Diritti

Sicurezza, spese irrazionali

Salvatore Palidda è un sociologo, insegna all’Università di Genova ed è frai pochi studiosi italiani delle polizie e delle politiche sulla sicurezza. Il suo libro più noto è “Polizia postmoderna” (Feltrinelli). Questo suo intervento è un commento alla manifestazione di…

Salvatore Palidda è un sociologo, insegna all’Università di Genova ed è frai pochi studiosi italiani delle polizie e delle politiche sulla sicurezza. Il suo libro più noto è “Polizia postmoderna” (Feltrinelli). Questo suo intervento è un commento alla manifestazione di sabato 1 dicembre degli operatori del comparto sicurezza.
Il primo dicembre s’è svolta a Roma una importante manifestazione indetta da tutti i rappresentanti degli operatori del comparto sicurezza. E’ la prima volta di una mobilitazione effettivamente unitaria e questo è sicuramente il fatto politico più importante (nell’accezione di aspirazione alla partecipazione attiva alle scelte di governo del paese).

Tuttavia, una tale storica maturazione politica avrebbe meritato una causa ben più nobile delle rivendicazioni che sono state agitate e del solito tentativo di recupero da parte di alcuni supporter dei soliti politicanti che pretendono avere l’egemonia del settore. Innanzitutto: che credibilità possono avere delle rivendicazioni che di fatto si esprimono quasi sempre come lamentele corporative (più stanziamenti, più mezzi, più uomini) quando la maggioranza della popolazione da tempo si accorge che in Italia si spende e spreca anche troppo per la sicurezza pubblica e privata con risultati spesso assai deludenti a causa di una spaventosa irrazionalità –peraltro antidemocratica – di tutto il comparto e del governo della sicurezza a tutti i livelli?

E’ infatti risaputo che, in proporzione agli abitanti, rispetto a qualsiasi altro paese sviluppato, l’Italia ha il più alto numero di operatori del comparto pubblico e anche di quello privato e che il contribuente paga più di qualsiasi altro cittadino degli altri paesi per una sicurezza che ha una scarsa produttività (con danno soprattutto per i più deboli).

Tutti sanno che mentre da un lato si lamenta la mancanza di risorse e in alcune situazioni persino della benzina per le volanti, dall’altro si perpetuano sprechi vergognosi, sovrapposizioni di competenze assolutamente inutili e a volte anche pericolose, umiliazioni di subordinati e anche di dirigenti, clientelismi, familismo e incapacità di garantire sicurezza a quella parte della popolazione che ne ha veramente bisogno.

A che serve avere tante centrali operative, spendere ancora nuovi fondi per il coordinamento fra queste e per strutture e operatori di forze diverse ognuna con i loro gelosi comandi per svolgere attività che sarebbero sicuramente meglio praticate da una sola struttura e da operatori della stessa forza?

Si pensi al controllo del territorio urbano e rurale ma anche allo stesso tormentato ordine pubblico o alla lotta alla media e “piccola” criminalità. Perché deve esistere una forza armata come i carabinieri che si occupa di sicurezza interna e di impieghi in affari militari? Perché la Guardia di finanza deve essere una forza militare e deve occuparsi anche di ordine pubblico e altre competenze della polizia di stato? La lista delle incongruenze e delle aberrazioni che affliggono il comparto sicurezza in Italia è lunga e più o meno nota agli operatori. Ma allora perché non si rivendica la prima e più importante riforma che effettivamente necessita, cioè la razionalizzazione democratica del comparto?

Tutti i governi che si sono succeduti dal secondo dopoguerra in poi non hanno mai voluto affrontare questa necessità sia perché la quasi totalità dei politici di destra e di sinistra non conoscono nulla del settore, sia perché tutti hanno continuato a corteggiare le gerarchie delle diverse forze secondo la tradizionale logica clientelare. Tutti i mali del comparto sicurezza sono generati dall’irrazionalità antidemocratica che vi domina.

Allora perché non cominciare con la ripartizione rigorosa delle competenze. Si cominci dal principio che nello stato di diritto democratico la sicurezza interna compete solo a forze di polizia civili; il controllo del territorio e l’ordine pubblico dovrebbero essere attività di una sola forza. Perché la Guardia di finanza non viene smilitarizzata e destinata a occuparsi solo di reati contro la fiscalità? Perché usare la polizia penitenziaria per l’ordine pubblico e il controllo del territorio?

Sin quando i rappresentanti degli operatori del comparto sicurezza non si occuperanno con rigore dei problemi effettivi che affliggono il settore e tutto il paese, sin quando si accontenteranno di partecipare al gioco clientelare-corporativo e a volte a quello di supporter di politicanti demagoghi, si continuerà a produrre ben poca sicurezza e alla fine discredito dello stato di diritto.

Salvatore Palidda

 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia