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Diritti / Inchiesta

Si va verso la riapertura del Cpr di Torino. Ma su lavori e tempi è buio totale

Un'area interna del Cpr "Brunelleschi" di Torino

Il “Brunelleschi” è stato chiuso a marzo 2023 dopo le rivolte dei reclusi. La prefettura dichiara che la ristrutturazione è avviata ma i dettagli non sono pubblici. Intanto le attività di manutenzione proseguono. “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in merito all’inizio dei lavori”, spiega la Garante dei diritti dei detenuti Monica Gallo

Il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Torino, chiuso a seguito delle proteste dei reclusi a marzo 2023, riaprirà. Ma non si sa quando. A metà giugno di quest’anno la prefettura di Torino ha comunicato infatti ad Altreconomia che “le attività tecniche connesse alle opere di ristrutturazione del centro risultano avviate”, aggiungendo però di non essere in possesso di ulteriori dettagli in quanto la stazione appaltante dei lavori è il ministero dell’Interno.

Il Viminale ha riferito a sua volta di non poter fornire informazioni specifiche né sulla tempistica né sulla tipologia dei lavori in programma. E nemmeno gli interlocutori privilegiati del territorio hanno informazioni in merito.

“Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in merito all’inizio dei lavori”, osserva la Garante dei diritti dei detenuti Monica Gallo che esprime perplessità rispetto alla tipologia di interventi realizzati: “La riapertura del Centro a condizioni strutturali e gestionali invariate presenterebbe le uguali problematiche passate, auspico che si apra quanto prima un dialogo e un confronto tra tutte le istituzioni, anche con il personale interforze che si occupa della sicurezza all’interno del centro, per affrontare la questione e ridurre al minimo la detenzione amministrativa”.

Da qualche mese circolano in città le notizie dell’inizio dei lavori di ristrutturazione in corso Brunelleschi ma le informazioni sono poche. Altreconomia è riuscita a ricostruire che, effettivamente, sono in corso degli interventi di ordinaria e straordinaria amministrazione realizzati dall’azienda L’Operosa Spa che però non sembrano essere collegati a quanto successo a seguito delle rivolte del marzo 2023.

Il bando di assegnazione di questi lavori risale infatti al 15 settembre 2021 quando Invitalia, l’Agenzia nazionale di proprietà del ministero dell’Economia (già attiva nel campo delle migrazioni sul “fronte libico”), pubblica un bando da 11,3 milioni di euro su mandato del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, in seno al ministero dell’Interno, per la manutenzione straordinaria dei Centri di permanenza per il rimpatrio di tutta Italia e tra i “lotti” di gara, c’è anche quello specifico del “Brunelleschi” di Torino.

Il progetto, a cura del Provveditorato alle opere pubbliche per il Piemonte, braccio locale del ministero delle Infrastrutture, risale al 3 settembre 2021 ed è firmato dall’ingegnere Osvaldo Pittori sotto il coordinamento generale dell’architetta Giulia Leoni. Prevede un “piano di manutenzione straordinaria” dovuto da “usura, uso improprio e atti vandalici minori” degli impianti elettrici, meccanici (condizionamento e riscaldamento, impianto idrico sanitario) e delle opere edili (inferriate, portici, cancelli e così via) dal costo annuo pari a 264mila euro, per un preventivo totale, su quattro anni di intervento, di 1,05 milioni di euro a cui si aggiungono quasi 74mila euro per i “costi di sicurezza”. Ad aggiudicarsi la commessa, come detto, è L’Operosa Spa (ribasso del 28,7%) che da fine marzo 2022 ha preso in carico la manutenzione del “Brunelleschi”. Mentre la direzione dei lavori quadriennali è stata affidata all’architetta Angela Zattera di Genova.

Una delle immagini dell’interno del Cpr di Torino pubblicate nel progetto realizzato dal Provveditorato interregionale piemontese del ministero delle Infrastrutture in occasione del bando indetto da Invitalia nel luglio 2022

Nei documenti di gara, il gruppo di lavoro che ha predisposto i progetti di interventi osserva che per gli impianti di riscaldamento, ventilazione e rinnovo aria oltre che quelli idrico-sanitari -smaltimento delle acque fognarie e smaltimento acque meteoriche- è necessaria “frequente manutenzione” e che le barriere antievasione sono “da alzare sul lato corso Brunelleschi”. Recinzioni che vengono descritte nel capitolato di gara come fondamentali per “impedire la fuga dal Centro e/o il contatto non controllato tra le varie e diverse etnie o gruppi religiosi e sessi presenti nei moduli abitativi” in un contesto in cui “l’esperienza ha dimostrato che non esiste muro, per quanto alto che non possa essere scavalcato e barriera superata, per la notevole agilità dimostrata dagli ospiti”.

Quel che è chiaro dai documenti è che possono essere ricompresi negli interventi di manutenzione straordinaria “danni di modesta entità agli impianti e/o alle strutture ed alle attrezzature, dovuti all’uso improprio, alla negligenza o colpa da parte degli ospiti del centro” ma non quelli causati da “atti vandalici ed incendi”.

