Diritti / Opinioni

Strategie per superare la politica del dominio

Gratuità, relazione, paradosso e rinnovamento. Sono le quattro leggi da rispettare se vogliamo passare da una logica del potere -e sfuggire così alla trappola del capitalismo- a una logica delle vita. Per imparare ad agire con una sapienza davvero nuova. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 241 — Ottobre 2021
© Jen Johnsson - Unsplash

Una questione di logica. Cioè di senso e di saggezza, di orientamento e di discernimento. Essa decide della transizione che è urgente. Quale criterio seguiremo per sfuggire alla trappola costruita dal capitalismo e dalla geopolitica del dominio? L’errore originario sta nell’aver fondato la vita intera sul potere. Michel Foucault parla di “biopotere” per indicare il progetto moderno di sottoporla a un controllo assoluto. Ma il biopotere è iniziato molto prima: l’uomo ha sempre creduto nel potere come condizione per affermarsi sulla vita. Ora siamo al capolinea: tale credenza, portata all’estremo, ha rivelato la sua indole necrofila. A fronte della profondità della svolta che va realizzata si capisce quanto siano ambigue le categorie del mero aggiustamento del sistema globale (soprattutto parole come sviluppo sostenibile, innovazione, resilienza, economia civile).

Invece a noi serve una trasformazione così radicale da essere una conversione spirituale della civiltà che deve riorientare la cultura e l’educazione, l’economia e la politica, la tecnologia e l’informazione, il diritto e le relazioni interpersonali. Il nostro compito urgente è passare dalla logica del potere alla logica della vita. Per farlo si deve capire che il senso, la logica e la saggezza non vengono introdotti nel mondo dalla mente umana, perché in realtà sono già inerenti alla vita stessa. La sua logica ha quattro leggi essenziali.

La legge di gratuità: ogni vivente è un dono, cioè una presenza di valore non riducibile a calcoli di denaro, di interesse, di merito o di colpa. Ogni dono così inteso (qualunque sia la sua origine, semplicemente naturale o divina), a partire da noi stessi e dalla nostra esistenza, ci costituisce responsabili: la responsabilità è l’adesione alla vita. Un’adesione che chiede di accoglierla, di armonizzarla e di condividerla. Di prendersene cura. Perché -sia chiaro- quella della vita non è una logica chiusa, rigida, perfetta; è aperta, problematica, chiede l’esercizio della responsabilità e della creatività armonizzatrice alla coscienza e all’azione degli esseri umani. Non sto proponendo alcun naturalismo romantico o biologismo, sto delineando un’etica biofila.

La legge della relazione: ogni vivente è fatto di relazione ed è in relazione con tutti gli altri. Di conseguenza il fine congruente con il fiorire della condizione dell’umanità e della natura non è la crescita o lo sviluppo, è l’armonia dell’intero sistema delle relazioni.

La legge del paradosso: la vita ci chiede di tenere insieme precarietà e apertura all’eterno, fragilità e creatività, sofferenza e capacità di felicità, senso di sé e generosità, capacità di abitare il mondo e capacità di mettersi in cammino, nascita e morte. Chi vuole uniformare tutto entro una razionalità univoca (come fa il capitalismo) va contromano rispetto alla vita stessa. Piuttosto dobbiamo cercare di fare fronte solidalmente ai passaggi tragici dell’esistenza.

La legge del rinnovamento: la vita si rinnova sempre e ci chiede di seguire le sue stagioni prendendoci cura delle generazioni nuove e adottando uno stile di esistenza transitivo, mai autocentrato. Nelle dinamiche del mutamento coesistono il conflitto e la competizione. Il primo tende a essere generativo, serve a trovare una condizione migliore per tutti. La competizione invece è necrofila, segna la vittoria di qualcuno e l’eliminazione degli altri, lacera le relazioni. Spetta alla responsabilità umana l’opera di armonizzare tale divergenza facendo prevalere i conflitti generativi sulla competizione.

Non esiste “transizione ecologica” se si resta nell’ambiguità. Occorre imparare ad agire con una sapienza davvero nuova. È incredibile, ad esempio, come il ministro che deve promuovere la transizione auspichi il ritorno al nucleare. Invece ogni governo, istituzione, movimento civile, comunità e persona devono elevarsi alla sapienza biofila. Quella che abbiamo chiamato “altra economia” e poi “economia trasformativa” va esattamente in questa direzione.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata; il suo libro più recente è “Filosofia della salvezza. Percorsi di liberazione dal sistema di autodistruzione” (EUM, 2019)

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