Diritti / Attualità

Spagna, la porta d’Europa per le nuove rotte migranti

Reportage da Tarifa, la più meridionale città dell’Andalusia, dove approda chi ha attraversato lo Stretto di Gibilterra partendo dal Marocco. I numeri in aumento mettono alla prova il sistema di accoglienza

Tratto da Altreconomia 208 — Ottobre 2018
La Salvamar Arcturus rientra al porto di Tarifa dopo un salvataggio © Filippo Ciardi

Tarifa, “la città del vento”, la più meridionale della Spagna e dell’Europa continentale, non è solo meta di surfisti alla ricerca del loro paradiso. Oggi è uno dei punti di riferimento per il salvataggio di migranti, che approdano in Andalusia dopo un viaggio d’inferno. Il Marocco è lì di fronte, distante solo 14 chilometri nel più breve tratto dello Stretto di Gibilterra, una delle tratte di navigazione più importanti del mondo, porta tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo, e dal 2018 una delle principali vie di attraversamento delle migrazioni tra Africa ed Europa.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), 71.779 migranti e rifugiati sono entrati in Europa per via marittima fino al 5 settembre 2018, di cui 19.564 in Grecia, 20.250 in Italia, e 31.040 in Spagna, dove il flusso di persone arrivate via mare si è intensificato a partire da maggio, con 3.523 persone sbarcate rispetto alle 1.258 di aprile, fino ai raggiungere le 6.926 in giugno, 7.855 a luglio, 6.406 ad agosto, e 1.703 nella prima settimana di settembre.

A Tarifa Adolfo Serrano è responsabile di una delle torri di controllo di “Salvamento Marítimo”, ente pubblico ministeriale che con i propri mezzi navali e aerei è incaricato della ricerca e del salvataggio in mare. Nello Stretto di Gibilterra i suoi operatori fino alla fine di agosto hanno soccorso quest’anno 13.653 persone. Record a luglio, con 5.543 salvati, da 376 imbarcazioni. Serrano chiarisce ad Altreconomia che “non abbiamo una responsabilità specifica rispetto all’immigrazione, cerchiamo e salviamo qualsiasi persona che sia in pericolo in mare: per noi sono naufraghi. Attraversano lo Stretto con imbarcazioni inadeguate e senza conoscenza della navigazione. Soccorriamo e sbarchiamo nel porto più sicuro le persone a bordo; possiamo immaginare la loro provenienza dai loro lineamenti e dalla loro lingua, ma non è nostro compito identificarli, né c’è il tempo di sapere di più, mentre cerchiamo di portarli a terra il più velocemente possibile”.

Nel porto di Tarifa intanto rientra la “Salvamar Arcturus”, con a bordo -oltre ai quattro uomini dell’equipaggio- i resti di due gommoni gonfiabili a remi (qui li chiamano “toys”), scarpe e indumenti bagnati delle persone appena soccorse e traslate alla nave rimorchiatore “Maria Zambrano” che le ha sbarcate nel porto di Algeciras. Questa è la normale procedura, come racconta il capitano: “Abbiamo appena salvato 76 persone da quattro gommoni, con rispettivamente 44, 12, 14 e 6 persone a bordo. Tutte erano nelle acque spagnole dello Stretto. Oggi è andato tutto bene, abbiamo incontrato le persone abbastanza tranquille e in buone condizioni di salute, probabilmente perché hanno passato in mare poco tempo”.

Manuel Capa, sindacalista della Confederación General del Trabajo (CGT), arrivato nel porto di Tarifa per dei controlli, sottolinea che “le condizioni di lavoro di chi soccorre sono dure, abbiamo chiesto un rinforzo di personale e di mezzi perché lavoriamo più ore del normale, le imbarcazioni dei migranti spesso sono stracolme e alcune persone cadono in acqua prima o durante i soccorsi. Ieri nel Mare di Alborán abbiamo salvato circa 500 persone, ma delle barche sono affondate e purtroppo cinque persone sono annegate. Nel complesso ci sono poche vittime rispetto a quanti arrivano ogni giorno, perché interveniamo rapidamente ed è una grande soddisfazione arrivare in tempo”.