Tanto che secondo i documenti forniti ad Altreconomia dal ministero delle Infrastrutture, sempre attraverso il braccio operativo del Provveditorato interregionale, i lavori di manutenzione straordinaria a seguito dei danneggiamenti provocati da una rivolta nell’area rossa del Cpr del settembre 2021 sono stati affidati lo scorso 28 luglio 2022 a un’altra società rispetto a L’Operosa Spa perché, appunto, non rientravano nella casistica del bando indetto da Invitalia.

Così, in questi mesi, ha operato nel Cpr anche la Lavorincorso Srl che ha svolto la manutenzione straordinaria dell’area rossa per un totale di circa 153mila euro. I lavori sono andati a rilento perché il 17 ottobre il direttore dei lavori Michele Esposito ha comunicato alla prefettura la necessità di effettuare “prove di carico a campione sui solai” svolte dalla società 4EMME, con sede a Bolzano. Anche per questo motivo, probabilmente, la manutenzione è ancora in corso come confermato dall’ufficio del governo alla richiesta di Altreconomia. Lavorincorso, società a responsabilità limitata nata nel 1997, si occupa di “decorazioni, costruzioni, ristrutturazioni edili e manutenzioni varie”. Conta quattro operai dipendenti e nel 2022 ha chiuso con un passivo di 600mila euro. Si è aggiudicata la commessa della prefettura con un ribasso (nella media) del 10,5% sull’esecuzione dei lavori.

Questi lavori, in “fase di ultimazione” secondo il ministero delle Infrastrutture (in questo caso è la stazione appaltante), dimostrano da un lato, implicitamente, la volontà di riaprire il centro dall’altro però non hanno nulla a che fare con la ristrutturazione necessaria dopo le rivolte del marzo 2023. Idem l’attività de L’Operosa Spa. “Dopo la chiusura, abbiamo istituito un gruppo di lavoro e preparato un dossier sul possibile superamento della detenzione amministrativa nella nostra città, il documento è stato consegnato dall’assessorato di riferimento, alla prefettura e alla questura -continua la Garante dei detenuti Monica Gallo-. Nella risposta delle istituzioni si rimanda a decisioni di carattere nazionale e non locale, ma viene richiesto agli estensori, noi, un ulteriore approfondimento che è in fase di elaborazione. Eppure evidentemente i lavori sono già andati avanti”.

Così come va avanti il procedimento penale nato a seguito del suicidio all’interno del Cpr del 22 maggio 2021 di Moussa Balde, 22 anni e originario della Guinea che si è poi allargato all’utilizzo inappropriato del cosiddetto “ospedaletto”, luogo in cui le persone venivano isolate illegittimamente per settimane. Secondo quanto ricostruito dai quotidiani locali sarebbero in fase di chiusura le indagini preliminari.

Un ultimo aspetto riguarda anche la “delicatezza” dell’area su cui insiste il Cpr che rientra infatti tra i patrimoni immobiliari gestiti da Fs Sistemi urbani, la società di gestione immobiliare di Ferrovie dello Stato che ha il compito di valorizzare gli asset del Gruppo non più funzionali all’esercizio ferroviario. Quello di corso Brunelleschi si estende per 43mila metri quadrati originariamente occupati dal ministero della Difesa e che oggi torna utilizzabile, salvo l’ultima “fetta” occupata dal Cpr, “con possibili 25.800 metri quadrati di diritti edificatori e un mix funzionale di residenziale, commerciale e servizi”. Nonostante quindi la presenza anche di un interesse commerciale legato alla zona, reperire informazioni è difficilissimo.

L’annuncio di Ferrovie dello Stato relativo all’area dell’ex poligono di tiro ferrovieri su cui insiste il Cpr di Torino

Ricapitolando. La prefettura ha confermato ad Altreconomia l’inizio delle “attività tecniche”, presumibilmente i sopralluoghi, necessarie per la ristrutturazione ma sottolineando che non erano disponibili ulteriori informazioni in quanto non è la stazione appaltante, ovvero l’entità che “assegna” tramite bando i lavori. Il Provveditorato interregionale ha invece sottolineato che “pur avendo seguito i lavori della cosiddetta area rossa, anche di manutenzione straordinaria, non è stazione appaltante per i lavori di ristrutturazione”. L’ufficio del ministero delle Infrastrutture con sede a Torino specifica che “una volta terminata la struttura e consegnato l’intero immobile alla prefettura (oltre dieci anni fa) ha svolto esclusivamente interventi specifici e occasionali di manutenzione e riparazione di danneggiamenti a porzioni del complesso del Cpr a seconda delle necessità rappresentate di volta in volta dalla stessa prefettura che ne ha finanziato la spesa”.

Non è chiaro perché, nel caso della ristrutturazione 2023, l’ufficio non sia coinvolto. Abbiamo così chiesto direttamente al ministero dell’Interno informazioni in qualità di stazione appaltante -secondo quanto riferito dalla prefettura- ma non ci è stata fornita alcuna indicazione specifica rispetto alle nostre richieste. Invitalia, che aveva assegnato i lavori di ristrutturazione ordinaria del 2021, ha confermato che non è stazione appaltante della ristrutturazione del Brunelleschi. Trasparenza saltata con agilità, come spesso accade in tema di Cpr. Altro che quella degli ospiti nel saltare le recinzioni.

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