Diritti

Sordi e insensibili

Nei giorni seguenti la terribile vicenda di Livorno, con l’incendio – ancora non si è riusciti a stabilire se doloso o accidentale – che è costato la vita a quattro bambini rom, il Consiglio Europeo si è pronunciato piuttosto duramente…

Nei giorni seguenti la terribile vicenda di Livorno, con l’incendio – ancora non si è riusciti a stabilire se doloso o accidentale – che è costato la vita a quattro bambini rom, il Consiglio Europeo si è pronunciato piuttosto duramente sul nostro paese, accusato, per usare un eufemismo, di non fare abbastanza per tutelare i diritti e la dignità di sinti e rom. Non è difficile intuire come la tragedia di Livorno – che sia frutto di un incidente o di un’aggressione razzista omicida – abbia a che vedere con le condizioni di emarginazione ed esclusione in cui moltissimi sinti e rom sono costretti a vivere nel nostro paese.
La situazione è particolarmente grave, spesso drammatica, per i rom arrivati negli ultimi anni dalla ex Jugoslavia e dalla Romania. Si tratta di profughi rifiutati da tutti, sono reietti di cui non si vuole conoscere né la storia né le motivazioni della fuga dai rispettivi paesi. Si preferisce aggrapparsi alla retorica del nomadismo, all’idea che si tratti di persone irriducibilmente diverse, incapaci di fermarsi in un luogo, di integrarsi, di lavorare, eccetera eccetera. Se ci fermassimo ad osservare, se avessimo la volontà di capire e di ascoltare, potremmo avere delle sorprese. Magari scopriremmo famiglie in fuga da guerre e persecuzioni, persone che vorrebbero eccome una casa, un documento d’identità, i diritti che spettano ai cittadini.

Ma un’operazione del genere in Italia non si fa. La questione-rom è affrontata da decenni allo stesso modo, secondo lo stereotipo del nomadismo – abbandonato dal 95% della popolazione sinti e rom del nostro paese – e con la pervicace politica dei campi nomadi, da collocare ai margini delle città, lontano, sempre più lontano dagli occhi dei cittadini che si credono per bene, magari fuori del raccordo anulare come deciso dal sindaco della capitale…

Il monito del Consiglio Europeo avrebbe meritato ben più attenzione di quanta ne abbia avuta: se ne è letto sui quotidiani in qualche affrettato resoconto di “appoggio” agli articoli principali, senza che editorialisti, intellettuali, leader politici si siano presi la briga di fare i conti con la dura realtà delle politiche di esclusione, spesso di stampo razzista, che si attuano in Italia.

Ora è arrivato un alto allarme da Human right first, una ong statunitense, la quale segnala la preoccupante crescita in tutti i paesi europei di episodi violenti legati a antisemitismo, islamofobia, omofobia. Anche questo allarme passerà inosservato. Fare autocritica, rifiutare il razzismo, impegnarsi per politiche di inclusione ispirate al principio di uguaglianza, non va di moda. I politici preferiscono dedicarsi alla caccia al voto usando argomenti xenofobi e giocando con la paura che circola fra le persone. Gli intellettuali, almeno da noi, preferiscono guardare da un’altra parte. 

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