Esteri / Attualità

“Srebrenica 2.0”: sui luoghi della storia, oltre le narrative in conflitto

Nell’ambito degli eventi per le commemorazioni delle vittime del genocidio del luglio 1995, è stato presentato il progetto di “memoria digitale” frutto della collaborazione tra il Memoriale della località bosniaca e una rete di associazioni italiane, tra le quali anche Arci Bolzano e Buongiorno Bosnia di Venezia

Le bare delle 50 persone ritrovate nelle fosse comuni e identificate, che verranno sepolte al cimitero di Potočari © Diego Saccora

Il 10 luglio 2022, all’interno del programma per le Commemorazioni delle vittime del genocidio di Srebrenica, è stato inaugurato il progetto “Srebrenica 2.0”, finanziato dal ministero degli Esteri italiano. Il progetto -lanciato in presenza dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo- è frutto di un partenariato tra il Memoriale di Srebrenica e un network di associazioni italiane che da anni hanno costruito relazioni con la Bosnia ed Erzegovina, in particolare con Srebrenica, di cui fanno parte Arci Bolzano, Arci del Trentino, Arci Firenze, associazione Buongiorno Bosnia di Venezia, Centro per la Pace di Cesena e Teatro Zappa Theater di Merano.

Il percorso di memoria digitale è scaricabile su Play Store e App Store e si sviluppa in nove tappe per tenere traccia di altrettanti luoghi fondamentali al fine di meglio comprendere lo svolgersi dei principali eventi che hanno portato al genocidio del luglio 1995.

“Srebrenica 2.0” ha origine da una serie di rilevazioni sul campo nel corso di diversi anni durante i quali si sono potute di volta in volta osservare dinamiche di cambiamento all’interno di un irrisolto conflitto di narrative di cui si possono vedere anche in questi giorni i segni tangibili, camminando per le strade a ridosso del Memoriale.

Il fiore di Srebrenica © Diego Saccora

Uno degli obiettivi del progetto è innanzitutto riportare il focus della memoria a Srebrenica, in quanto luogo della storia. Il luogo della memoria, si trova a Potočari, che dista alcuni chilometri dalla cittadina, mentre il luogo della storia -Srebrenica appunto- non ha sostanzialmente alcun segno di memoria pubblica rispetto a quanto successo dall’inizio della guerra, dall’aprile del 1992 fino alla caduta del luglio 1995. Eppure Srebrenica è stata il luogo della storia dove si sono vissuti i destini di decine di migliaia di persone dal 1992 al 1995, fino al momento del genocidio, avvenuto in altri luoghi rispetto all’area urbana di Srebrenica.

Ciò è una conseguenza diretta del sostanziale mancato avvio di un dialogo e discussione pubblica rispetto alle memorie di guerra, così ognuna delle due comunità coinvolte nella guerra e nel genocidio ha consolidato delle proprie pratiche memoriali pubbliche che non comunicano e sono in concorrenza. Generando discorsi dell’odio e rigida incomunicabilità.

Esistono narrative diverse per gruppo etno-nazionale, in conflitto tra loro. L’attuale amministrazione municipale serbo-bosniaca di Srebrenica, in linea di continuità con il discorso pubblico delle élite politiche serbo-bosniche al governo, è dichiaratamente negazionista rispetto al genocidio. Ed è evidente la volontà da parte dei serbo-bosniaci negazionisti di cancellare le tracce e risemantizzare i luoghi della storia anche precedente agli anni 90, cambiandone il significato. Tutto questo mentre la comunità internazionale rimane a guardare.

Durante i numerosi viaggi di conoscenza e formazione organizzati dalle diverse associazioni partner con giovani da tutta Italia nell’ultimo decennio, è emersa la necessità di poter usufruire di supporti multimediali che permettessero ai partecipanti di continuare ad approfondire e rielaborare quanto incontrato e ascoltato durante i percorsi per poi poterli sviluppare in base alle diverse attitudini e farsene moltiplicatori.

Nel tentativo di favorire un processo di confronto, abbiamo negli anni riscontrato un’enorme pressione sociale rispetto al negazionismo del genocidio, mainstream narrativo identitario-costitutivo del gruppo etno-nazionale per i serbo-bosniaci, e una difficoltà, in particolare per i giovani, nel far ingresso al Memoriale di Srebrenica. Questo significherebbe quantomeno conoscere la cosiddetta “storia dell’altro”, senza necessariamente essere costretti a modificare la propria opinione e, se non altro, prendere atto dell’esistenza di un’altra versione rispetto a quella del proprio gruppo etno-nazionale, quindi aggiungere complessità alla lettura di quanto realmente accaduto.

Si è pensato che una applicazione per cellulari avrebbe potuto facilitare la fruizione in maniera privata, fuori dal controllo e dallo stigma di gruppo, della “storia dell’altro”, pertanto contribuire a implementare la discussione pubblica sulle memorie di guerra, che altrimenti rimangono rinchiuse nei compartimenti stagni delle narrative in conflitto.

Il progetto “Srebrenica 2.0” -realizzato nella cornice del partenariato tra il Memoriale di Srebrenica e Arci (nazionale), da YooMee Augmented Reality Solution Provider di Bologna- verrà ulteriormente implementato nel 2023 con possibilità di accesso in più lingue e ad altri contenuti archivistico-documentali del Memoriale di Srebrenica. 

Diego Saccora, operatore sociale, è membro dell’associazione “Lungo La Rotta Balcanica”. È co-autore del libro “Lungo la rotta balcanica. Viaggio nella storia dell’umanità del nostro tempo”, infinito edizioni (2016) nonché del dossier “La rotta balcanica” a cura della rete “RiVolti ai Balcani”. Questo intervento è in qualità di vicepresidente dell’associazione Buongiorno Bosnia di Venezia

Andrea Rizza Goldstein, formatore, coordinatore del progetto Adopt Srebrenica (2010-2017), nel team di sviluppo progetti di cittadinanza di Arci Bolzano

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