“Immaginiamo da dove arrivano, ma non è nostro compito identificarli, né c’è il tempo, mentre cerchiamo di portarli a terra il più velocemente possibile” – Adolfo Serrano

Domingo Briones, ispettore capo della Polizia Nazionale di Algeciras, porto sullo Stretto tra i più importanti del Mediterraneo per traffico merci,  spiega: “La nostra ‘brigata stranieri’ è una delle piú attive in Spagna nella lotta contro il traffico di esseri umani. Abbiamo rafforzato il sistema di controllo, creando in meno di un mese un unico centro di ricezione temporanea dei migranti, CATE (Centro de Atención Temporal de Extranjeros), per identificarli in migliori condizioni per loro ed assistere le persone vulnerabili. La maggior parte dei migranti vengono da Paesi francofoni, o dal Magreb, o da Paesi dell’Africa subsahariana come Guinea Conakry, Mali, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio”.

Il centro è attivo dall’inizio di agosto, dispone di 500 letti ed è ospitato in una frazione chiamata “Campamento”, nella baia di Algeciras, in alcuni padiglioni dell’autorità portuale. “Questa localizzazione -precisa Briones- fa sì che le navi di Salvamento Marítimo possano attraccare o direttamente nel molo del centro di identificazione, o nel porto di Algeciras, a solo 20 chilometri, in modo che anche la Croce Rossa possa concentrare in un’unica zona la prima assistenza sanitaria. Prima gestivamo in differenti commissariati 300 identificazioni al giorno e ora 500, cercando di dare una risposta ad ogni persona nell’arco di massimo 48 ore”.

Il CATE però non può essere visitato e non è possibile parlare con i migranti ospitati, che seppur per un periodo breve sono privati della loro libertà. Briones chiarisce che “la finalità è instradare nel tempo più rapido possibile le persone che sono entrate in territorio europeo verso i possibili canali di assistenza, come programmi di protezione per i minori non accompagnati, aiuto alle vittime della tratta, richiesta dello status di rifugiato per gli aventi diritto, che sono assistiti da personale dell’UNHCR”.

Alcuni
migranti ospitati nel Centro de Atención Temporal de Extranjeros (CATE) ad Algeciras © Filippo Ciardi

Anche la fase dell’aiuto umanitario è stata contemporaneamente “centralizzata”. Un grande centro di accoglienza è stato inaugurato alla fine di luglio alla presenza del ministro delle Migrazioni, Magdalena Valerio, nel centro salesiano Campano, vicino a Chiclana, prevedendo la chiusura di altri padiglioni temporanei gestiti dalla Croce Rossa. Altreconomia ha visitato quello allestito nel centro nautico Elcano di Cadice, dove donne e bambini provenienti da Mali, Guinea e Senegal erano state separate dagli uomini arrivati insieme a loro, ospitati in una polisportiva a Jerez. “In questo modo -precisa una operatrice- cerchiamo di verificare se le testimonianze delle donne e degli uomini che dicono di essere sposati coincidono, per evitare accordi che potrebbero portare da parte di alcuni allo sfruttamento delle seconde”. Essendo questi centri temporanei, alle persone ospitate gli operatori chiedono se hanno dei contatti con familiari o amici in Spagna per finalizzare la loro permanenza accompagnandole alla stazione con un biglietto per la destinazione scelta.

“A chi viene accompagnato al treno non si chiarisce che i documenti che rilascia la Polizia li dichiara come entrato irregolarmente in Spagna” – Francisco Morales

Non è chiaro che cosa sarà dei migranti che non abbiano richiesto lo status di rifugiato perché mal informati, o non aventi diritto, o perché -come dice l’ispettore Briones- “a quelli che parlano francese non interessa chiederlo in Spagna, perché vogliono raggiungere la Francia e il Belgio”. Incerto è anche il destino di chi non ha trovato inserimento in un altro programma di protezione. Tra gli aventi diritto ci sono molti minori non accompagnati, ma quasi tutti i centri dedicati sono saturi, come il Manuel de Falla di Jerez, abilitato per ospitarne normalmente 18, ma che in questi mesi ne ha accolti fino a oltre 40, alcuni costretti a dormire su materassi nei corridoi.

Francisco Morales, direttore del CEAin, un centro d’inclusione sociale di Jerez che si occupa anche di migranti, lamenta il fatto che “a quelli che non trovano protezione e che vengono accompagnati a prendere un treno non si chiarisce che i documenti che rilascia la Polizia li dichiarano come entrati irregolarmente in Spagna. Se oggi sono in Andalusia, domani si possono trovare a Bilbao, nel Nord della Spagna, ma non si fa altro che trasferire la questione da un luogo ad un altro”.

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