Ambiente / Approfondimento

La sfida dei sistemi sanitari di fronte al cambiamento climatico

Se non ridurremo le emissioni di CO2, entro la fine del secolo i decessi causati dall’aumento delle temperature in Italia potrebbero aumentare del 6% rispetto a oggi. E il numero di persone vulnerabili over 65 è destinato a crescere

Tratto da Altreconomia 202 — Marzo 2018
Nel 2014, durante la Marcia per il clima che si è svolta a New York, circa 400mila persone sono scese in strada per chiedere interventi contro il cambiamento climatico - © www.flickr.com - Joe Brusky
Nel 2014, durante la Marcia per il clima che si è svolta a New York, circa 400mila persone sono scese in strada per chiedere interventi contro il cambiamento climatico - © www.flickr.com - Joe Brusky

L’estate 2017 è stata la seconda più calda di sempre dal 1800. Mentre da Nord a Sud si cercava di far fronte al problema della siccità, nelle città si contavano anche le vittime delle alte temperature. L’ondata di calore dei primi dieci giorni di agosto 2017 a Roma ha provocato un quarto di morti in più tra gli adulti sopra i 65 anni, rispetto alla mortalità attesa e stimata sulla media degli stessi giorni negli ultimi anni. Ma anche altre città ne hanno subìto gli effetti: i morti a Palermo sono aumentati di quasi la metà e Perugia ha addirittura superato il dato siciliano. Non si può parlare ormai di un’anomalia. Eventi di caldo estremo, con picchi di alte temperature concentrati in un numero limitato di giorni, diventeranno sempre più comuni a causa del cambiamento climatico. Secondo il Consiglio nazionale delle ricerche (cnr.it), solo negli ultimi vent’anni la frequenza di questi fenomeni è raddoppiata nella capitale italiana. L’ondata di calore peggiore per numero di decessi è stata quella del 2003, che ha causato un eccesso di 70mila morti in Europa dimostrando l’inefficienza dei sistemi sanitari di fronte ai pericoli legati al clima. Le conseguenze sulla salute umana sono molte: il caldo uccide surriscaldando il corpo e alterando il sistema di regolazione della temperatura corporea. Secondo il ministero della Salute l’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare disidratazione, colpi di calore, ma anche l’aggravamento di malattie preesistenti come le malattie cardiovascolari e polmonari croniche, i disturbi psichici e il diabete. Il rischio è che i sistemi sanitari si troveranno impreparati a gestire le emergenze. Se non si attueranno strategie adeguate, secondo la rivista scientifica The Lancet, le conquiste ottenute negli ultimi 50 anni in sanità pubblica saranno compromesse. Per questo dal 2015 la rivista inglese ha riunito esperti e ricercatori di tutto il mondo nel progetto “The Lancet countdown: tracking progress on health and climate change”. L’obiettivo è monitorare l’impatto del clima sulla salute e contemporaneamente registrare i benefici che le politiche di contrasto all’aumento delle temperature possono portare alla vita della popolazione. L’ultimo report, pubblicato a fine 2017, ha evidenziato che l’età è un fattore di rischio.

70mila morti in eccesso in Europa a seguito dell’ondata di calore dell’estate del 2003

Tra il 2000 e il 2016 il numero di persone considerate vulnerabili -cioè sopra i 65 anni- esposte alle ondate di calore è aumentato di circa 125 milioni a livello globale, con un record di 175 milioni nel 2015. Seguendo la tendenza attuale, in Italia la fetta di popolazione esposta nei prossimi anni si amplierà: come fotografato dall’Istat, già nel 2017 gli individui dai 65 anni in su hanno rappresentato il 22,3% del totale e nel 2045 arriveranno a costituire il 33,7%. Per le persone più vulnerabili i rischi non sono legati solo alle ondate di calore, ma l’aumento generale delle temperature medie stagionali costituisce un’altra minaccia preoccupante. Durante gli ultimi trent’anni del Novecento la Terra ha conosciuto il più rapido innalzamento delle temperature medie in quattordici secoli. Dal 2000 le temperature continuano a salire. I climatologi del Cnr hanno registrato in Italia aumenti nel 2003, nel 2007 e ininterrottamente dal 2014. Nei mesi estivi del 2017 la temperatura media è stata più alta di 2,5 °C rispetto alle medie di fine secolo scorso.

Il Dipartimento epidemiologico del Lazio (Dep), responsabile del monitoraggio nazionale della mortalità giornaliera, ha evidenziato che a Torino questo caldo ha causato 125 morti in più rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2011 e il 2015, pari al 6%. A Roma ci sono stati 426 morti in più con un aumento del 7%, mentre a Palermo 280 morti in più con un aumento del 20%.

