Economia / Opinioni

Speculazione sul gas e sull’anidride carbonica. Le regole che mancano

L’impennata del prezzo del gas a livello internazionale e il costo dei permessi per la CO2 prodotta peseranno sulle bollette, in rialzo del 40-50%. Per evitare un ulteriore impoverimento, servono misure nuove. Rendere progressive le bollette, trasferendo una parte del loro costo sulla fiscalità generale, è il primo obiettivo da ottenere. L’analisi di Alessandro Volpi

© Neven Krcmarek -Unsplash

Il prezzo internazionale del gas naturale sta salendo sulla spinta dei titoli finanziari, i futures e altri strumenti che ne “replicano” il prezzo stesso con un effetto moltiplicatore rispetto all’incremento della domanda reale. In pochissimi giorni, infatti, la crescita delle quotazioni finanziarie ha superato il 7% mentre il volume degli scambi reali è rimasto pressoché invariato. Questa tendenza rialzista sembra destinata a salire ancora perché i grandi erogatori di gas -Russia, Cina, Iran e Norvegia in primis- paiono intenzionati a non aumentare la loro produzione proprio per alimentare la speculazione. 

A tale riguardo è bene ricordare che Gazprom e le due principali compagnie cinesi che hanno un peso decisivo nel settore del gas naturale, insieme ai colossi a stelle e strisce, sono aziende in larga parte di proprietà statale e dunque rispondono alle istanze geopolitiche dei due Paesi di riferimento. In altre parole Russia e Cina, attraverso il gas di Stato, possono generare una pesante tendenza inflazionistica che obbligherebbe la Banca centrale europea e la Federal Reserve ad aumentare il costo del denaro, ponendo fine alla liquidità facile e dunque a frenare la ripresa “occidentale”, mentre il prezzo del loro prodotto pregiato, il gas appunto, verrebbe portato alle stelle dai fondi speculativi, convinti a mettere in tale direzione le risorse rimaste dopo la restrizione della liquidità.

Questo grande gioco geopolitico arriva direttamente nelle bollette degli italiani che aumentano del 40-50% a causa della pressione convergente di una simile impennata del prezzo del gas e delle scommesse sul costo dell’anidride carbonica. È davvero una brutta storia che assomiglia tanto a un conflitto globale. In un simile contesto, è evidente che il sistema tariffario relativo alle bollette del gas non funziona. L’introduzione di un’autorità regolatrice, Arera, doveva servire a creare un sistema “protetto” che non esponesse le fasce più deboli dei consumatori a rincari eccessivi.

In realtà questo sistema sta rivelandosi fallimentare. Arera prevede infatti adeguamenti trimestrali calcolati sulla base delle previsioni degli aumenti di prezzo per i tre mesi successivi a cui si aggiungono le variazioni avvenute nei tre mesi precedenti, con le correzioni fra prezzi stimati e prezzi effettivi. In altre parole, l’utente è sottoposto alla più totale volatilità del mercato che, essendo diventato oggetto di una costante speculazione rialzista, non può che generare continui aumenti. Sulla bolletta “protetta” gravano poi gli oneri di sistema, compresi i sussidi alle rinnovabili, e l’Iva, che oggi il governo vorrebbe abolire una tantum, con un costo di circa 3,5 miliardi di euro.

Secondo i dati forniti dalla stessa Arera, ogni anno gli italiani pagano 52,5 miliardi di euro per le bollette elettriche. Di questi 52,5 miliardi ben 12 sono costituiti dai sussidi per le energie rinnovabili e altri due per la “gestione” delle centrali nucleari inattive. Questi costi, inseriti in bolletta, pesano nel medesimo modo per una persona che ha 2.000.000 di euro di reddito e per una che ne ha 15mila.

Come accennato, il prossimo anno, secondo le stime del governo, è possibile che ai già citati 52,5 miliardi se ne aggiungano altri 19, a spese di tutti i contribuenti, mentre intanto i produttori di energia rinnovabile, sussidiati dalle bollette, stanno registrando profitti elevatissimi perché vendono in asta ai prezzi, decisamente più alti, dell’elettricità di fonte termica. La situazione è resa ancora più complessa dall’enorme mole di scommesse sui certificati di emissione dell’anidride carbonica. A marzo di quest’anno il prezzo dei futures su una tonnellata di CO2 era di poco inferiore ai 30 euro, oggi si è impennato a 60 euro ed è molto probabile che nel giro di tre-quattro mesi possa arrivare a 90.

In estrema sintesi, le scommesse sul prezzo dell’anidride carbonica lo stanno portando alle stelle e questa tendenza certamente continuerà a lungo. Molti osservatori sostengono che già un prezzo a 100 euro diverrebbe disastroso per famiglie e imprese perché il prezzo dell’anidride carbonica dettato dalla speculazione, inevitabilmente al rialzo, si traduce in bollette sempre più alte.

Ma allora che cosa si aspetta a introdurre regole, semplici, che impediscano di scommettere sul prezzo del gas e sul costo dell’anidride carbonica? Trasferire una parte del costo delle bollette sulla fiscalità generale per renderle progressive, magari cancellando alcuni oneri di sistema non più giustificabili, e combattere per la drastica riduzione degli strumenti della finanziarizzazione dovrebbero essere davvero obiettivi primari per evitare un rapido, ulteriore impoverimento diffuso.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento.

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