno del Parco nazionale dello Yasuní - foto di Alex D'Emilia
Il ricercatore bioacustico David Monacchi fotografato in Ecuador, all'interno del Parco nazionale dello Yasuní - foto di Alex D'Emilia

Diviso tra ricerca scientifica e spedizioni nelle foreste più impenetrabili del pianeta, David Monacchi, ricercatore bioacustico di fama internazionale e sound designer con una forte impronta ecologista, ha più volte denunciato la progressiva dissolvenza degli habitat sonori che ha visitato e documentato in varie parti della Terra.
Il suo lavoro sul campo (www.fragmentsofextinction.org), pensato per raccogliere frammenti del patrimonio acustico delle foreste pluviali e per stimolare nel grande pubblico la consapevolezza del rischio a cui va incontro la biodiversità, è diventato un punto di riferimento per scienziati e ambientalisti.
Dopo l’Africa, l’Amazzonia brasiliana e il Borneo, Monacchi è stato di recente in Ecuador, più precisamente nel Parco nazionale dello Yasuní, famoso per la più alta concentrazione di biodiversità al mondo (oltre 100.000 specie di insetti in un solo ettaro), e dove ha colto una complessità sonora ancora sconosciuta.

“I dawn chorus e dusk chorus, i momenti di massima esuberanza acustica che nelle foreste tropicali incontaminate si colgono all’alba e al tramonto, non erano esattamente quelli che mi aspettavo”

A causa dell’ingerenza acustica umana, però, non è stato sempre facile ottenere buone registrazioni. Nell’area del Rio Napo, in territorio Huaorani, dove la biodiversità alfa (misurata su un ettaro) è di  circa 670 specie di piante, e quella gamma (misurata sull’intera area) di oltre 4.000 specie, le interferenze dovute allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi produce un rumore a bassa frequenza che s’irradia concentricamente per chilometri, allontanando numerose specie di scimmie e di uccelli. Lo stesso avviene con gli spari provocati dalle armi da fuoco con cui oggi molti indios cacciano anche di notte.

“I primi giorni di lavoro sono stati una delusione da farmi dubitare dell’intero viaggio -racconta Monacchi-. Alle prime registrazioni fatte, alcuni habitat sonori apparivano poveri e frammentati. I dawn chorus e dusk chorus, i momenti di massima esuberanza acustica che nelle foreste tropicali incontaminate si colgono all’alba e al tramonto, non erano esattamente quelli che mi aspettavo”.
Inoltrandosi in aree più remote e in seguito alle piogge che hanno rivitalizzato la foresta dopo più di trenta giorni di siccità, Monacchi ha potuto effettuare registrazioni di eventi acustici unici e irripetibili, grazie anche a strumenti sofisticati e tecnologie microfoniche tridimensionali ad alta definizione.
Oltre ai danni provocati dall’uomo, in Amazzonia è evidente anche il problema del cambiamento climatico: i lunghi periodi di siccità e le improvvise piogge torrenziali rappresentano un’emergenza costante che sta silenziando progressivamente i paleo-cori degli ecosistemi più remoti; una situazione drammatica, che avvalora sempre più la tesi scientifica di una sesta estinzione di massa.
“A causa de El Niño, quest’anno abbiamo visto alberi piegati e stremati dalla siccità, corsi d’acqua e pantani completamente secchi. L’assenza di frutta spinge gli uccelli e le altre specie a cercare altrove di che nutrirsi” racconta Monacchi.
Solo dopo tre giorni di cammino e di sopralluoghi in un’area incontaminata tra lo Yasunì ecuadoriano e il confine peruviano, Monacchi ha finalmente individuato il luogo dove operare un ritratto circadiano incontaminato, un vero paradiso sonoro. La scelta è ricaduta su una delle aree con minor disturbo antropico e dove si concentra la presenza contemporanea di un numero altissimo di specie.

La missione in Ecuador del ricercatore bioacustico italiano è stata raccontata nel documentario “Dusk Chorus”, che parteciperà prossimamente ad alcuni dei più importanti eventi cinematografici ambientali del panorama internazionale. Prima tappa il festival Visions du Réel, in programma dal 21 al 29 aprile a Nyon (Svizzera).

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