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Stefano Cucchi, tre anni e un giorno dopo

Secondo la famiglia, il processo per la morte del geometra trentunenne sarebbe ad una svolta. Il tutto mentre il perito della Procura di Roma è oggetto di un’interrogazione parlamentare su un presunto conflitto d’interessi. La commissione Giustizia del Senato, intanto, preferisce discutere del condominio piuttosto che stringere i tempi sull’introduzione del reato di tortura

“Presunta morte naturale”. Così recitava il certificato redatto dal personale del presidio ospedaliero protetto Sandro Pertini di Roma, dove moriva, tre anni e un giorno fa, Stefano Cucchi, geometra romano classe 1978.

 

L’avevano arrestato una settimana prima, giovedì 15 ottobre, intorno alle 23, a seguito di una “perquisizione avente esito positivo”. Aveva con sé sostanza stupefacente. Da quel momento, e dall’udienza di convalida dell’indomani, la famiglia non avrà più modo di vederlo, se non il giorno della “presunta morte naturale”. Lo ritroveranno, dietro una teca di vetro, malmenato, con gli occhi gonfi, alcune vertebre spezzate, smagrito di sette chili. Oggi, dodici persone (tre agenti di polizia penitenziaria, sei medici e tre infermieri) sono sotto accusa per lesioni, falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio, omissione di referto, favoreggiamento, abbandono di persona incapace di provvedere a se stessa -non figura l’omicidio, come richiesto con forza dai legali della famiglia Cucchi- nel processo ordinario a Roma.

 

Secondo la famiglia, Cucchi sarebbe morto a seguito di una violenta serie di pestaggi tra le aule di sicurezza del tribunale di piazzale Clodio e l’abbandono presso l’ospedale Pertini. Una tesi che non è sostenuta dalla Procura, nella persona del Pm Vincenzo Barba. Secondo il padre di Stefano, Giovanni Cucchi, il processo -la prossima udienza è fissata al 21 novembre- potrebbe però ricevere una scossa determinante. “Il nostro avvocato (Fabio Anselmo, nda) è riuscito ad esaminare lastre fino ad ora ignorate. Abbiamo riscontrato una quarta frattura, L4, che è più grave di tutte le altre. Sottoposte al collegio peritale nominato dal Tribunale, abbiamo avuto esiti confortanti. Ora auspichiamo che la realtà dei fatti faccia ingresso in aula, dove ci è toccato ascoltare di fratture pregresse, come se Stefano non fosse stato brutalmente pestato”.

 

Un auspicio che non risparmia una severa critica rivolta al perito della Procura, Paolo Arbarello, Direttore del Dipartimento di Scienze anatomiche, istologiche, medico-legali e dell’apparato locomotore dell’Università La Sapienza di Roma. Secondo Giovanni Cucchi e i parlamentari Radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, il professor Arbarello -che propende per la negligenza dei medici e non per il pestaggio- “si troverebbe in una palese situazione di conflitto d’interessi”.

 

Secondo l’interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata il 6 ottobre sul punto dai due parlamentari, Arbarello, dal luglio 2012, si trova nel consiglio di amministrazione di Milano Assicurazioni (socio di maggioranza è Fondiaria Sai). Carica ricoperta tutt’oggi (“seppur in regime di prorogatio”) a seguito dell’acquisizione di Milano Assicurazioni da parte di Unipol. E Unipol è la compagnia assicurativa dell’Ospedale Pertini di Roma. Fattispecie che secondo Perduca e Poretti andrebbe “verificata” dai ministri competenti, dato il rischio che tale condizione -secondo gli interroganti- possa pregiudicare “il perseguimento della verità scientifica”.

 

Su questi temi, però, il tempo si dilata. Ne sa qualcosa la proposta di disegno di legge per l’introduzione nell’ordinamento italiano della fattispecie del reato di tortura. Come già scritto dal nostro Lorenzo Guadagnucci, il testo -“annacquato e compromesso” secondo gli stessi proponenti, dove figura anche l’on. Perduca- approdato al Senato il 26 settembre ed immediatamente respinto in commissione Giustizia per “ulteriori chiarimenti”. Contattato sul punto, Perduca dà conto dell’ennesimo rinvio. “Ho chiesto personalmente al presidente della commissione (On. Filippo Berselli, Pdl, nda) delucidazioni circa l’iter del ddl. Mi ha detto che prima andrà trattata la normativa sul condominio, sull’incompatibilità dei magistrati ed alcuni aspetti del codice antimafia”.

 

Il condominio prima della tortura? “Così pare, è evidente che il centrodestra -e non solo- non abbia alcun interesse a stringere i tempi”. Crede che vi saranno ulteriori compromessi al ribasso? “Guardi, qui c’è un altro mistero. Ad oggi, non sappiamo nemmeno su quale testo torneremo a discutere. Se quello di partenza o quello ‘informalmente’ aggiustato durante la seduta in Aula. La cosa certa è che manca la volontà politica”.

Presunta morte naturale, accertata indolenza istituzionale.

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