In Italia 1 grado in più sul termometro può determinare un aumento dei morti per asma del 2,3%, per diabete del 3,3%

Antonio Gasparrini, professore associato di Biostatistica ed epidemiologia alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, da anni studia come quantificare gli effetti dell’aumento delle temperature medie sulla salute degli esseri umani: “In uno scenario ipotetico in cui non si riuscisse a contenere il riscaldamento globale, Italia e Spagna corrono i maggiori rischi in Europa”. Analizzando i dati di 86 milioni di morti raccolti in 23 Paesi, tra i quali c’è anche l’Italia, l’epidemiologo ha calcolato il numero di decessi attribuibili alle temperature in quattro scenari futuri diversi. Lo studio, pubblicato nella rivista “The Lancet – Planetary Health” a fine 2017,  ha dimostrato che nel nostro Paese, se non dovessero diminuire le emissioni di CO2, a fine secolo i decessi causati dai cambiamenti di temperatura aumenterebbero di un ulteriore 6% rispetto a oggi.

Attualmente si muore ancora di più a causa delle basse temperature. Antonio Gasparrini ha stimato che fino al 2019 per ogni decesso per caldo in Italia se ne verificheranno in proporzione 4 per freddo. Ma questa situazione è destinata a essere ribaltata perché i decessi attribuibili al caldo crescono di anno in anno in relazione al riscaldamento globale. Lo studio del Lancet ha calcolato che in condizioni di temperature elevate incontrollate a fine secolo per ogni morte di freddo si avrebbero 2,5 morti per caldo.

33,7% la quota di over 65 prevista dall’Istat nel 2045 sul totale della popolazione. Oggi gli anziani sono il 22,3%

I fenomeni di caldo estremo coprono una quantità limitata di giorni rispetto alla durata dell’intera stagione estiva. Il loro effetto sulla mortalità è notevole, ma non spiega completamente il numero di morti collegate al clima. Anche le piccole variazioni di temperatura, dell’ordine di un solo grado, possono avere un ruolo determinante: “Abbiamo calcolato che in Italia 1°C in più sul termometro può determinare un aumento di morti per asma del 2,3%, diabete del 3,3%, scompensi cardiaci del 4,1% e disturbi psichici del 5,4%”, spiega ad Altreconomia Francesca de Donato, ricercatrice del Dep Lazio. Solitudine, condizioni di fragilità economica o l’isolamento in zone periferiche possono complicare le situazioni di vulnerabilità, ostacolando il ricorso all’assistenza durante i momenti di necessità. Per questo il ministero della Salute ha attivato nel 2004 un programma specifico: il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Attraverso un sistema che combina previsioni meteorologiche e monitoraggio della mortalità giornaliera, le città sono in grado di mappare le situazioni di fragilità presenti sul territorio. In caso di emergenza si allerta la popolazione mentre l’assistenza sanitaria e sociale predispone interventi di soccorso e prevenzione.

In uno scenario ipotetico in cui non si riuscisse a contenere il riscaldamento globale, Italia e Spagna corrono i rischi maggiori

In attesa che a livello nazionale si adottino politiche di riduzione e contrasto alle emissioni di gas serra, alcune città italiane si sono mosse in anticipo, pianificando interventi di adattamento al cambiamento climatico che puntano, ad esempio, sull’aumento del verde urbano. Il Comune di Bologna ha avviato il suo piano dal 2015, dopo una fase di progettazione durata tre anni che ha coinvolto enti pubblici e privati, imprese locali e cittadini. Il capoluogo emiliano oltre al fenomeno delle ondate di calore si trova a fronteggiare il problema dell’aria inquinata che colpisce tutta la zona della Pianura padana. Lunghi periodi di bel tempo uniti a scarsità di piogge facilitano l’accumulo di inquinanti e allo stesso tempo ne impediscono la dispersione. Per Giovanni Fini, coordinatore Progetti Qualità Ambientale di Bologna, l’aumento del verde può avere più di un effetto benefico per la salute dei cittadini: “Alberi, parchi ma anche giardini privati migliorano il microclima della città, riducono il fenomeno delle isole di calore e riescono a rendere più mite la temperatura”. Mentre gli effetti del riscaldamento globale già si manifestano, molte altre amministrazioni locali in Italia stanno mettendo in atto una serie di misure per tentare di ridurre, almeno a breve termine, i danni sulla salute dei cittadini. Ma questo non è sufficiente. Le politiche nazionali dovranno fare di più e pianificare strategie combinate, con l’obiettivo di invertire drasticamente l’innalzamento delle temperature.

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